Eutanasia infantile in Belgio. Meluzzi: «Come in un campo di concentramento genitori e psicologi consulenti di morte»

28 novembre 2013 ore 17:58, Marta Moriconi
Eutanasia infantile in Belgio. Meluzzi: «Come in un campo di concentramento genitori e psicologi consulenti di morte»
«Colpa del protestantesimo e del politicamente corretto». Arriva il primo sì in Belgio all’estensione dell’eutanasia ai minori. Avevamo anticipato questo voto, sabato scorso, dando per scontato quest’esito: le commissioni competenti del Senato hanno adottato, infatti, a larghissima maggioranza il testo di legge. Per procedere basterà  l’ “aiuto” di uno psicologo e il sì dei genitori che decideranno della morte di un bambino con «sofferenze fisiche insopportabili e inguaribili, in fase terminale». Abbiamo chiesto al noto psichiatra e psicoterapeuta, criminologo e docente di psichiatria forense, Alessandro Meluzzi, un suo commento. E la risposta è stata netta: «Uno psicologo dovrebbe rifiutare di essere una sorta di consulente della morte. Non siamo carnefici». E poi pone una serie di domande: «Ma perché ciò che è difettoso deve essere cancellato, perché il male è un accidente della storia e non un aspetto costitutivo dell’esistenza?». E ancora: «Chi ci garantisce che un bambino autistico che non parla non possa essere giudicato talmente sofferente dai genitori da essere eliminato, come in un campo di concentramento?». Prof. Meluzzi, parliamo di eutanasia: il Belgio ha detto sì anche per i minori. Cosa ne pensa? «Il ruolo dei genitori è quello di dare la vita, non di toglierla. Comunque e in ogni caso. Nessun essere umano può ergersi sull’opportunità o inopportunità di una vita o sulla sua qualità meritevole o meno di essere vissuta, neppure chi la sta vivendo. Questo diritto non spetta neppure ad un adulto maturo che ne è titolare. A maggior ragione non ritengo che sia nelle capacità e nelle possibilità dei genitori decidere della vita dei propri figli. I criteri con cui questa legge viene approvata non danno garanzie per esempio sul fatto che un bambino autistico che non parla non possa essere giudicato talmente sofferente dai genitori da essere eliminato, come in un campo di concentramento. Nessuna vita è sufficientemente manchevole da poter essere vissuta, e qualcun’altra talmente inadeguata e dolente da dover essere cancellata. E quale sarà il criterio?   Dovrà essere esercitato solo nell’ambito dell’oncologia o riguarderà anche la neurologia? Il punto è questo: una volta cancellata l’idea della sacralità della vita affidandola ai genitori, parte in causa, si darà un precedente tragico». Ma in Olanda vige una legge simile. Perché sta attecchendo nei Paesi del Nord? «Perché c’è una cattiva metabolizzazione della religione protestante e sono Paesi in cui il pragmatismo mercantile è stato esteso fino alle estreme conseguenze». Quando si parla nella legge di “accordo dei genitori”, cosa pensa? «I genitori, compresi quelli di bambini affetti fa patologie neuropsichiatriche, non sono parte terza, ma parte del problema. Ci sarà la spinta dei genitori ad esercitare la difesa di rimozione, pensando a fin di bene di cancellare una vita, e sarà talmente forte e angosciante che dovrebbe terrorizzare i genitori che vivono in questo Paese». A votare a favore sono state tutte le forze politiche belghe ad accezione dei cristianodemocratici francofoni e fiamminghi. Come mai? «Perché fa parte della cultura del politicamente corretto. Perché soltanto ciò che è sano, che è buono e perfetto, ha diritto di cittadinanza in questo mondo. Mentre ciò che è difettoso deve essere cancellato perché il male è un accidente della storia e non un aspetto costitutivo dell’esistenza». Uno psicologo dovrà certificare la «capacità di giudizio» di questi bambini. Che ne pensa? «Mi sembra un’estensione di tipo mostruoso delle competenza della psicologia, che in questo caso non può che dire sciocchezze». Si rifiuterebbe? «Il ruolo deontologico dello psicologo dovrebbe rifiutare di essere una sorta consulente della morte. La funzione dello psicologo carnefice è in contrasto con quel poco di buono che è stato attribuito alla funzione della psicologia di fronte al mistero della vita e della morte, aspetti che sono ben al di là dei contorni e delle competenze della psicologia».
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