Sansonetti: “Passo indietro di Grillo? Come Monti, unica eccezione Berlusconi. E Renzi deve stare attento”

28 novembre 2014 ore 14:34, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews Piero Sansonetti, direttore de Il Garantista, analizza la
Sansonetti: “Passo indietro di Grillo? Come Monti, unica eccezione Berlusconi. E Renzi deve stare attento”
decisione di Grillo di nominare 5 “vice” assumendo il ruolo di garante. Sul suo blog, questa mattina, Grillo ha scritto che è stanco e ha nominato 5 persone di riferimento. E’ il primo passo verso l’addio al movimento? «Lui fa il comico non il politico, probabilmente non aveva i numeri per fare questo mestiere. Un politico è capace a perdere, sa perdere e rialzarsi, Grillo no. La politica è un mestiere molto complicato, non si improvvisa, bisogna aver studiato. Grillo aveva grandi capacità di comunicazione, ma non esiste solo quella. C’è stato uno scarto talmente elevato tra le sue capacità di leadership e il risultato ottenuto nel 2013». Non crede che aver nominato una sorta di comitato direttivo, composto da 5 persone, rappresenti un passaggio da movimento a partito? «Probabilmente bisognerà rimescolare le carte e nascerà qualche altra cosa. La fortuna di Grillo è stata la trasmissione in cui Report fece fuori Di Pietro, altrimenti non sarebbe mai nato. Ha avuto un colpo di fortuna ma la fortuna non basta». Non mi sembra particolarmente sorpreso. «Io non ho mai pensato che Grillo potesse essere un fenomeno stabile ma credevo che durasse un po’ di più, un altro paio di anni, invece si è sgonfiato prima. Detto ciò penso che in caso di elezioni un po’ di voti ancora li abbia». Qualcuno già sta facendo il paragone con l’uscita di Monti da Scelta Civica? «Il paragone non è sbagliato, non si entra in politica all’improvviso, a 60 anni. E’ come se adesso io mi mettessi a fare il chirurgo, chissà che disastri combinerei. L’unico precedente opposto è quello di Berlusconi che rimarrà un fatto irripetibile. Il mestiere del politico richiede studio, capacità, doti, bisogna sudare 7 camicie, in questa epoca invece siamo convinti che l’unica cosa che conti sia la comunicazione, ma non è vero. Io credo che anche Renzi debba ancora affrontare la prova. E’ vero che lui fa politica da quando è ragazzino, però si è un po’ troppo convinto che la politica sia solo comunicazione e che non esistano i corpi intermedi, i partiti, il popolo. Adesso abbiamo partiti che in quattro mesi guadagnano o perdono il 6-7%, prima era molto diverso. E’ in questa instabilità che si è inserito Grillo, è questa instabilità che chi ha doti di comunicazione pensa di poter sfruttare, ma si sbaglia perché in questo modo può durare solo qualche anno». Crede che la ribellione dopo le ultime due espulsioni abbia inciso sulla scelta di Grillo? «Credo di sì, c’è una ribellione un po’ generale perché i 5 stelle sono delusi dal risultato elettorale, non vedono più il futuro roseo e poi c’è Grillo che espelle più di Stalin. Neanche il Pci degli anni 50 espelleva così, altro che movimento, questo è il partito più stalinista della storia d’Italia, un partito blindato e dentro i partiti caserma a un certo punto la rivolta scoppia».
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