Editoriale dir. Torriero, Terzo Genere: ormai la pulsione dell'Io si eleva a Creatore

28 febbraio 2015 ore 2:31, intelligo
Editoriale dir. Torriero, Terzo Genere: ormai la pulsione dell'Io si eleva a Creatore
*Da La Croce del 27 febbraio 2015  di Fabio Torriero Anche sul cosiddetto Terzo Genere la magistratura, come per tanti altri aspetti della nostra vita pubblica, rischia di fare diritto, fare legge, sostituendosi radicalmente al Parlamento. Anzi, anticipandolo. La notizia è del novembre scorso, ma la cosa è rimbalzata agli onori della cronaca, soltanto alcuni giorni fa: il Tribunale di Messina ha concesso a S.D. (l’anonimato è sacrosanto) di cambiare sesso sui documenti senza ricorrere all’intervento chirurgico. Un mese dopo, dall’altra parte dell’Italia, il Tribunale di Vercelli ha detto no ad un’analoga richiesta. Lo stesso aveva fatto il Tribunale di Trento, la scorsa estate, a proposito di una ricercatrice. Nel suo caso (è l’elemento di distinzione) i giudici hanno chiesto alla Consulta di “verificare se l’imposizione di un determinato trattamento medico, sia esso ormonale ovvero di riattribuzione chirurgica del sesso, non costituisca una grave e inammissibile limitazione al riconoscimento del diritto all’identità di genere”. Inutile dire che il cambio di sesso senza obbligo di “demolizione chirurgica” (così è stata definita) è al centro delle rivendicazioni del movimento transessuale (il Mit parla di libera scelta individuale), che ogni giorno si rivolge ai giudici perché agiscano per nome e per conto di una politica arretrata che tarda a riconoscere tale “diritto fondamentale” (la legge che prevede questa possibilità giace da tempo alla Camera). Finora solo tre Tribunali (di Roma, Rovereto e Siena), hanno garantito il cambio di sesso senza operazione, ma solo “per accertati motivi di salute”. La sentenza di Messina, invece, ha cambiato il senso. Introducendo de facto un principio, un precedente culturale, se non ideologico. Il cambio non deve essere più legato alla salute, ma ai diritti civili. E la sentenza lo spiega in modo esplicito: “Esiste un diritto a una diversa identità di genere”, e che “non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica”. Per il giudice siciliano “il fenomeno della transessualità è profondamente mutato e con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari”. Ora, quindi, S.D. una studentessa universitaria di 21 anni, potrà cancellare dai propri documenti la dizione “studente” e il suo vecchio nome da uomo, in omaggio al nuovo diritto ad una “diversa identità di genere sconnessa dal sesso biologico”. S.D è una dei circa 50mila italiani che soffrono di “disforia di genere”, ossia, non si riconoscono nel loro sesso di nascita. Non dimentichiamo, inoltre, che le categorie sessuali sono in costante aumento. Siccome al centro c’è ormai non la natura, ma la percezione “profonda” del proprio genere (da qui la disforia, la sofferenza tra il genere percepito e quello assegnato dalla nascita), stiamo arrivando (come da glossario Lgbt) a sempre nuove tipologie. Vediamole. Transessuale: il termine indica quelle persone che alterano il proprio corpo chirurgicamente e sul piano ormonale, per allinearlo alla loro identità di genere
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più profonda. Transgender: il termine identifica una persona di sesso diverso da quello assegnato alla nascita. Trans indica una gamma vasta di identità al di là delle norme . Cisgender: in queste persone l’identità, il ruolo di genere e il sesso biologico corrispondono. Per esempio, un uomo con attributi maschili, che si sente uomo, e che viene percepito così dagli altri. Genderfluid: si riferisce a chi ha un’identità sessuale fluida: sente di appartenere ad entrambi i generi, dal maschile al femminile. Andiamo per ordine. Questo è un tema delicato che tocca, riguarda, drammi personali, scelte esistenziali laceranti, che non sta a noi giudicare, né tantomeno condannare. Come cattolici, però, dobbiamo avere la lucidità di fotografare e approfondire una trasformazione antropologica in atto, destinata a modificare e stravolgere le basi stesse dell’umanità, così come l’abbiamo conosciuta ed ereditata (non siamo orfani, la vita e la storia, non nascono e finiscono con noi; siamo “eredi gravidi”, col compito di lasciare ai nostri figli ciò che prendiamo dal passato, naturalmente aggiornandolo, altrimenti qualsiasi società muore. La tradizione è tramandare, lasciare in consegna, è progresso ereditario). Una trasformazione devastante che annulla la concezione stessa della natura. Che ha a che fare col Creato e col Creatore. Cerchiamo di mettere in relazione le parole-chiave del Terzo Genere che sentenze e glossari Lgbt usano normalmente. C’è un “sesso biologico” e un “sesso percepito”. L’operazione è distinguere, separare ideologicamente in modo definitivo Creatura (uomo) e Creato. Tutti i manuali gender mirano a fare questa distinzione netta, pur attenuandone i contenuti. Usano, infatti, parole come sesso “assegnato”. Rimandando formalmente il problema. Assegnato da chi? E si ritorna sempre alla natura e al Creato. Si tratta, in verità e nemmeno sottotraccia, della dichiarazione di guerra tra natura (ridotta a mera biologia da laboratorio) e l’uomo. La natura si può stravolgere, forzare, stuprare (vediamo l’utero in affitto, l’obbligo alla paternità e alla genitorialità, le adozioni gay). E l’uomo è ormai un soggetto in progress: non ha più un’identità storica, culturale, familiare, sessuale, “a priori”, appunto naturale, biologica nel senso autentico, legata al rapporto tra padre e figlio (sia fisico, sia culturale, sia spirituale), non appartiene più a una storia, a un destino, a un luogo geografico (la patria, la terra dei padri, le radici), ma se la costruisce secondo schemi ideologici “a posteriori”. L’uomo in progress è l’uomo che decide chi è (identità di genere) sulla base di come si sente, cosa si sente, come si percepisce e, addirittura (nel caso del Cisgender) come “viene percepito dagli altri”. Una follia. E’ il fondamento etico dell’uomo nuovo. La pulsione dell’io che si eleva a Creatore. L’identità di genere come diritto universale. Con l’adesione di una magistratura che neanche si pone il problema di attenersi alle decisioni della politica. Interpretando un dettato costituzionale che certamente nel 1947 non poteva prevedere le accelerazioni dei diritti soggettivi che stiamo vivendo. Una scissione, il sesso assegnato dalla natura e il sesso percepito dall’io “profondo” (occorrerebbe anche indagare sull’io profondo, da cosa è formato, cosa lo determina sul piano psicologico e non solo) che porta, come abbiamo visto, col caso della studentessa siciliana, a considerare irrilevante il rapporto tra “forma fisica” della persona, attributi sessuali, e “forma della mente”. Cioè la totale frammentazione, segmentazione, demolizione e spappolamento dell’unità dell’uomo (mente, fisico e spirito; soma, psiche e pneuma). Anzi, per i giudici siciliani, il sesso percepito, può prescindere pure “temporaneamente o definitivamente” (interessante il concetto di tempo relativo) dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari (interessante il lessico usato nelle varie sentenze: modificazione chirurgica, identità sconnessa dal sesso biologico, riattribuzione chirurgica, demolizione chirurgica). Tanto il Genderflkuid, l’identità sessuale fluida, legittimerà, prima o poi, ogni ibrido. Perché questo purtroppo è il tema. Non è un argomento morale o non soltanto figlio del diritto naturale. La “società delle pulsioni dell’io” arriverà all’uomo indistinto, all’uomo indifferenziato.
autore / intelligo
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