M. Adinolfi: "Entrare nel Pse un errore paradossale. Marino chiede la questua, ma deve governare. Ecco come"

28 febbraio 2014 ore 12:20, Marta Moriconi
M. Adinolfi: 'Entrare nel Pse un errore paradossale. Marino chiede la questua, ma deve governare. Ecco come'
Mario Adinolfi,
giornalista e renziano, reputa l’entrata del Pd nel Pse “un errore paradossale”. A IntelligoNews spiega perché, non senza commentare la solitudine del voto contrario di Fioroni che lo “ha stupito, come mi ha rincuorato Richetti…”. Poi prega il Sindaco Marino di smetterla di “chiedere la questa a Palazzo Chigi”, e gli suggerisce tre mosse (politiche ed economiche) utili per Roma. Il Pd è entrato nel Pse e Renzi ci ha scherzato su, ieri in Direzione. Una scelta che lei non condivide, lo ha scritto su twitter… «Esatto. E’ un errore, paradossale per altro. Per sette anni il Pd ha vissuto questo dibattito sull’ingresso o meno nel Pse, e in sette anni le segretarie che erano tutte provenienti dal mondo ex diessino non sono riuscite a farlo. Adesso che l’egemonia era dell’altra parte della barricata, della cultura più popolare, il Pd è entrato nel partito socialista europeo. Suona come con un contentino dato ai propri oppositori interni. Politicamente è stato commesso un errore». L’ha stupita l’unico voto contrario di Fioroni? «Sì mi ha stupito. Mi ha rincuorato però l’astensione di Richetti, che invece è un renziano puro. Richetti è molto intelligente, e non vuole andare contro le propria storia e le proprie radici, e così ha sollevato una riflessione. La verità è che come Fioroni la pensano così in tantissimi nel partito, e mi dispiace che sia rimasto isolato invece». Marino ha alzato i toni sul Salva Roma e Renzi lo ha rassicurato. Chi ha sbagliato, il primo a minacciare, o il secondo a non aver discusso prima il tema con il sindaco della Capitale? «No, Marino ha sbagliato tutto. La sua gestione di Roma è fallimentare. E così ha chiesto la questua a Palazzo Chigi. Ha sbagliato anche a dire che avrebbe bloccato la città. Renzi ha fatto benissimo invece, anche se mi dispiace che adesso vengano restituiti quei fondi a Marino, così avrà i soldi per continuare a non fare nulla. Qualcosa dovrebbe farlo davvero, invece. Era proprio lui ad aver tirato fuori un piano per il contenimento del costo del lavoro dei dipendenti comunali, che tra Comune e municipalizzate sono 62.000, un piano che avrebbe fatto risparmiare 80milioni di euro a Roma con semplici limature sugli straordinari, ma la Cgil reagì male. Ignazio deve capire che governare non è cercare soldi in giro, piuttosto consiste nel fatto che quando la coperta è corta occorre costruire le condizioni affinché le risorse diventino strutturali. Marino riparta da qui: ripresenti il piano sul contenimento del costo del lavoro, accetti il conflitto con la Cgil, pretenda l’innalzamento della produttività di quei 62000 impiegati. Poi avvii subito la procedura di vendita del 50% di Acea che darebbe un miliardo di euro subito alla casse del Comune di Roma. E proceda anche per la vendita di Atac, che costa 200milioni di buco con 12.500 dipendenti la maggior parte dei quali legati a scelte politiche, queste sono le cose da fare. Marino invece ha preferito non governare e accorgersi tardi dell’emergenza finanziaria. Le risorse, caro sindaco, si trovano da quello che si ha. Ecco, ora gli ho dato tre idee che se le copia, non avrà più bisogno di chiedere la questua a Palazzo Chigi». Cosa si aspetta dalle nomine di viceministri e sottosegretari? «E’ una cosa molto marginale. Da che mondo è mondo dei 63 governi repubblicani in 68 anni di storia abbiamo sempre avuto una trafila di sottosegretari e nessuno di loro ha mai cambiato la storia d’Italia». Quante sono le maggioranze di Renzi, due o tre come ipotizzato ieri? «La maggioranza è una sola, quella delle riforme istituzionali».  
caricamento in corso...
caricamento in corso...