Veleni nei partiti e tra partiti e governo. Mattarellum in testa al Pd: scoppia il ‘caso’ Giachetti. Pdl: Quagliariello nel mirino

29 maggio 2013 ore 19:30, Lucia Bigozzi
Veleni nei partiti e tra partiti e governo. Mattarellum in testa al Pd: scoppia il ‘caso’ Giachetti. Pdl: Quagliariello nel mirino
C’è un doppio piano nella stagione delle larghe intese: dentro i partiti e tra partiti e governo. Le riforme rischiano di diventare il nuovo terreno di scontro. Tra buoni propositi e iter parlamentare è una corsa a ostacoli. Gli ostacoli sono le tensioni dentro il Pdl tra falchi e colombe e dentro il Pd nell’eterna sfida tra correnti.
L’esempio plastico è la legge elettorale. Il documento della maggioranza al centro del dibattito al Senato e alla Camera segue un vertice che in realtà non ha prodotto granchè se non, appunto, una riconferma dei buoni propositi sull’intenzione di trasformare quella delle larghe intese in una stagione costituente. I richiami di Letta nell’intervento a Palazzo Madama e a Montecitorio sulla necessità di intervenire sulla Costituzione “bella ma oggi dobbiamo cambiarla” servono a ricompattare il fronte della maggioranza ma camminano su un filo di lana. Già ieri il botta e risposta a distanza tra Brunetta e Quagliariello sul documento della maggioranza (il primo a dire che non aveva firmato nulla, il secondo a confermare che l’accordo era stato raggiunto) segnalano fibrillazioni nel partito di Berlusconi con i falchi che guardano con sospetto gli uomini del Pdl a Palazzo Chigi. Il ministro delle riforme è il primo a finire nel mirino, i suoi ‘detrattori’ dentro il partito lo considerano più “organico” a Letta che al partito. E lo stesso sospetto aleggia su Angelino Alfano. Il timore dei falchi berlusconiani, in sostanza, è che il metodo individuato per l’iter sulle riforme costituzionali (il cosiddetto Comitato dei 40 che in 18 mesi dovrà stilare un dossier condiviso) sia un modo per allungare i tempi con l’obiettivo di ‘blindare’ il governo Letta e portarlo oltre il tempo indicato dal premier. Un modo, insomma, per rimandare l’appuntamento con le urne ed evitare il rischio del voto anticipato. Stessi veleni anche nel Pd. Spaccato, ancora una volta, sulla legge elettorale. Diviso tra chi sostiene che la modifica va fatta ma dentro il pacchetto delle riforme e chi, invece, spinge affinchè già da adesso si cancelli il Porcellum in attesa dell’iter già incardinato. Ennesimo psicodramma consumato sulla mozione di Roberto Giachetti, parlamentare democrat (vicino a Renzi) e vicepresidente della Camera. Quindici giorni fa ha presentato un documento per il ritorno al Mattarellum in attesa che in parlamento si compia il cammino delle riforme. Mozione firmata nei giorni scorsi da un centinaio di parlamentari; fino ad oggi quando in vista del vertice Pd, dodici deputati si sono sfilati ritirando la firma. La critica mossa a Giachetti è di voler creare problemi (e imbarazzi) alla maggioranza e mettere paletti sulla strada del governo.  Non solo: alla riunione del gruppo Pd il ministro Franceschini spiega che se la mozione di Giachetti non verrà ritirata, il governo darà parere contrario così come ha fatto al Senato sulle proposte che entrano nel merito delle riforme transitorie della legge elettorale. Giachetti non ci sta e ai colleghi di partito e di gruppo ripete che la sua non è una mozione di partito, né di gruppo, né di corrente. A firmarla non sono solo deputati democrat (tra i quali i renziani) e dunque ritirarla ora non avrebbe senso. Contro il ritiro della mozione proposto dal capogruppo Speranza, hanno votato 34 parlamentari Pd in gran parte vicini a Renzi. Esito finale: Letta annuncia in Aula il parere contrario del governo perchè “prefigurare una soluzione oggi” sarebbe un modo che “non ci aiuta nella modalità ampia, larga e aperta con la quale dobbiamo riuscire a discutere”. Primo round chiuso, polemiche apertissime. E bipartisan.
autore / Lucia Bigozzi
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