Le vere Larghe Intese: A-R-M. Alfano, Renzi, Monti

28 febbraio 2013 ore 12:50, Fabio Torriero
Le vere Larghe Intese: A-R-M. Alfano, Renzi, Monti
Le dichiarazioni tattiche si fermano “al governo di scopo”, alle Piccole Intese, Grillo-Bersani. Con Bersani estensore di una lista minima filo-grillina di cose da fare, con qualche concessione istituzionale non da poco: Copasir, Vigilanza Rai e presidenza della Camera
. Bersani che subisce gli insulti strategici e ruffiani di Grillo (“morto vivente”), e il guru “Cinque Stelle” che ribadisce ogni volta che può, lo schema del “volta per volta”, con cui impallinerà ogni sua vittima, da qui all’eternità. Ma tutte le diplomazie, ben ispirate dal Quirinale e dalle segreterie che contano, in vista del 15 marzo, giorno dell’insediamento dei parlamentari, stanno lavorando già per le Larghe Intese, dando per scontato il fallimento del governicchio. Larghe Intese per assicurarsi almeno una road-map decente: elezione del presidente della Repubblica, Finanziaria etc. E anche qui, una lista di cose da fare (moralizzazione della politica, costi della politica, riforma del sistema elettorale, provvedimenti economici), punto di incontro “neo-post-patriottico” di una mega-maggioranza parlamentare Pdl-Pd-Monti, che duri almeno qualche mese. Con Grillo, di lotta e di governo, alla porta, col suo “volta per volta”. Sarebbe, infatti, la riedizione di un governo tecnico più politico che tecnico e della nota maggioranza A-B-C, trasformata per l’occasione, in maggioranza “A-R-M”: Alfano, Renzi, Monti. Sì perché, le condizioni per un nuovo inizio, secondo i ben informati, sarebbero alcuni doverosi passi avanti e molti doverosi passi indietro, per favorire le trattative senza ricatti: quello di Silvio, asso nella manica elettorale del Pdl, ma anche tappo dello schieramento (il tema del conflitto di interessi e della legge Gasparri diverrebbero un macigno); e quello di Bersani, che non è riuscito a far vincere bene il centro-sinistra. Segretario dimissionario che presto, pur non abbandonando la nave, ha ammesso che tornerà “mozzo”, precedendo un obbligato regolamento interno al Pd. Renzi, non è una novità, piace a Berlusconi e potrebbe convincere pure i suoi. In discesa le quotazioni di nomi graditi al Colle: Passera, Draghi, Amato.
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