Italicum, Galan (Fi): “La mia proposta contro le preferenze. Vi ricordate Motti e Carraro?”

28 gennaio 2014 ore 17:11, Lucia Bigozzi
Italicum, Galan (Fi): “La mia proposta contro le preferenze. Vi ricordate Motti e Carraro?”
La battaglia contro le preferenze ha in Giancarlo Galan il suo Lancillotto che alla ‘tavola rotonda’ dell’Italicum porta una proposta per “far scegliere veramente agli elettori”. Il parlamentare di Fi, la anticipa a Intelligonews un attimo prima di presentarla sotto forma di emendamento alla legge elettorale e ad Alfano che delle preferenze è il più convinto paladino non risparmia sciabolate metaforiche eppure durissime. Dalle dimissioni della De Girolamo, a Quagliariello, a Giovanni Toti e al nuovo corso di Fi, Galan parla chiaro …
Onorevole Galan, Alfano dice che tutti, compreso Renzi, sono d’accordo sulle preferenze ma che la colpa dello stop è di Berlusconi. Cosa risponde? «Dico ad Alfano di smetterla di speculare politicamente su questo imbroglio. Ci sono almeno tre motivi eclatanti per dire no alle preferenze, se qualcuno si fosse dimenticato quello che hanno prodotto nella storia repubblicana». Quali? «Primo: non è una scelta dei cittadini ma dei soldi. Vuole un esempio?». Prego. «Vi ricordate dell’onorevole Motti? Nessuno se lo ricorda ma spese svariati milioni di euro per fare una campagna elettorale eclatante ancora prima di sapere quale partito lo avrebbe candidato. Motti, che sperava di essere candidato col Pdl, fu poi candidato dall’Udc e venne trionfalmente eletto battendo i grandi protagonisti della storia italiana, nomi conosciutissimi. Domando: ha vinto il merito o il denaro?». Secondo e terzo motivo del suo no alle preferenze. «La preferenza significa la vittoria delle lobby e delle clientele: sappiamo tutti – ahimè – chi, specie in certe regioni d’Italia, manovra i pacchetti di preferenze. Reintrodurle sarebbe dare il via libera nella migliore delle ipotesi alle lobby dove almeno si rappresenta qualcosa anche se in Italia non c’è molta trasparenza; nel peggiore delle ipotesi a qualche capobastone contiguo alla criminalità organizzata. Terzo motivo: si darebbe sfogo totale agli apparati di partito, con tutto quello che ne consegue a livello di clientele in Cda e municipalizzate. Vuole un altro esempio eclatante?». Prego. «Massimo Carraro persona degnissima e imprenditore di prim’ordine in Veneto fu mio avversario nelle regionali 2005. Si presentò alle europee con il Pdc, Pds, Ds non ricordo in quale delle mutazioni di questo partito, e fu eletto con quasi 40mila preferenze. Per fare un gesto nobile, questo stimabilissimo signore si rese disponibile a fare il capolista per il consiglio comunale di Padova: fu bocciato con 25 preferenze. Domando: sceglie la gente o gli apparati di partito?». Sì, ma nell’Italicum sono previste liste corte e bloccate. Come si fa a garantire la rappresentanza tra eletto ed elettore? «Con collegi uninominali a un turno, ovvero collegi piccoli dove la gente sceglie per davvero». Come funziona? «Come in Inghilterra, dove ogni centomila abitanti c’è un collegio per la Camera con circa 60mila votanti. Collegi dove tutti si conoscono e dove con pochi soldi c’è modo di presentarsi ai cittadini e i cittadini hanno la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati». Tradurrà questa proposta in un emendamento all’Italicum? Ma lo sa che ha poche chances di passare? «Sì, presenterò un emendamento. Se verrà bocciato pazienza, io come parlamentare ho il dovere morale di farlo e lo farò in questo modo: o si dice che c’è un collegio uninominale per ogni rappresentante che deve essere eletto oppure, ancora meglio - anche se tecnicamente è un po’ più difficile - si lascino i 475 seggi elettorali con cui si votò alla Camera nel ’94 e si utilizzino i rimanenti seggi per assegnare i seggi a un eventuale premio di maggioranza o ai migliori risultati ottenuti su base nazionale. Con l’Italicum, in sostanza e tranne in pochi casi, si eleggono i capolista e hanno ragione le donne a protestare. Dopodichè io non ne faccio certo una battaglia ideologica, mi va bene anche l’Italicum su cui c’è un accordo, basta non essere presi in giro. Intendo usare il mio mandato di parlamentare per dire le cose in cui credo; mi pare sia un arricchimento. E siccome a me sembra che il sistema elettorale che nella storia del mondo occidentale ha dato migliore prova di sé è quello anglosassone, lo proporrò con gli strumenti parlamentari che ho a disposizione, tra i quali l’emendamento». Ci sarà un nuovo faccia a faccia Renzi-Berlusconi per sbrogliare la matassa? E’ necessario secondo lei? «È necessario. Prima di andare in Aula, prima del momento decisivo, del punto di non ritorno in un senso o nell’altro, è bene che i due che guidano l’accordo sulle riforme si vedano. Sui grandi temi spero sempre che ci siano incontri del genere. Nel mio piccolo ma grande Veneto, il Passante di Mestre si è fatto perché ci siamo seduti a un tavolo con il leader dell’opposizione Walter Vanni; o il rigassificatore, l’unico in Italia: si è fatto perché abbiamo stabilito insieme che lo sviluppo del Veneto e dell’Italia andava in quella direzione: l’impianto fornisce 8 miliardi di metri cubi di gas, senza dipendere da nessuno». Come valuta la scissione di Alfano e il nuovo corso di Ncd: i sondaggi, anche quelli della Ghisleri (EuromediaResearch), danno il partito poco sopra la soglia del 4 per cento. E’ stato un passo falso o un boomerang? «Contesto la sua domanda…». In che senso? «Due mesi fa Alfano ha fatto un tradimento, ha tradito il padre a cui doveva tutto e nel momento di massima difficoltà, dimostrando di non essere un granchè neppure come traditore. Oggi ha semplicemente quello che si merita». Ma questo è un governo di Letta o un governo ostaggio di Renzi? «Purtroppo per l’Italia non è un governo di nessuno dei due. Non è di Letta perché otto mesi fa ha promesso tante cose e non ne ha realizzata una. Non è un governo di Renzi perché non ha i suoi uomini, i suoi programmi: Renzi fa il capo del partito, cioè come lui stesso ha detto, un altro mestiere». Giovanni Toti nell’intervista al Corsera sponsorizza un governo di scopo a guida Renzi per fare la legge elettorale e poi andare subito al voto. Condivide? «Quando sento parlare di governo elettorale, balneare o di scopo mi viene l’orticaria…Non dico che sia sbagliato, basta che duri poco perché si deve andare al voto, uno vince, l’altro perde e guida l’opposizione. Punto e basta. Le cosiddette convergenze parallele servono a chi le fa o le dice ma certamente non servono al paese». Come valuta l’esordio di Toti come consigliere politico di Berlusconi? «Cominciare con quattro giorni di dieta è veramente dura e glielo dico dall’alto dei miei 110 chili e di una vita gaudente… (sorride, ndr). Sono molto vicino a Toti perché ci sono passato e ricordo le minestre di insalata». Faccia una valutazione politica. «La mia valutazione, per quanto ancora si sia visto poco, è più che positiva. Ci sono alcuni dati salienti: l’immissione di nuova energia, spero anche di una dose di fantasia significativa; c’è soprattutto la dimostrazione, ancora una volta, quasi sacra per chi come me lavora da quasi trent’anni con Berlusconi, che le denominazioni non contano. Conta la voglia di fare, la voglia di lavorare e le idee che si hanno. Tutte cose che non esistono negli altri partiti tradizionali. Le conservi, Toti e conserviamole noi gelosamente perché fanno parte del nostro dna». Renzi e Berlusconi: vince chi sta fuori dal parlamento? «Nell’immagine che io ho della storia d’Italia sugli scranni del parlamento ci sono i grandi interventi, gli interventi dei padri della nostra Repubblica. Poi è un dato oggettivo che Renzi e Berlusconi hanno fatto in 24 ore quello che Letta e Quagliariello non sono riusciti a fare in otto mesi di governo. Se fossi in Quagliariello mi dimetterei per dignità, oppure emigrerei in Nuova Zelanda». Caso De Girolamo: l’ex ministro accusa il premier ma anche Alfano di non averla difesa. Che idea si è fatto? Prevede un ritorno di fiamma con Fi? «Nelle sue accuse al governo, a Letta e ad Alfano c’è un’assoluta verità: la De Girolamo non è stata minimamente difesa. Quanto al suo ritorno di fiamma nei confronti di Fi, quel moto di dignità poteva averlo ad ottobre, quando invece di tradire Berlusconi seguendo Alfano, avrebbe potuto dimettersi da ministro; sarebbe stata sugli altari di Forza Italia. Nella vita le occasioni passano una volta sola e bisogna avere il coraggio e la fortuna di saperle cogliere. Lei ha fallito».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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