La Rai declassa la Formula 1 e ipoteca share e sponsor

03 aprile 2013 ore 13:30, Alfonso Francia
La Rai declassa la Formula 1 e ipoteca share e sponsor
L’abbonato Rai ha sempre qualcosa di meno. Dopo aver rinunciato ai programmi pomeridiani per i ragazzi, a quasi tutte partite dei Mondiali di calcio e alla satira di Corrado Guzzanti, nel 2013 l’utente del servizio pubblico nostrano ha dovuto dire addio a buona parte del campionato di Formula Uno, trasmesso completamente in diretta solo da Sky.
Il passaggio è stato accolto con una certa indifferenza a Viale Mazzini, fatto curioso se si tiene conto che nel 2012 lo share dei Gran Premi è stato superiore al 40% e ha garantito al servizio pubblico un numero medio di sei milioni e mezzo di spettatori, risultati che normalmente la tv generalista può ottenere solo nel prime time, non certo all’orario in cui si disputano le gare. Sky sembrava quindi pronta ad approfittare a piene mani della passione italiana per la Rossa, ma le cose non sono andate come previsto: complice la crisi che ha reso la tv a pagamento un bene di lusso, di quei milioni di fan nelle prime due gare si è visto solo qualche sparuto drappello. A dire la verità, all’indomani del GP di Melbourne, primo appuntamento della stagione, il colosso di Rupert Murdoch ha cantato vittoria e i media nostrani si sono subito accodati. Peccato che per trasformare il mezzo fallimento in un improbabile successo i dati di ascolto siano stati clamorosamente distorti. I numeri parlano chiaro: nel 2012 la prima gara dell’anno, disputata alle sette di mattina (ora italiana), era stata seguita da 2.841.000 spettatori sintonizzati sulla Rai. Quest’anno lo stesso gran premio, disponibile in diretta solo su Sky, è stato visto da appena 600.00 persone. Un disastro che si è cercato di nascondere paragonando il numero di spettatori della diretta 2012 non alla diretta 2013, ma alla replica andata in onda su Raiuno all’ora di pranzo, quando quasi tutti i televisori italiani sono accesi. Non molto meglio è andata con il successivo Gran Premio di Malesia, che ha raccolto appena 750mila appassionati paganti. Considerando che ormai il mondiale è iniziato e che non conviene abbonarsi a campionato inoltrato, difficilmente Sky guadagnerà altri clienti. È lecito immaginare che il colosso della tv via satellite si aspettasse molto di più dall’accaparramento in esclusiva della più importante manifestazione automobilistica del pianeta. L’investimento – oltre 50 milioni di euro finiti nelle capaci mani di Bernie Ecclestone – doveva servire alla filiale italiana di Newscorp per recuperare il calo di spettatori sofferto nel 2012, quando il numero di abbonati è sceso sotto la soglia dei 5 milioni. Purtroppo con l’aggravarsi della recessione neanche gli entusiasti delle quattro ruote se la sono sentita di sborsare i 400 euro l’anno necessari per vedere tutte le gare. Che tanti spettatori si potessero perdere per strada non era in realtà difficile da immaginare; bastava riflettere su quel che è accaduto nel Regno Unito, dove il salto dalla tv generalista a quella a pagamento era stato fatto nel 2012 con le medesime modalità (dieci gran premi criptati e nove visibili a tutti). Confrontando i dati di ascolto del 2011 con quelli dell’anno successivo ci si è accorti che in appena dodici mesi è stata persa la metà dei telespettatori. Nel 2012 si è scesi da una media di oltre quattro milioni di spettatori a gara a poco più di due. Un dato ancor più impressionante se si pensa che negli anni precedenti il pubblico era costantemente aumentato. Il pubblico non è diminuito solo nelle gare a pagamento, ma pure in quelle trasmesse in chiaro sulla BBC: non potendo seguire tutto il campionato, gli inglesi si sono disamorati del Circus abituandosi a passare la domenica senza McLaren e Red Bull. La debàcle ha scatenato polemiche fortissime, tanto che Don Foster, deputato e responsabile cultura del Partito liberale, ha scritto all’amministratore delegato della BBC chiedendo le ragioni della rinuncia a una manifestazione tanto amata. Se l’azzardo di Sky è parso per ora poco felice pare invece assurdo che la Rai abbia abbandonato così facilmente all’unica serie di eventi che le consentivano di ottenere ascolti altissimi, conseguibili solo durante la settimana sanremese o quando la Nazionale è impegnata in qualche incontro importante. Ancor meno giustificabile è stata la selezione delle nove gare che la Rai può trasmettere in diretta: all’appello manca il Gran Premio di Montecarlo, di gran lunga il più prestigioso tra quelli in calendario, e quello di Spa, considerato il più affascinante dagli appassionati. Decisioni che andrebbero spiegate, se non di fronte a deputati e senatori almeno davanti ai giornalisti. È vero che in qualche Paese la situazione è ancora peggiore: in Francia ad esempio neanche una gara viene trasmessa gratis. Ma va pure aggiunto che Oltralpe la Formula Uno non è uno sport importante come in Italia, dove la Ferrari è una specie di seconda Nazionale. I conti si faranno a fine anno, ma è sicuro fin da ora che il parziale disimpegno della Rai non segna solo un ulteriore impoverimento della sua offerta nonostante l’ennesimo – pur se minimo – aumento del canone, ma pure la trasformazione di uno spettacolo popolare in un evento riservato a pochi privilegiati.
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