Allarme arsenico, maxi ricorso Codacons: acqua inquinata bolletta dimezzata?

29 maggio 2013 ore 13:58, Americo Mascarucci
Allarme arsenico, maxi ricorso Codacons: acqua inquinata bolletta dimezzata?
Se l’acqua che esce dai rubinetti di casa è inquinata, ed il consumo è limitato da ordinanze comunali ad hoc, è giusto che il costo della bolletta venga dimezzato?
A rigor di logica la risposta non può che essere positiva, ma come spesso avviene in Italia, la logica non sempre si sposa con la realtà. Il Codacons la battaglia l’ha iniziata da tempo ed è intenzionato a portarla avanti. “L’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità - spiegano dall’Associazione presieduta da Carlo Rienzi - secondo cui un’esposizione prolungata nel tempo all’arsenico contenuto nell’acqua potabile e nel cibo può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, effetti sullo sviluppo, danni al sistema nervoso e diabete, spiana definitivamente la strada ai risarcimenti in favore di quei cittadini che risiedono nei Comuni italiani nei quali il problema dell’arsenico nelle acque non è stato ancora risolto”. Con l’entrata in vigore delle ordinanze di non potabilità delle acque in quei Comuni dove le concentrazioni di arsenico superano il limite di dieci microgrammi litro imposto dall’Unione Europea, il Codacons ha promosso un mega ricorso al Tar del Lazio da parte dei residenti. L’obiettivo, da un lato, è chiedere la restituzione delle somme versate a far data dal 2009 per la fornitura di acqua non potabile e dall’altro di ottenere un dimezzamento del 50% sul costo delle bollette a fronte di una limitazione del servizio idrico. L’iniziativa dell’associazione fa per altro seguito ad alcuni pronunciamenti della magistratura amministrativa in favore di utenti che avevano richiesto il rimborso delle bollette per l’erogazione di acqua “inquinata” da arsenico. Qualora il maxi ricorso del Codacons fosse accolto, i Comuni si troverebbero costretti a restituire agli utenti cifre esorbitanti. Considerando che gli enti locali già fanno fatica a trovare i soldi per far quadrare i bilanci, una prospettiva del genere non farebbe altro che aggravare una situazione economica e finanziaria già precaria. E’ per questo che i sindaci hanno lanciato l’allarme accusando il Codacons di colpire dalla parte sbagliata. Il ragionamento dei primi cittadini è pressappoco questo: doveva essere la Regione a risolvere il problema progettando e finanziando la realizzazione dei dearsenificatori, i Comuni, di fatto, non avevano né le competenze, né tantomeno le risorse, per farsi carico del problema. Diverso il discorso per ciò che riguarda la riduzione della bolletta che trova favorevoli molti amministratori locali. I cittadini sono già costretti a subire l’enorme disagio di andare a prendere l’acqua senza arsenico nelle fontanelle, soluzione provvisoria adottata per tamponare l’emergenza in attesa di realizzare gli impianti. E’ dunque più che giusto che questo disagio venga compensato con un alleggerimento del peso fiscale a carico delle famiglie. A fronte di una riduzione del servizio deve corrispondere una riduzione dei costi. Ma nel caso della provincia di Viterbo, la società Talete (che è il gestore unico integrato delle risorse idriche) ha già fatto presente che una riduzione del 50% è improponibile: significherebbe far fallire la società che è pubblica ed ha come soci gli enti locali. Una riduzione delle bollette sarebbe fattibile solo a fronte di uno sforzo economico della Regione Lazio a compensazione delle minori entrate visto che è della Regione la responsabilità dei disagi arrecati al territorio. L’intenzione della giunta Zingaretti, come confermato a più riprese dallo stesso presidente, è quella di accelerare al massimo gli interventi previsti sul territorio per superare l’emergenza evitando soluzioni tampone o ulteriori diversivi. Per fare ciò il governatore è andato a bussare al ministero della Salute, prima da Balduzzi poi dalla Lorenzin per mettere a punto una vera e propria “exit strategy”. Intanto la battaglia prosegue, con il Codacons che promuove i ricorsi al Tar ed i Comuni che si oppongono per non dover pagare i rimborsi. Ma sembra tanto una “guerra fra poveri”. (continua)
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