Electrolux, Crosetto (FdI): “Letta porti il caso a Bruxelles. Imu-Bankitalia: l'impeachment a ..."

29 gennaio 2014 ore 13:20, Lucia Bigozzi
Electrolux, Crosetto (FdI): “Letta porti il caso a Bruxelles. Imu-Bankitalia: l'impeachment a ...'
Dall’Electrolux pronta a smobilitare dal Friuli alla Fiat che oggi porta la sede fiscale in Inghilterra e si quota a Wall Street. In mezzo un governo, un premier e un ministro (Zanonato), “deboli e senza idee”. Analisi impietosa di Guido Crosetto, coordinatore nazionale di FdI che a Intelligonews parla da politico ma anche da imprenditore. E sul patto Renzi-Berlusconi ci va giù duro…
Electrolux: un altro caso emblematico di un paese in ginocchio? «Un altro caso emblematico del rischio del sistema industriale-Italia. La crisi non è di oggi, i sintomi si sono visti negli ultimi dieci anni: dieci anni fa i grandi produttori di elettrodomestici erano venti, oggi sono dieci. E’ un problema autoindotto». In che senso? «La somma di Whirpool, Indesit, Electrolux che hanno stabilimenti in Italia è circa il 55 per cento del mercato; gli altri sono Samsung, Lg, cioè prodotti fatti dai lavoratori pagati molto meno rispetto ai nostri operai e possono contare su prezzi più bassi. Questo è un tema come lo è la sovra-valutazione dell’euro che rende più difficile affrontare la concorrenza. A questo si aggiunge il fatto che per il settore degli elettrodomestici si tratta di macchinari a basso tasso tecnologico e ad alto tasso di manodopera. Sei fai finta di non vedere, poi la situazione ti esplode tra le mani». Chi ha fatto finta di non vedere? «Il problema nasce da una serie di fattori: l’incidenza del cuneo fiscale sui salari che c’è ma non è determinante come invece lo è il fatto di non poter contare sulla svalutazione della nostra moneta diventata la più forte al mondo. Terzo fattore: il non aver messo regole più serie sul commercio internazionale: vale per i coreani e i cinesi ma c’è anche la concorrenza sleale in Europa. Abbiamo fatto entrare nazioni offrendogli il mercato europeo ma hanno costi non paragonabili a quelli italiani; sto parlando di Romania e Polonia, non a caso l’Electrolux vuole andare in Polonia. Il punto è: o decidi di morire oppure metti dei limiti ben precisi». In tutto questo qual è il livello di responsabilità dei governi, della politica? «Ci sono responsabilità sia italiane che europee: tutte le scelte europee degli ultimi dieci anni sono state sbagliate per il sistema industriale italiano; hanno avvantaggiato quello tedesco perché è il settore industriale a più alto contenuto tecnologico». Sì, ma alla fine a rimetterci sono sempre le persone che perdono il lavoro. «Se a fronte della perdita di lavoro in un settore, non ho una possibile crescita in un altro settore non è che ci siano molte prospettive e questo vale per Electrolux e per altre centinaia di aziende che chiudono». Il governo cosa fa? E’ un problema di un ministro e nel caso specifico di Zanonato (Pd) che si deve dimettere come chiede la Serracchiani (Pd)? «La Serracchiani la butta in polemica per fare bella figura, non sa nemmeno cosa sia una fabbrica. Al di là di questo, Zanonato è di per sé debole e senza idee e il governo è debole e senza idee. Trovo incomprensibile che Letta non possa utilizzare il caso Electrolux per porre con forza il tema in Europa, perché va affrontato in Italia e a Bruxelles. Il rischio vero è che in Italia si tenti di trasformare i nostri operai, già sotto la soglia di sopravvivenza con stipendi che oltretutto si vorrebbero abbassare ancora, in operai cinesi. E questo attiene non solo all’intervento della politica ma ad azioni concrete dentro un quadro complessivo che va cambiato. Obama per aumentare la crescita sta aumentando gli stipendi: non dico che quella sia la via giusta ma dico che lo Stato si deve muovere». Da Eelctrolux a Fiat, oggi a un passaggio storico: trasferimento della sede fiscale forse a Londra e probabile quotazione a Wall Street. Che significa e quali effetti per gli stabilimenti italiani? «Questa è un’altra cosa. Le ripercussioni non dipendono dalla sede fiscale. Letta e il governo dovrebbero chiedersi come mai Fiat porta la sede fiscale in Inghilterra, paese che aderisce all’ Unione europea. Il premier oggi incontra John Elkann ma oltre a parlare della prossima riunione del Bilderberg, magari dovrebbe chiedere che intenzioni ha la nuova Fiat globale, cosa pensa di fare degli stabilimenti italiani e della ricerca italiana? Il punto non è che la Fiat produca anche la jeep ma se la jeep verrà prodotta nel nostro paese con il know out che ha Torino e l’indotto torinese». Da imprenditore prima ancora che da politico che effetto le fa sentire i suoi colleghi che chiudono per crisi? «Provo, e non da oggi, un misto di rabbia e tristezza. Così non c’è futuro…». Basta una nuova legge elettorale per aprire una nuova fase per il paese? «Assolutamente no. Questa legge elettorale fotograferà in parlamento per i prossimi dieci anni le stesse persone che ci sono oggi. E’ necessario obbligare la politica a responsabilizzarsi, dare strumenti al governo per essere più efficiente e visto che Renzi e Berlusconi hanno fatto un patto, potevano osare di più. Loro hanno fatto una legge che serve a rendere schiavo il parlamento di due segretari di partito e non penso sia una cosa positiva per l’Italia rendere 130 parlamentari portaborse di due leader di partito. Serve il presidenzialismo, un presidente eletto dal popolo che abbia tutti i poteri dell’esecutivo; una Camera che fa le leggi e nella mia idea, un Senato che si occupa di spending review, cioè un Senato all’americana che controlla i budget di spesa, gli enti locali, col trasferimento sotto la sua egida di Corte dei Conti e Ragioneria. Dai frutti li riconosceremo, dice il Vangelo. Penso che la cifra comune di questo accordo a due, sia la totale superficialità e mancanza di conoscenza del paese reale». Ostruzionismo in parlamento sul decreto Imu-Bankitalia, non solo dei grillini ma anche di Fdi e Lega, con Fi pronta a votare contro. Cosa sta succedendo? «Ho fatto opposizione fin dal primo giorno: è una battaglia fondamentale, la faremo sfruttando al massimo i tempi previsti per l’ostruzionismo, è una vergogna. Il governo ha dato parere negativo perfino sul nostro ordine del giorno che si limitava a dire che le riserve auree sono dello Stato. Altro che impeachment per Napolitano, questa sarebbe una cosa per la quale chiederlo ma per Letta e Saccomanni. E’ il più grave atto fatto contro il popolo italiano. Se Fi invece di votare contro e basta, Fi si decidesse a fare ostruzionismo con noi, Lega e M5S, oggi riusciremmo a bloccare il decreto…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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