La tentazione di Berlino: smarcarsi dall'Europa

28 febbraio 2013 ore 15:49, Alfonso Francia
La tentazione di Berlino: smarcarsi dall'Europa
Ci sono problemi ben più gravi di una battuta sgradevole dietro l’ennesimo e per certi versi folcloristico screzio diplomatico tra Italia e Germania.
La pietra dello scandalo è stata anche questa volta una pesante dichiarazione anti-italiana di un politico tedesco – il candidato socialdemocratico alla cancelleria Peer Steinbruek – che si era detto “inorridito dalla vittoria di due clown” nelle elezioni del 24 febbraio, ovvero il “comico di professione Beppe Grillo e “quello che agisce sotto l’impulso del testosterone”, ovvero Silvio Berlusconi. Proprio in questi giorni in visita in Germania il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha potuto che annullare l’incontro previsto con Steinbruek con una dichiarazione insolitamente dura: “Mi pare che non ci fossero più le condizioni dopo le dichiarazioni del tutto fuori luogo, o peggio, che sono state fatte”. Incontrando il giorno seguente la comunità italiana a Monaco di Baviera un Napolitano ancora indispettito è tornato sul tema spiegando di nutrire un “profondo rispetto per la Germania per i suoi successi, poiché ha saputo risorgere dalle rovine e costruire una nuova Europa insieme all'Italia”, puntualizzando però subito dopo: “Noi la rispettiamo, ma esigiamo rispetto per il nostro Paese". Di certo era rimasto deluso dalla telefonata “chiarificatrice” avuta la sera prima con il leader dell’Spd. Invece di scusarsi, Steinbruek ha semplicemente preso atto dell’annullamento dell’incontro ufficiale. Il giorno seguente, rispondendo ai cronisti che lo interrogavano sul tema si è limitato a un laconico “quel che è detto è detto”, confermando dunque le sue parole sprezzanti nei confronti di due uomini politici votati da metà degli elettori italiani. Per nulla imbarazzato dalla gaffe del suo capo, il partito socialdemocratico si è chiuso a riccio per difenderlo: il segretario generale Andrea Najles ha rincarato la dose spiegando che “clown è il concetto più morbido che personalmente mi viene in testa su Silvio Berlusconi in questo contesto”. Il vice capogruppo socialdemocratico al Bundestag, Axel Schaefer, se l’è addirittura presa con Napolitano, definendo “incomprensibile” l'annullamento del colloquio con Steinbruek. Le uniche critiche sono arrivate dagli avversari di Cdu e partito Liberale, che comunque hanno solo sottolineato le scarse capacità diplomatiche del prossimo candidato premier (in Germania si voterà a settembre) senza rammaricarsi dell’offesa fatta all’Italia.  Napolitano si è dovuto accontentare di applaudire le dichiarazioni più diplomatiche del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Quello che molti considerano l’uomo più potente di Germania aveva rassicurato: “L’Italia è una democrazia, sceglierà secondo le regole della democrazia come Paese indipendente”. Questa frase è stata ripresa dal nostro capo dello Stato, che l’ha definita “un esempio di riserbo e rispetto”. Peccato che ieri proprio Scheauble abbia lanciato un avvertimento tutt’altro che tenero: paragonando l’esito delle elezioni a quelle greche del 2012, ha sostenuto che l’Italia potrebbe “portare a una fase di incertezza politica, infettando altri Paesi”. Ha poi invitato i nostri politici a formare “rapidamente un governo stabile” perché il risultato “inconcludente” delle elezioni rischia di far perdere di nuovo la testa ai mercati mettendo in pericolo l’intera Europa. È con questa dichiarazione che si misura l’enorme distanza tra Italia e Germania, e della quale le offese di Steinbruek sono solo uno dei tanti segnali. Le frasi sprezzanti nei confronti della classe politica tricolore - e indirettamente dell’elettorato che l’ha espressa - dimostrano la mancanza di fiducia dei tedeschi nei confronti di un Paese che temono possa crollare mettendo in pericolo l’euro e quindi la loro economia. Per questo motivo, al di là delle rassicuranti dichiarazioni di facciata sull’impegno a impegnarsi nel difendere la moneta unica, la Germania sta facendo di tutto per smarcarsi – almeno economicamente – dai suoi vicini in difficoltà. Le percentuali dell’export dimostrano che il made in Germany è sempre meno dipendente dall’Europa e sempre più radicato in Estremo Oriente e negli Stati Uniti tornati feroci consumatori grazie agli stimoli di Obama. Se non ci fosse l’Euro, Berlino avrebbe già voltato le spalle a un vecchio continente che ai suoi occhi causa solo problemi: la Grecia ha già smesso di rispettare gli impegni presi con la troika, la Spagna è in profonda recessione, persino la Francia delude lasciando lievitare il debito pubblico senza neanche sognarsi di tagliare il suo generosissimo welfare state. Per questo le misurate parole di Scheauble allarmano gli investitori almeno quanto le goffe invettive di Steinbruek: sono entrambe la spia di una diffidenza che, se continuerà a crescere, potrebbe incoraggiare la Germania a smarcarsi definitivamente dagli impegni presi in Europa, o almeno a rinegoziarli pesantemente.
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