Fusaro: «Salvini e Berlusconi hanno le idee confuse. Grillo? Ambiguo. Le Pen incarna il popolo...»

29 maggio 2014 ore 14:00, Marta Moriconi
Fusaro: «Salvini e Berlusconi hanno le idee confuse. Grillo? Ambiguo. Le Pen incarna il popolo...»
Al filosofo Diego Fusaro IntelligoNews ha chiesto di analizzare alcune strane coppie: Salvini e Berlusconi, Grillo e Farage. Fusaro non si è sottratto e ha spiegato le contraddizioni del primo duo, e le ambiguità pentastellate che inficiano il secondo. Tutto coronato da un’analisi del voto europeo segnato “dalla sindrome di Stoccolma di cui soffrono gli italiani”. Parliamo dell’alleanza in fieri tra Salvini e Berlusconi. Il matrimonio tra il salvinismo (e quindi anche l’antieuropeismo) e il berlusconismo è possibile? «Il problema è anche come sposare l’antieuropeismo con il leghismo, perché il partito di Salvini non è una forza sovranista, ma separatista. Sarebbe già stato interessante capire questo. Si salta direttamente dall’Unione Europea alla Padania, saltando l’Italia? Il berlusconismo poi a momenti alterni è pro-euro ed Europa. Non si capisce proprio, è chiaro che Berlusconi in linea di massina sposa le potenze dominanti… quindi secondo me è una strana coppia fino a un certo punto, hanno le idee confuse entrambi». Perché l’antieuropeismo in Italia non ha avuto il successo che ha avuto in Francia e In Inghilterra? «Perché in Italia c’è stata una sindrome di Stoccolma generalizzata. Noi, che siamo tra i Paesi che più soffrono la crisi abbiamo preferito dare le chiavi di casa direttamente al nemico». Gli altri Paesi, forse, sono fatti da popoli più rivoluzionari per storia e per sangue? «Beh, sicuramente i francesi sono rivoluzionari e noi no, e lo hanno dimostrato scegliendo un partito antieuropeista. Noi dobbiamo sempre essere l’ultima ruota del carro. Io uso questa immagine: gli italiani si sono venduti alla Troika e al potere eurocratico per 80 Euro promessi. Abbiamo avuto già altri due governi scelti dall’Europa». Della strana coppia Grillo-Farage che ne pensa? «Grillo sull’Europa non ha grandi idee. Non c’è chiarezza nei 5stelle. E’ una coppia abbastanza strana sì, anche qui bisognerà giudicare più in là le cose. Ma sulla questione dell’Euro non si capisce bene cosa vogliano fare i 5 stelle». Magari è stata una strategia? «La trovo una ambiguità sì ma non è stata strategica perché non ha pagato. Forse votare 5 stelle è stato un modo per rendere un gesto collettivo all’astensionismo. Chi li ha votati ha votato no al resto». Ha vinto Renzi, il Pd o la sinistra? «La sinistra ha perso da trentanni ormai, è composta da personaggi come D’Alema e Renzi che non hanno più nulla della sinistra. Gramsci urlerebbe come il soggetto del quadro di Munch oggi. C’è una complicità sempre più oscena tra il capitalismo e una sinistra che è diventata il fronte avanzato, sul piano politico, del trionfo del capitalismo. Se le stesse cose fatte da Renzi e Letta le avesse fatte un governo di destra si sarebbe gridato al golpe, alla giunta militare. E invece una sinistra che si legittima nel nome dell’antifascismo può permettersi di fare le stesse cose indisturbatamente». Per lei la figura della Le Pen cosa rappresenta oggi? «Ovviamente ho tutt’altra provenienza politica e culturale da lei, ma incarna grandiosamente la reazione contro la dittatura eurocratica e per questo ha vinto. Non l’hanno votata i francesi xenofobi e di destra, perché lei ha preso una valanga di voti anche da sinistra. La Le Pen ha saputo interpretare la necessità di tornare alla sovranità nazionale come unica base possibile per la democrazia del popolo». Salvini non riuscirà neanche in futuro ad interpretarlo?  «Ma per nulla. Ha buona volontà e non è uno sciocco. Ma rappresenta un partito che non si può chiamare sovranista, visto che nel suo pedigree ha il secessionismo. L’unico partito che ha il coraggio di dire apertamente ‘usciamo dall’euro’ poi non può essere sovranista ed è una contraddizione troppo forte».
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