Ecco perché è sempre più difficile dirsi:Ti amo

28 ottobre 2013 ore 14:30, intelligo
Ecco perché è sempre più difficile dirsi:Ti amo
di Francesco Martire. Viali alberati, panchine in ville e parchi, spiagge deserte, arrossati tramonti, o il più sbrigativo e impoetico abitacolo di un’auto coi vetri appannati, non bastano, a ché le coppie si scambino un: “Ti amo”.
Ed il bacio? E’ derubricato a semplice preliminare . Dobbiamo rassegnarci ad un mondo con più sesso e senza feeling? E che ne sarà di quell’ “amor, ch’a nullo amato amar perdona” cantato dal “sommo Dante ” e gli annessi rituali? Diremo addio a: San Valentino, mazzi di rose, anniversari, alle interminabili telefonate via cavo, sarà tutto sostituito dagli impersonali e afoni SMS! Non dire ti amo all’altro è negargli l’esclusiva della relazione come dire “non posso dedicarti tutto il mio tempo né tutto me stesso! ”. Uno stile di vita che ci fa turisti mordi e fuggi dell’eros e frasi come : “Dimmi che mi ami e quanto…” a volte indigeste come peperoni a cena, cominciano a scarseggiare , ma ci mancheranno! Si sta insomma costituendo una comunità ambosessi di apprendisti manager rampanti e spietati che si spezzano i cuori vicendevolmente come a vaccinarsi contro la malattia più bella del mondo: “l’amore”. Gli elementi che stanno influenzando maggiormente questa “tendenza del momento” sono due: Consumismo e Relativismo. Il primo tende a identificare la felicità con il possesso e il consumo di beni, per cui le opzioni affettive passano in secondo ordine, il secondo è consequenziale non riconoscendo verità assolute men che meno le ragioni del cuore. E’ la ratio che ottunde il sentimento spuntando le frecce a Cupido, concetto sovrapponibile alle parole di Ezra Pound: "Il pensare divide, il sentire unisce”. Il “balcone di Giulietta” insomma si fa sempre più alto e difficile da scalare per la new generation.
autore / intelligo
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