Balduzzi (Sc): “Legge elettorale, c’è chi spinge e c’è chi frena. Governo: subito il contratto di coalizione”

29 novembre 2013 ore 14:16, Lucia Bigozzi
Balduzzi (Sc): “Legge elettorale, c’è chi spinge e c’è chi frena. Governo: subito il contratto di coalizione”
“L’attuale legge elettorale va superata. C’è chi spinge e c’è chi frena. Stop a rinvii e veti, è arrivato il momento di dare un segnale forte e chiaro”. Nella conversazione con Intelligonews, Renato Balduzzi, ex ministro del governo Monti e parlamentare di Sc che sul dossier è impegnato in prima linea, va dritto al punto: coniugare governabilità e rappresentatività e soprattutto “ridare ai cittadini il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento”. Tutto dopo l’ennesimo stallo e il rinvio a lunedì in Senato, proprio alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale (martedì). Ma l’analisi si allarga alle strette intese e punta sul “contratto di coalizione” che Monti per primo ha chiesto a Letta…
Onorevole Balduzzi, ennesimo stallo sulla legge elettorale. Se ne riparla lunedì al Senato. Perché? Chi rema contro? «È chiaro che sulla legge elettorale c’è chi spinge, come Scelta Civica, e chi frena». Chi frena? «Noi avevamo presentato un ordine del giorno favorevole a una legge che bilanciasse l’esigenza di rappresentatività con governabilità con un doppio turno di coalizione nel caso in cui non si superasse la necessaria soglia per ottenere il premio di maggioranza che serve ad assicurare governabilità agli esecutivi e maggioranze parlamentari solide. Non è andato bene, nel senso che ci sono forze politiche come il M5S e il centrodestra che non lo hanno voluto sostenere. E’ accaduta la stessa cosa con l’odg proposto da una parte del centrodestra e dalla Lega relativamente alla possibilità di recuperare la legge Mattarella con qualche aggiustamento. Il punto centrale è ridare ai cittadini un potere reale e non solo la possibilità di votare un leader senza poi preoccuparsi di chi sono i parlamentari. Se anche questa proposta non trova adesione tra le forze politiche al Senato, è molto difficile spiegare ai cittadini che si vuole cambiare la legge elettorale». A questo punto, Sc come affronterà il passaggio di lunedì’ a Palazzo Madama? «Noi siamo sempre stati coerenti: abbiamo portato avanti il nostro ordine del giorno e diamo adesione all’ordine del giorno che citavo prima con l’obiettivo di ridare ai cittadini la possibilità di esercitare appieno e fino in fondo il diritto di rappresentanza che adesso non c’è. Attendiamo che anche le altre forze politiche manifestino un’identica disponbilità. Certo, già il fatto di aver rinviato la decisione a lunedì sera proprio alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale non mi pare una bella cosa». Può essere un escamotage per far pronunciare prima la Consulta? «Non lo so, non lo abbiamo proposto noi e comunque non mi pare una gran bella cosa. Voglio sperare che lunedì ci sia una presa di consapevolezza che su questo tema non è più possibile parlare guardando i propri interessi. Tutti devono compiere un gesto di generosità». Non a caso la senatrice Stefania Giannini, coordinatore di Sc, in un tweet ha dichiarato: “Il Porcellum è utile per i partiti tradizionali. Noi non pensiamo ai nostri interessi elettorali. «Condivido. Una forza politica piccola certamente non ha grandi vantaggi da una legge elettorale fortemente maggioritaria. Tuttavia noi vogliamo che il parlamento dia prova di aver compreso che l’attuale legge elettorale va superata. Dopodichè ci saranno i passaggi necessari, ma il punto è dare un segnale chiaro e inequivoco che finora non è stato dato da alcune forze politiche. Sc lo ha fatto e sta agli atti». Cosa vi aspettate dal pronunciamento della Corte Costituzionale atteso per martedì? «Anzitutto che la Corte Costituzionale valuti positivamente l’ammissibilità di questa ordinanza e che arrivi a pronunciarsi sul merito della questione anche se ci sono problemi seri ma superabili sull’esistenza dei presupposti affinchè la Corte possa entrare nel merito. L’auspicio è che se saranno prese in considerazione le tre questioni, ovvero premio di maggioranza, differenziazione tra Camera e Senato con l’effetto di maggioranza non stabili come vediamo anche in questa legislatura e il nodo del rapporto tra eletti ed elettori, l’attuale legge venga travolta completamente e quindi vi sia il ritorno in vita della legge Mattarella». Come valuta l’ipotesi di un decreto legge sulla riforma elettorale paventato dal ministro Quagliariello se dovesse continuare l’impasse? «Il punto è che se c’è un ordine del giorno delle Camere che chiede al governo di attivarsi su questa materia, l’esecutivo è legittimato a farlo. In assenza di un impulso delle Camere potrebbero esserci problemi di opportunità e compatibilità istituzionale; ma credo anche che di fronte a un’ulteriore stasi il governo potrebbe porsi il problema. Noi auspichiamo che sia il parlamento a far sentire la sua voce attraverso un atto di impulso; se non ci riuscirà , il governo sotto la sua responsabilità ma forte di un’apertura di credi da parte del parlamento, ritengo possa usare anche lo strumento del decreto». La maggioranza delle strette intese va verso un nuovo patto di governo. Sc lo chiede da mesi. Ma dopo l’8 dicembre il rischio è che ce ne voglia un altro. «Da mesi chiediamo un contratto di coalizione e prendiamo atto che anche altri ci sono arrivati, anche attraverso percorsi più o meno sofferti. Un contratto basato non su cose generiche ma su un’agenda di lavoro concreta e condivisa che è poi ciò che sta facendo la Merkel con la Spd. Ricordo che il presidente Monti si riferiva proprio a uno schema simile di grande coalizione, di larghe intese. Ciò che serve è un impegno su un documento non generico ma che impegni nel dettaglio; altrimenti ogni giorno c’è una minaccia, un ricatto, un ultimatum». Sì, ma con Berlusconi all’opposizione insieme a Grillo e Renzi che già adesso detta le condizioni a Letta e lo farà ancora di più dopo l’8 dicembre se sarà segretario, come pensate di arrivare al 2015? E’ una prospettiva ancora credibile? «Il traguardo del 2015 impone meno ultimatum e più razionalità. Noi diciamo da tempo che il governo va stimolato, pungolato affinchè non si arrenda a questa o a quella posizione particolare di uno dei partecipanti all’intesa e quindi sia in grado – e Letta ha tutte le qualità per poterlo fare – di incidere, fare cambiamenti indispensabili per il paese proseguendo lungo la linea tracciata dal governo Monti che ha evitato il baratro nel quale ci eravamo incamminati, pur con i sacrifici sostenuti dai cittadini. Oggi la situazione seppure problematica, non ha la drammaticità che rischiava di avere alla fine del 2011. E’ evidente che adesso sta alle forze politiche dire e dimostrare che non si può più mettere in discussione il governo. Per questo serve un contratto di coalizione forte, ragionevolmente dettagliato che esprima di fronte ai cittadini l’impegno a utilizzare il 2014 per far uscire il paese dalle difficoltà e porlo all’avanguardia in Europa. Abbiamo il semestre europeo e ci sono tutti i requisiti affinchè l’Italia possa svolgerlo al meglio. Ora ciascuno deve guardare al di là degli interessi di parte».
autore / Lucia Bigozzi
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