Bersani cancellato, in pole la Cancellieri

29 marzo 2013 ore 11:30, Francesca Siciliano
Bersani cancellato, in pole la Cancellieri
Il cerino, ancora una volta, resta in mano a Napolitano. Ieri fumata nera. Oggi l'inquilino del Quirinale avvierà un ultimo giro di  “estreme” consultazioni, convocate last minute, per assegnare l'incarico di governo. A Bersani? È impossibile, non è risolutivo. A Berlusconi? Neanche a parlarne. A un grillino? Rifiuto categorico. E allora come trovare la quadratura del cerchio? Con un governo del Presidente; l'unica via, indicata anche dalla Costituzione, che Napolitano potrà percorrere trovandosi nel semestre bianco ed essendo impossibilitato a sciogliere le Camere.
Per tutto il pomeriggio di ieri (quello pre e post le 18.00, ora in cui Bersani è salito per l'ennesima volta su al Colle) l'opzione più accreditata era quella di un governo capitanato da Fabrizio Saccomanni, presidente di Bankitalia. Poi le parole di Berlusconi («Saccomanni? Persona sobria, riconosciuta e apprezzata all'estero, che non sarà mai un secondo Monti») hanno fatto fare un passo indietro anche a Napolitano. E siccome, si sa, negli ambienti politici la notte è il momento più fecondo, ecco, alle prime luci dell'alba, spuntare il nome di Anna Maria Cancellieri, la ministra dell'Interno di Monti, la donna fiera e risoluta che potrebbe traghettare l'Italia fuori dal baratro. L'amicizia tra il Capo dello Stato e il titolare del Viminale è cosa nota. Tra i due c'è stima e fiducia reciproca. E allora, avrà pensato 'O Presidente non sapendo più che pesci prendere, perché non tentare un esecutivo fotocopia del precedente? In fin dei conti ha “retto” bene, ha saputo quantomeno arginare il crollo delle istituzioni. Certo, non guidato da Monti, che ormai è “salito” in politica. E neppure da alcuni dei suoi ministri, quelli che non hanno saputo resistere alla tentazione di buttarsi nell'agone politico. Ma sulla Cancellieri nulla da eccepire. Ha un'ampia esperienza sia dentro che fuori dal Palazzo, e negli ultimi mesi ha dimostrato fermezza di spirito e d'iniziativa. E poi, si autogiustifica Napolitano, sarebbe un gabinetto di durata breve, gli verrebbe affidato solo il compito di far partire la legislatura, cambiare la legge elettorale e riportare il Paese alle urne. Come si comporterebbero i partiti i fronte a questa soluzione? Semplice: garantirebbero un sostegno pseudo-tecnico non rischierebbero la fiducia degli elettori, in vista di una nuova e ancora più agguerrita campagna elettorale. Lo farebbero per il quieto vivere, pro bono patriae. Il nome della Cancellieri, tra le altre cose, farebbe tirare un sospiro di sollievo anche a Bersani. L'idea di un incarico a Matteo Renzi (che nei giorni passati si diceva disposto ad aprire al Pdl) l'avrebbe definitivamente disarcionato dalla leadership del Pd. E ne gioverebbe anche il Cavaliere (e di rimando tutto il Pdl) che quantomeno riuscirebbe nell'intento di non avere Bersani premier (né Prodi al Colle). Non ancora pervenute le possibili reazioni di Grillo. Ma tanto a quelle siamo abituati.        
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