Allarme Istat: «Lascia la recessione, raddoppia la povertà»

29 ottobre 2013 ore 14:05, intelligo

di Giuseppe Tetto

Allarme Istat: «Lascia la recessione, raddoppia la povertà»

Sono ben 4,8 milioni gli italiani che oggi vivono in condizione di povertà assoluta. Una cifra che è raddoppiata negli ultimi 5 anni, secondo i dati snocciolati dal presidente facente funzione dell'Istat, Antonio Golini, in audizione in Senato sulla Legge di stabilità.
Si è passati, infatti, dai 2,5 milioni del 2007, all’allarmante dato di oggi, con una crescita dell'incidenza della povertà assoluta che va dagli oltre 8 punti percentuali, quando il capofamiglia è in cerca di lavoro (dal 15,5 al 23,6 per cento), ai 5,8 punti tra le coppie con tre o più figli (dal 10,4 al 16,2 per cento, con un incremento di oltre 6 punti se i figli sono minori).

«Le difficoltà delle famiglie  - ha spiegato Golini - si riflettono anche nella composizione degli acquisti, che hanno visto un incremento del peso dei prodotti di qualità e prezzo inferiori rispetto a quello del periodo pre-crisi».
Nel primo semestre 2013, infatti, il 17% delle famiglie (1,6 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2012 e 4,9 punti percentuali in più dei primi sei mesi del 2011), dichiara di aver diminuito la quantità di generi alimentari acquistati e, contemporaneamente, di aver scelto prodotti di qualità inferiore».

Una situazione che la legge di Stabilità non sembra aver alleggerito, anzi.
Golini ha mostrato una recente microsimulazione effettuata dell’istituto di statistica, su tabelle fornite dal governo, che evidenzia come  i maggiori beneficiari dell'aumento delle detrazioni Irpef, saranno le famiglie più ricche, piuttosto che quelle maggiormente in difficoltà.

Secondo l’Istat, anche se lo sconto medio stimato è pari a 116 euro annui per beneficiario (un aiuto superiore alla media per i lavoratori e i collaboratori compresi in famiglie con redditi bassi, medio-bassi e medi), tuttavia dato il maggior numero di occupati per famiglia, sono le famiglie dei due quinti più alti a trarre i maggiori vantaggi monetari in valore assoluto: «Su un totale di 12 milioni e 230mila famiglie beneficiarie – ha sottolineato l’Istat -  la metà appartiene ai due quinti più alti della distribuzione».

Una preoccupazione  a cui fa eco anche quella della Corti dei Conti, con il suo presidente,  Raffaele Squitieri che dai banchi della commissione Bilancio, per l’audizione sulla legge di Stabilità,  punta il dito sul cuneo fiscale. Sussistono «rischi ed incertezze» sulla modalità di intervento per la riduzione del cuneo fiscale, che comportano «evidenti problemi distributivi e di equità».
Dagli sgravi Irpef, infatti, verrebbero esclusi circa 25 milioni di soggetti: non solo i lavoratori autonomi ma anche gli incapienti e i pensionati.

Secondo la magistratura contabile, se gli sgravi per lavoratori e imprese ammontano a 9 miliardi nel triennio (che ridurrebbero dello 0,3% la pressione sui lavoratori e dell'1,5% sulle aziende), nei fatti non andrebbero a modificare la posizione dell'Italia nella classifica Ocse del "totale tax rate".

Eravamo e restiamo quarti dietro Belgio, Germania e Francia. E parlando di imprese, il presidente Squitieri sottolinea con forza come «contrastare il declino del sistema produttivo rappresenta oggi l'emergenza nazionale sulla quale va concentrata e misurata la capacità di intervento» del governo.

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