M. Fini: "Ma quale Italicum? Il problema è smantellare i partiti. Per ora il M5S e l'astensionismo..."

28 gennaio 2014 ore 14:08, Marta Moriconi
M. Fini: 'Ma quale Italicum? Il problema è smantellare i partiti. Per ora il M5S e l'astensionismo...'
Per Massimo Fini, giornalista e scrittore dal dna “ribelle”, con questa nuova legge elettorale «si resta al punto di sempre», perché la nostra «è una crisi di sistema che non si risolverà così». Intervistato da IntelligoNews attacca così il partitismo italiano, spiegando che «chi non è legato a lobby parte svantaggiato. I partiti vanno smantellati, che è un po’ quello che vorrebbe fare, con molta fatica, il M5S». Ma per Fini anche l’astensionismo sta diventando un’arma anti-casta e ragiona in profondità su quest’aspetto. Poi getta lo sguardo all’Egitto, all’Ucraina e ai Marò. Senza essere mai banale e con una vis polemica. Con questa legge elettorale si sta chiudendo realmente la prima Repubblica e si sta passando alla seconda, o come ragionano alcuni, si sta entrando nella terza? «Si resta al punto di sempre. Il problema italiano, dal 1960, è il predominio assoluto dei partiti. Non c’è legge elettorale che possa cambiare questa cosa. Questa riforma, poi, mi pare privilegi due grandi partiti, i quali sono i più forti nell’occupazione arbitraria della società. Quindi non vedo nulla di nuovo. La nostra è una crisi di sistema, non si risolve così». Stefania Craxi, intervistata da IntelligoNews, ha dichiarato che “riorganizzare il sistema politico attraverso la sola riforma del sistema elettorale è un’illusione”, infatti. Anche per lei all’Italia serve prima passare al presidenzialismo o al semi-presidenzialismo?   «Non esattamente. La Craxi ne fa un discorso tecnico, ma se ne potrebbero fare mille. C’è l’art. 49 della Costituzione, che dice che i cittadini possono organizzarsi in partiti per concorrere alla formazione della volontà nazionale. La questione è proprio qui: possono, non devono! Ora:  sappiamo bene tutti che chi non è legato, in un modo o nell’altro a una di queste lobby, è totalmente svantaggiato rispetto agli altri. Questo l’aveva detto molto bene la scuola elitista italiana dei primi del ‘900, da Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto, se 100 agiscono sempre d’accordo tra di loro, prevarranno su 1000 che agiranno individualmente». A questo punto affrontiamo la questione delle preferenze. «E’ vero che adesso siamo arrivati al fatto che i partiti dall’alto decidono chi debbano essere i candidati, ma anche prima gli apparati di partito eleggevano comunque chi volevano. Poteva capitare per caso, infatti, che fosse eletto qualcuno che di non voluto dai partiti, ma erano casi estremamente rari. Ripeto: il problema è smantellare il sistema dei partiti. Che significa rifiutare radicalmente questo tipo di sistema. E’ quello che vorrebbe fare, con molta fatica, il M5S». Solo il M5S combatte il partitismo? «Beh, c’è un altro fenomeno di grande importanza, forse ancora più importante di quello dei pentastellati, che è rappresentato dall’astensionismo. Astensionismo significa rifiuto radicale di questo tipo di sistema. E’ la democrazia rappresentativa, non solo in Italia per la verità, che ha fallito: certo, qui in modo clamoroso e con alcune chicche come la presenza di Berlusconi in questi anni». Dalle Europee cosa si aspetta? Più astensionismo o più partecipazione al voto sì, ma anti-europeo? «Credo più anti-europeismo, anche se è fatto di molte sfaccettature. Per esempio si inputa all’Europa e ai partiti nazionali che la sostengono errori che sono dei partiti. L’Ue in questo senso è un bersaglio molto facile». Riguardo a quanto sta succedendo in Ucraina, lì contro le leggi liberticide scendono in piazza infiammandola. Perché qui no?   «L’Italia è piena di leggi così, e qualcuna se ne è aggiunta anche, come la legge Mancino che proibisce tutta una serie di cose, come l’istigazione all’odio razziale, pur essendo l’odio un sentimento al quale non possono essere messe le manette. In quei Paesi, però, avvengono più ribellioni perché ci sono più giovani. In Tunisia l’età media, per esempio, è di 32 anni, da noi è 44. E’ un Paese vecchio il nostro, perché non c’è il coraggio né la forza di ribellarsi in modo violento. Ma più che la situazione in Ucraina…». (…) ha qualcosa da dire sull’Egitto, vero? «Sta succedendo qualcosa di straordinario lì. Alle prime elezioni libere, un presidente eletto che è Morsi, è stato deposto con un colpo di Stato dai militari che governavano prima con Mubarak. L’Occidente che ficca il naso ovunque, stavolta sta zitto. Lo stesso accadde in Algeria quando i generali algerini misero fuori legge e uccisero “l’ipotetica dittatura”, confermando però quella vecchia, e la guerra durò decenni. Così accadrà anche in Egitto. D’altronde i Fratelli musulmani, considerati terroristi, hanno combattuto il regime militare, che ha di fatto scansato Mubarak, poi ci sono state le prime elezioni libere e il loro presidente è stato eletto senza che lui facesse leggi liberticide né la sharìa. L’unica accusa che hanno potuto fare a Morsi è quella di essere stato inefficiente. Allora potremmo mandare a casa un’intera classe dirigente italiana». Sui Marò ieri abbiamo sentito le loro parole: “Ci auguriamo di tornare con onore”. Come le commenta? «L’aspetto inaccettabile è la lentezza della giustizia indiana, che sembra quella italiana. Ancora, dopo due anni, non c’è un capo d’imputazione preciso. Detto questo se i marò hanno ucciso due pescatori non è che possono rientrare con onore in Italia, dovranno scontare una pena è ovvio. E’ un omicidio che sta tra il volontario e colposo. Comunque avrebbero sbagliato. Vanno tutelati però chiedendo procedure il più veloci possibili, ma sul fatto che rientrino con onore mi sembra difficile».
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