Utero in affitto, Binetti: “D’accordo con Adinolfi. I genitori non sono acquirenti e i figli non sono merce”

29 gennaio 2015 ore 8:45, Fabio Torriero
Utero in affitto, Binetti: “D’accordo con Adinolfi. I genitori non sono acquirenti e i figli non sono merce”
Nei momenti convulsi della prima votazione alla Camera per il presidente della Repubblica e nel bel mezzo delle schermaglie tra partiti in vista del quarto voto, quello decisivo, Intelligonews ha intercettato in Transatlantico Paola Binetti, parlamentare di Area Popolare (Ncd-Udc). Una conversazione che parte dal Quirinale e arriva alla battaglia della “Croce” finalizzata alla moratoria Onu sull’utero in affitto e dal titolo eloquente: “I figli non si pagano”. Onorevole Binetti, è d’accordo con la battaglia di Mario Adinolfi e del quotidiano La Croce? «Assolutamente sì, condivido totalmente questa battaglia. Dobbiamo dar vita una grande controffensiva culturale e politica in tutti i Paesi dell’Europa. La follia è la ratio con cui si vuol far passare la filosofia dell’utero in affitto. Ricordo che in Italia c’è l’eterologa ma l’utero in affitto è vietato per legge. Il rischio vero è che si tenti di arrivare a una prassi che, di fatto, scavalchi la legge». Ammetterà, ed è stata anche la battaglia di Intelligonews, che ormai si è arrivati a una sorta di scontro antropologico, culturale e politico tra la cultura della vita e la cultura prefabbricata della vita. «Purtroppo questo è il dato. Oggi possiamo appellarci solo alla forza e all’oggettività della natura. Si vuol far passare un principio pericolosissimo: il semplice possesso di un figlio vale titolo ad essere genitori. In base a questo schema, non è più importante il principio del genitore che genera e partorisce». Con l’utero in affitto si instaura una sorta di separazione tra il genitore che genera e il genitore che diventa solo donatore. Qual è la sua valutazione? «Peggio! Con l’utero in affitto si introduce la figura dell’acquirente. In pratica, esercita il diritto ad avere un figlio colui che lo acquista. Non si tratta più di genitore o donatore ma, appunto, di acquirente. I figli non sono una merce; il diritto dei figli ad avere una vita regolare e sana non è una merce che si compra solo per soddisfare un diritto soggettivo ed egoistico». Iniziative come quella della "Croce", l’impegno delle associazioni o nei partiti, richiama il ruolo dei cattolici nella società. Qual è secondo lei la formula giusta? «Siamo passati dal partito dei cattolici ai cattolici nei partiti. Ora sta nascendo la fase dei cattolici senza etichette chiamati a impegnarsi per l’attuazione del Vangelo solo con la forza e la coerenza delle proprie idee. Insomma: cattolici che fanno i cattolici in ogni luogo dove operano». Si è rassegnata alla non elezione di un presidente cattolico? «Non ho perso la speranza che sia un cattolico…».
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