Unioni civili, Roccella: "Il registro è una presa in giro. La Belviso è favorevole? È subalternità alla sinistra"

28 gennaio 2015 ore 17:16, Adriano Scianca
eugenia roccellaIl registro delle unioni civili? “Marino pensa di rifarsi un'immagine...”. Eugenia Roccella, deputata Ncd, liquida così la mossa del Comune di Roma. E all'ex collega di partito Sveva Belviso, che ha votato a favore poiché, ha detto, non è di “destra bigotta”, l'esponente alfaniana replica: “C'è un difetto di cultura politica. Non c'entra il bigottismo, dire questo significa essere subalterni alla cultura di sinistra”. Roccella, cosa ne pensa dell'adozione, da parte del Comune di Roma, del registro delle unioni civili? «Con tutti i guai che ha il Comune di Roma... Ora Marino pensa di rifarsi un'immagine con il registro delle unioni civili, ma è una mossa disperata per ricercare il consenso». Anche Sveva Belviso però ha votato a favore. “Non sono di destra bigotta”, ha detto... «Ognuno è libero di avere l'idea che preferisce, ovviamente. Ritengo però che ci sia un difetto di cultura politica. Non c'entra il bigottismo, dire questo significa essere subalterni alla cultura di sinistra. Il registro delle unioni civili è una presa in giro che non porta a nulla, perché sappiamo che per riconoscere un determinato tipo di convivenza ci vuole una legge dello Stato. Peraltro nei comuni in cui sono stati approvati questi registri ci sono stati pochissimi iscritti, tutti nei primi giorni. Questo significa che non è un provvedimento che risponde ai bisogni reali dei cittadini. Il problema non è quello di essere laici o cattolici ma di difendere la Costituzione. È la cultura lobbistica di sinistra ad aver introdotto l'idea che esistano famiglie plurali. In realtà è ovvio che ognuno può dar vita alla convivenza che preferisce ma lo Stato può riconoscere solo la famiglia naturale nata dal matrimonio, come recita la Costituzione». Chi le propone, tuttavia, crede che questi provvedimenti possano essere una “sveglia” per il Parlamento, spingendolo a legiferare... «Il Parlamento è il Parlamento. È da lì che deve venire una legge. Oggi le convivenze sono già tutelate da interventi disseminati in provvedimenti diversi, quindi molte delle cose che si chiedono sono già in vigore. Ma anche scegliere di non fare una legge organica in materia è una scelta e come tale va rispettata».
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