Unioni Civili, Cecchi Paone (Fi): "Svolta storica di indipendenza dal Vaticano. Io mi fido di Papa Francesco"

28 gennaio 2015 ore 17:02, Lucia Bigozzi
cecchi paone 2“Svolta storica perché accade a Roma”. Ne è convinto Alessandro Cecchi Paone, giornalista, consigliere di Berlusconi per i Diritti Civili che, invece, non è poi così ottimista sulla ‘sveglia’ al Parlamento dopo l’ok dell’Assemblea Capitolina al registro delle unioni civili sul quale saranno trascritte anche le nozze all’estero tra persone dello stesso sesso. A Intelligonews spiega perché… Come commenta il disco verde dell’Assemblea Capitolina al registro delle unioni civili? Molti hanno parlato di ‘svolta storica’. «E’ una svolta storica perché è Roma. E’ già successo in altri Comuni ma il fatto che la decisione sia avvenuta nella Capitale che sa sempre ha subìto, per ovvie ragioni, l’influenza diretta degli anatemi del Vaticano, rappresenta una svolta storica perché indica, finalmente, la nascita di una capacità di indipendenza dei politici romani dal Vaticano. Non solo: secondo me è anche il segno che la svolta provvidenziale di Papa Francesco comincia a far vedere i risultati positivi, anche nella società civile». Il punto è che manca una legge: il presidente di Gay Center Marrazzo dice che la decisione dell’Assemblea Capitolina darà “la sveglia” al Parlamento. E’ così anche per lei? «No. Sono molto favorevole a queste iniziative dal punto di vista dei segnali che vanno nella giusta direzione per costume, mentalità, dibattito pubblico. Sono purtroppo tragicamente inutili perché l’indipendenza dimostrata dalla maggioranza politica dell’Assemblea Capitolina non è ancora patrimonio della maggioranza politica nazionale; quindi non sono così ottimista come Marrazzo: sono anni che diciamo che arriva la sveglia al Parlamento ma sui grandi temi della vita, dell’amore e della morte dei cittadini il Parlamento dorme un sonno profondo, un letargo, forse un coma». Neanche il ‘renzismo’ può dare una smossa? «Noi ci abbiamo creduto per le cose che Renzi ha detto e scritto di mese in mese, ma di fatto non è successo ancora niente. Io direi, non perché sono parte in causa, che l’unica grande novità è stata la svolta berlusconiana di maggio e giugno scorsi con le dichiarazioni di Berlusconi sui diritti civili e umani delle persone da difendere ed affermare e con il suo via libera all’iniziativa di Francesca Pascale e mia di creare un rapporto tra Forza Italia e le associazioni Lgbt». Secondo lei dovrebbe essere uno dei punti del Patto del Nazareno, visto che sull’asse Renzi-Berlusconi si regge la legislatura? «L’ho affermato già a maggio e giugno scorsi: il Patto del Nazareno ha senso e secondo me è positivo, io lo sostengo, non solo su questioni istituzionali e costituzionali come l’elezione del presidente della Repubblica, ma sul cambiamento profondo e vero in senso liberale della società italiana. Quindi non può non esserci dentro anche un accordo per sottrarre l’Italia alla vergogna di essere l’unico Paese democratico che ancora non ha nulla». Da quello che dice, non sembra molto ottimista sulla legge Cirinna in discussione al Senato. «Sono ottimista nel senso che il testo Cirinnà è lo stesso che ho messo a punto su richiesta di Berlusconi, di Francesca Pascale e Mara Carfagna; il punto è: quando verrà portata in Aula? Quando verrò votata la legge? Quando verrà approvata? Mi fido di Berlusconi e Renzi, non mi fido del sistema politico italiano e della classe dirigente italiana. Posso fare una provocazione?». Prego. «Da laico integerrimo, in questa fase mi fido di più di Papa Francesco che l’altro giorno ha ricevuto a Santa Marta un transessuale con la sua compagna: sono gesti che valgono più di tante chiacchiere che sono state fatte negli ultimi anni». La decisione del Comune di Roma può aprire la strada al matrimonio tra persone dello stesso sesso, come molte associazioni Lgbt chiedono? «Se vivessi in Australia, in Inghilterra o negli Usa direi: cosa stiamo aspettando? Ma siccome vivo in Italia dove la classe dirigente sconta il ritardo di tre secoli che il cardinale Martini attribuiva alla Chiesa sui diritti civili, non sono ottimista sul fatto che si possa parlare già di matrimonio. Accontentiamo del primo fondamentale gradino; occorre sbloccare la situazione e il primo risultato è sbloccare le unioni civili». Sveva Belviso, esponente del centrodestra romano ha votato sì al registro delle unioni civili sostenendo che solo una destra “bigotta” può votare no. Che segnale è secondo lei? «Dico che ha ragione e la festeggio. E’ il segno che fino ad oggi non abbiamo avuto una legge perché non c’erano una sinistra libertaria e una destra liberale. Dopo la svolta di Berlusconi, qualcuno sta trovando il coraggio di essere quello che è». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...