L'episcopato tedesco, l'arcivescovo Marx, le dimissioni di Ratzinger. Ipotesi di Socci torna sul tavolo?

28 gennaio 2015 ore 9:46, Americo Mascarucci
Marx2Il nome già di per sé è tutto un programma: si chiama Reinhard Marx è l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, presidente della Conferenza episcopale tedesca ed esponente ultra progressista della Chiesa. E’ un fedelissimo del cardinale Walter Kasper, il teologo di fiducia di Bergoglio, il porporato che nell’ultimo Sinodo sulla Famiglia, insieme all’italiano Bruno Forte ha guidato il fronte dei favorevoli alla riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia e all’accoglienza delle coppie gay. Tesi che il Sinodo ha accolto molto tiepidamente, se si pensa che alla fine i progetti riformatori di Kasper sono stati approvati da una maggioranza semplice, non schiacciante come quella che ci si sarebbe aspettati. Nella Chiesa sono tante le resistenze su temi così delicati destinati ad entrare in conflitto con la dottrina e non soltanto da parte dei cardinali di stampo tradizionalista; anche tanti sostenitori di Francesco alla fine hanno espresso riserve facendo così mancare quell’ampia maggioranza che il Papa si sarebbe atteso. La partita tuttavia non è chiusa perché ad ottobre il Sinodo tornerà a riunirsi per prendere le decisioni definitive. Pare che i progressisti siano decisi a dare battaglia facendo quadrato intorno a Kasper e ai suoi progetti riformatori. Ad America, la rivista dei gesuiti della liberal east coast, l’arcivescovo Marx non usa mezze misure per esprimere tutto il suo convinto ed incondizionato sostegno alle riforme in cantiere spingendosi anche oltre la linea di frontiera; se la Chiesa resterà chiusa tanto sul tema della comunione ai divorziati risposati che sulle coppie gay l’episcopato  tedesco sarà pronto a muoversi in proprio e a mettere in pratica le proposte di Kasper? Sarà forse che la Germania è la terra di Martin Lutero, dove ha avuto origine il protestantesimo, eppure sempre da quella parte sembrano arrivare i maggiori problemi. Una minaccia di scisma quella di Marx? Un avvertimento a Francesco a non farsi condizionare troppo dalle resistenze dei conservatori? Sta di fatto che una presa di posizione simile non può lasciare che attoniti, soprattutto perché non sembra tenere in considerazione le ripercussioni che produrrà a livello dottrinale. Alla base delle teorie di Marx c’è il principio dell’accoglienza per tutti, perché a suo giudizio se è vero che la dottrina va rispettata è altrettanto vero che il messaggio del Vangelo è un messaggio inclusivo, non esclusivo. La solita diatriba fra primato della misericordia e rispetto delle regole. Per ciò che riguarda le coppie gay Marx ammette che la loro unione non potrà essere equiparata al matrimonio fra un uomo ed una domma, ma ciò non toglie che la Chiesa possa e debba trovare un riconoscimento anche alle unioni fra persone dello stesso sesso. Una posizione che si sposa in parte con quella del vescovo Forte, il quale, proprio partendo dal presupposto che la Chiesa non potrà mai arrivare a celebrare un matrimonio omosessuale, non ha escluso ad esempio la possibilità di benedire comunque l’unione fra omosessuali. Per ciò invece che concerne la comunione ai divorziati risposati Marx è altrettanto categorico; non sarà possibile stabilire regole uguale per tutti i casi, ma dovranno comunque essere trovate forme che consentano la riammissione all’Eucaristia. Insomma il primato della misericordia prima della dottrina, l’accoglienza prima delle regole. Marx non nasconde il suo desiderio di riformare l’intera dottrina della famiglia ovviamente in senso liberale superando la Familiari Consortio di Giovanni Paolo II. Ma si tratta di cambiare o di rottamare ciò che un Papa, da poco proclamato santo, ha lasciato in eredità a tutta la Chiesa? Lo scrittore Antonio Socci nel libro inchiesta “Non è Francesco” è arrivato ad ipotizzare il perché delle dimissioni di Benedetto XVI. Secondo quanto sarebbe stato a lui riferito da una religiosa tedesca, proprio in Germania si stava preparando uno scisma da Roma, guidato da un nutrito gruppo di prelati e teologi di stampo progressista. Proprio al fine di scongiurare una così grave ferita per la Chiesa, consapevole che lo scisma era preparato per protesta contro di lui qualora non si fosse fatto da parte, Ratzinger ha ritenuto necessario compiere quel gesto eclatante destinato a passare alla storia. Un gesto rivolto a salvare la Chiesa da un “grave pericolo”. E quale pericolo più grande di uno scisma poteva giustificare la rinuncia al pontificato? Sarà vero?
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