Una Rosy (Bindi) per Miccichè

28 marzo 2013 ore 13:19, Francesca Siciliano
Una Rosy (Bindi) per Miccichè
«Abbiamo cominciato consultando Saviano e finiamo chiedendo i voti a Miccichè!». Così dice Rosy Bindi, quasi non riuscendo a trattenere la rabbia. Non si contiene, da' liberamente sfogo a quella paura dei piddini di un possibile governissimo con Berlusconi. Quasi a conferma che l'ipotesi di un accordo (riforme e appoggio indiretto da parte del Pdl in cambio di un moderato al Colle) proprio in queste ore sta diventando sempre meno ipotesi e sempre più realtà.  Da Saviano a Miccichè. Come a dire dai grandi salotti politici della sinistra vecchia scuola portatori dei valori di giustizia, a Miccichè: la metafora del berlusconismo vecchio stampo. Oppure è solo un momento di decadenza psico-politica, quello che si trova ad affrontare la Bindi. Che non regge ai momenti concitati di consultazioni pre-governative. Che non regge all'affronto della web camera dei grillini, agli insulti e ai continui attacchi a 360 gradi. Suvvia, è pur sempre una signorina lei. Peccato però che nonostante lo stato civile non sia proprio di primo pelo (né a livello politico, tantomeno anagraficamente). Un atteggiamento sprezzante nei confronti di Miccichè da' l'idea del “vecchio” che se la prende... col “vecchio”.  A stretto giro di posta, affidata a un tweet, arriva la risposta: «Grato alla Bindi per il paragone con Saviano. Bella l'autoironia sull'incapacità del Pd: non ha idee né voti in Parlamento, deve farseli prestare». Firmato: Miccichè.      
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