Obama dà la caccia ai caccia-bombardieri, Renzi fa il duro e l’Italia aspetta…

29 marzo 2014 ore 9:15, Lucia Bigozzi
Obama dà la caccia ai caccia-bombardieri, Renzi fa il duro e l’Italia aspetta…
Dal tour europeo, le foto opportunity, i sorrisi e le pacche sulle spalle al faccia a faccia con Obama. Renzi salta da un tavolo all’altro, sempre attento a tenerli tutti aperti, secondo la vecchia scuola democristiana. In Europa prova a dire che sì, l’Italia farà le sue riforme strutturali (il grosso da qui a giugno, prima del semestre europeo) ma che poi la curva del rigore deve scendere. Merkel ascolta, apprezza l’entusiasmo del giovane leader ma non concede aperture. Si vedrà.
Da Berlino a Roma, passando per l’Aja e il G7, quello con la Russia tenuta fuori dalla porta per volontà americana, Renzi strizza l’occhio all’uomo più potente del mondo, mutua da lui lo slogan che lo portò alla Casa Bianca “yes we can” adattandolo all’Italia da riformare, si prende tutto il miele che il presidente Usa dispensa al paese, al presidente Napolitano e al primo ministro. Gongola l’ex sindaco rottamatore, dopo il bagno di folla a Scalea e la grancassa mediatica. Poi tra un sorriso e l’altro, prova a far intendere all’alleato numero uno che non tutto e non sempre è a stelle e strisce. Tentativo timido, per carità. Anche perché Obama a Roma c’è venuto per due motivi. Primo: convincere gli scettici d’Europa che con Putin bisogna usare la linea dura (sanzioni, sanzioni, sanzioni) e che se è una questione di gas, l’America è disponibile al rimpiazzo per assicurare un “caldo” inverno al Belpaese. Secondo: niente scherzi sull’acquisto degli F35 e più soldi per la Nato. I patti presi si rispettano. Insomma, gli Usa non sono poi più tanto disponibili a pagare il grosso del conto per la difesa degli altri e dunque anche l’Italia deve mettere una mano più generosa nel proprio portafogli. Se dal punto di vista americano il ragionamento non fa un grinza, è alla latitudine italiana che diventa materia incandescente dal punto di vista politico e non solo visti il refrain sulla spending review. Ed è chiaro che se vuoi ridimensionare i boiardi di Stato, i mega-dirigenti pubblici con tanto di mega-stipendi e arrivi – come ha fatto il ministro Madia – a toccare il tasto prepensionamenti nella PA, poi non puoi fare shopping militare come se niente fosse. Renzi sa che soprattutto dentro il Pd ma pure nelle pieghe della strana maggioranza, il capitolo F35 e spese per gli armamenti, è questione delicatissima sulla quale si giocano gli altrettanto delicati equilibri di governo e in parlamento. E’ per questo che Renzi con Obama ha tentato una mossa di scuola democristiana: ha evitato di dire quanti F35 era disposto ad acquistare. Che tradotto dal renzese, suona più o meno così: verso qualche soldo in più nelle ‘casse’ della Nato ma ti compro qualche F35 in meno. Il punto è che se da un lato Renzi deve fare i conti (in tutti i sensi) con Obama anche sulla scorta degli impegni assunti dai suoi precedessori, dall’altro non sa ancora se quei conti torneranno una volta che il dossier F35 arriva in Parlamento. Sel ha già annunciato una mozione ad hoc per cancellare tutti i caccia-bombardieri, l’M5S è sulla stessa lunghezza d’onda e un certo trasversalismo in tempi di “vacche magre e tasse grasse” comincia a prendere piede anche tra i partiti tradizionalmente filo-americani. Non sono conti da poco per Renzi. E il pallottoliere non basterà.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...