Sberna (Sc): “Dl lavoro, bene il focus ma non basta. La deducibilità di scontrini e fatture è l’apripista alla vera rivoluzione fiscale”

28 giugno 2013 ore 15:00, Lucia Bigozzi
Sberna (Sc): “Dl lavoro, bene il focus ma non basta. La deducibilità di scontrini e fatture è l’apripista alla vera rivoluzione fiscale”
Dl lavoro, bene il focus ma gli strumenti sono insufficienti. Il governo deve avere "più coraggio" e recuperare risorse laddove ci sono gli sprechi. La deducibilità di scontrini e fatture è "l’apripista alla vera rivoluzione fiscale”. Temi concreti che Mario Sberna, parlamentare di Scelta Civica, approfondisce con Intelligonews passando al setaccio le cose buone e quelle meno buone del governo Letta su economia, lavoro e fisco.
Onorevole Sberna, cosa la convince e cosa no del dl lavoro? «Mi convince il ‘focus’, cioè alla gravità della situazione che riguarda i nostri giovani, determinata anche da provvedimenti quali la riforma Fornero. Non mi convincono, invece, le modalità per arrivarci che come al solito sono legate ad una carenza di risorse economiche». Sta dicendo che quanto fatto dal governo è insufficiente? «Sì, perché non sono queste le operazioni della grande svolta. Finora non ho visto un grande coraggio anche se gli interventi del governo fanno i conti con i soldi che non ci sono. Ma i soldi non li avremo mai: io ho 52 anni e da decenni sento che non ci sono soldi; in realtà ci sono ma vengono destinati ad altro». E da dove dovrebbero essere recuperati? «Ci sono settori dello Stato, ad esempio dove le retribuzioni dei vertici sono davvero incongruenti, specie in un momento come questo. Sono gli stessi industriali a chiedere una sforbiciata a una serie di agevolazioni che ricevono quasi a pioggia, perché questo tipo di incentivi così frazionati, non portano da nessuna parte. La mia non è demagogia, ma non è possibile avere istituti come l’Inps dove il vertice concentra su di sé decine di incarichi, con stipendio lunare in tempi in cui la gente non arriva a fine mese. Si criticano gli stipendi dei parlamentari e può essere una buona ragione, ma poi ci si dimentica degli stipendi stratosferici di interi settori dello Stato: questo non è né equo né giusto. Ecco, la prima sforbiciata dovrebbe esser data lì». Nel dl lavoro ci sono azioni di sostegno per i giovani, ma i paletti che delimitano la tipologia di coloro che possono accedervi sono molto rigidi e non riguardano la condizione attuale della maggioranza dei ragazzi disoccupati. Un controsenso, quasi una logica un po’ settaria, non trova? «Non è una cosa settaria, la si fa diventare tale perché non ci sono le risorse per allargare la platea di chi può accedervi. E questo è un errore strategico: non è questo il momento di mettere paletti, bensì è ora di toglierli». Come? «Per me è molto più sensata la proposta ventilata qualche tempo fa secondo la quale i nonni o i genitori avrebbero potuto lasciare il posto ai figli. Dire che hai agevolazioni solo se sei disoccupato da sei mesi, titolo studio basso, familiari a carico significa parlare di centomila giovani, ma i ragazzi disoccupati in Italia rappresentano il 40 per cento. Il governo deve avere più coraggio». Tasse: si sospende Imu e Iva ma a novembre aumentano Irpef e Ires. Dove sta la boccata di ossigeno per imprenditori e famiglie? «Purtroppo è così. E sa perché?». Lo dica lei. «Perché stiamo pagando dazio alla demagogia; perché uno in campagna elettorale ha detto che toglieva l’Imu. Sappiamo tutti che la stragrande maggioranza degli italiani che hanno la prima casa pagano tra i 200 e i 500 euro all’anno. Noi, invece, come Scelta Civica proponevamo il raddoppio delle detrazioni per i figli a carico. Il nostro ragionamento è molto semplice: tutti pagano l’Imu in maniera ovviamente equa, ma aumenta la detrazione se uno ha figli a carico. La casa è l’unica cosa che non si può evadere; esiste in tutto il mondo e la conseguenza della demagogia è che per compensare le minori entrate, si vanno a prendere i soldi a chi già paga l’acconto iperf e le tasse, cioè i non evasori. La demagogia in politica fa male al paese». Lei con Librandi, Zanetti e Sottanelli, parlamentari di Sc, avete proposto la deducibilità di scontrini fiscali e fatture. I grillini sono pronti a sostenerla. La tradurrete in una proposta di legge? E che riscontro avete avuto dal governo? «Si tratta di una iniziativa portata avanti da Gianfranco Librandi in Commissione Bilancio e, in sostanza, è la stessa cosa che sostenevo io qualche tempo fa quando ero presidente dell’associazione nazionale Famiglie numerose. In sostanza si dice allo Stato: tu consentimi di non essere complice dell’evasione fiscale». Faccia un esempio concreto di come è adesso la situazione e di come potrebbe cambiare. «Devo cambiare la cinghia di distribuzione della macchina; vado dal meccanico e a lavoro finito mi dice: mi devi dare 400 euro, se vuoi la fattura sono 600. Se io ho lo possibilità di metterla in dichiarazione dei redditi, abbattendo oltretutto il reddito, io dico fammi la fattura, non mi interessa pagare di meno, voglio la fattura». Che riscontro avete avuto dal governo? «Oltre ai grillini consenzienti e questo ci fa piacere, devo dire che anche il viceministro Baretta ha dimostrato interesse. Ha chiesto a Librandi quindici giorni per fare alcune verifiche e poi comunicherà le determinazioni e lo ha fatto – ci ha risposto – per non sminuire la portata della proposta. Certo è che se passasse questa proposta sarebbe l’inizio di una vera rivoluzione fiscale». Tra breve arriverà in Parlamento la delega fiscale. Cosa c’è dentro? Può darci delle anticipazioni? «Si parla della riforma del catasto, poi vedremo i dettagli delle altre voci. Credo che la vera riforma fiscale passi proprio da proposte come quella di Librandi perché va a vedere nel concreto i costi che i cittadini sopportano e cerca di alleggerirli. Si va a vedere anche quante bocche ci sono da sfamare dietro a uno stipendio. Purtroppo il governo ha respinto un’altra proposta che avevo presentato». Quale? «Sollecitavo l’adeguamento dell’inflazione al concetto di figli a carico. Mi spiego: dall’1986 un figlio per essere considerato a carico deve avere un reddito intorno ai 2,5mila euro all’anno. Se nell’86 i ragazzi facevano lavoretti in bianco coi quali mantenersi agli studi, oggi sono portati a farlo in nero perché altrimenti inciderebbero sul reddito dei genitori. E’ assurdo: anche perché questa correzione determinerebbe l’emersione del lavoro in nero». Monti ha sollecitato Letta a non farsi condizionare dalle spinte conservatrici. Dove stanno secondo lei? «Difficile individuarle in una sola entità. Stanno dentro le forze politiche più grandi, in settori dell’amministrazione dello Stato, in pezzi delle grandi aziende pubbliche e in settori privati che detengono un monopolio sul quale consolidano il loro potere. Servono liberalizzazioni sane del mercato che consentano anche ai piccoli di competere. Ecco, il messaggio di Monti al governo è questo e mi sento di condividerlo in pieno». Da un lato ci sono movimenti e ipotesi di maggioranze alternative se il governo dovesse cadere; dall’altra la sensazione di un governo più o meno balneare. Cosa succede a settembre? «Andiamo avanti così. Gli italiani questa volta non ce lo perdonerebbero avendo già dimostrato una quota consistente di sfiducia nella politica. Occorre proseguire con buon senso e fare nell’interesse del bene comune. Quanto all’idea di maggioranze alternative, non ritengo che uno scenario del genere sia possibile. Mi auguro che il governo faccia il massimo delle riforme possibili, dalla legge elettorale a quella costituzionale perché ha ottenuto la fiducia in Parlamento per poter continuare a fare ciò che serve al Paese. Per questo dico basta ai ricatti da pezzi di Pdl e Pd. Chiedo un bagno di umiltà a persone che in un modo o nell’altro ci hanno portato a questa situazione e mi riferisco anche agli attacchi di Brunetta. Il bene comune è un governo stabile in grado di lavorare. Ci sono ministri attenti al bene comune e impegnati per risolvere i problemi, ma che non possono star lì a sentire ricatti e ultimatum tutti i giorni. E’ l’ora di finirla e di agire con serietà».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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