Giovanardi (Ncd): “Fi ogni giorno si inventa qualcosa per disturbare Letta. Di Renzi non mi convince Renzi…”

03 dicembre 2013 ore 16:00, Lucia Bigozzi
Giovanardi (Ncd): “Fi ogni giorno si inventa qualcosa per disturbare Letta. Di Renzi non mi convince Renzi…”
Nell’agenda di Alfano e Letta “ci sono gli impegni assunti di fronte al Paese e al capo dello Stato”. Nell’agenda di Renzi “c’è molta demagogia”. Carlo Giovanardi, senatore del Nuovo Centrodestra non le manda a dire. Tanto che il suo ultimo libro si intitola “Balle. Le bugie che hanno raccontato agli italiani” (domani la presentazione nella Sala della Mercede a Montecitorio, alle 17,30 insieme al ministro Quagliariello e Vittorio Sgarbi, modera il direttore de Il Tempo, Gianmarco Chiocci). Nella conversazione con Intelligonews non risparmia stoccate a Renzi ma anche agli ex colleghi di partito…
Senatore Giovanardi, cosa c’è nell’agenda di Alfano e Letta? «Due cose fondamentali. La prima: rispettare gli impegni assunti solennemente con il capo dello Stato qualche mese fa per determinare quella fase di passaggio per la quale Napolitano ha accettato il reincarico fino al completamento dell’agenda delle larghe intese». Forza Italia e in parte Renzi, stanno scrivendo un’agenda diversa. Che potrebbe fare a pezzi quella di Alfano e Letta. «Se si guarda alle posizioni di Fi e di Renzi è difficile comprendere cosa sia avvenuto per far saltare questo quadro politico di riferimento e questi impegni, perché il presupposto di questo ragionamento è che si torna a votare nel 2015 cioè quando ci saranno condizioni per stabilizzare il sistema. La linea di chi dice votiamo oggi, invece, è destabilizzante e a pagare il prezzo sarebbero famiglie e imprese». Torniamo al secondo punto della vostra agenda. Qual è? «Si collega alla scelta che abbiamo fatto con il nuovo centrodestra ed è un ragionamento di prospettiva: continuare quel sogno di costruire anche per il futuro un partito di centrodestra democratico che non rinnega nulla dell’esperienza fatta con Berlusconi, ma che rivendica un ruolo forte del centrodestra: in periferia rischia di sparire ovunque per mancanza di classe dirigente e a livello nazionale della selezione delle persone più valide. Occorre uno strumento politico come c’è in Europa e in America, ovvero una forma-partito guidata da un leader pro tempore ma non collegata come accade con Fi, solo all’esperienza personale di un leader, finito il quale c’è il deserto». Nell’agenda di Letta-Alfano e in quella di Renzi c’è la legge elettorale. Eppure da mesi le larghe intese si sono impantanate su una riforma che viene puntualmente rinviata. Non è un bello spettacolo per gli elettori… «Faccio un ragionamento di buon senso. Per chi conosce la storia, nel ’53 De Gasperi fu accusato dalla sinistra di volere quella che venne bollata come ‘legge truffa’: prevedeva che chi prendeva più del 50 per cento dei voti aveva il premio di maggioranza. Oggi stiamo parlando del Porcellum che un premio di maggioranza stratosferico lo dà a chi prende il 29 per cento dei voti». Renzi dice: ho 300 deputati e Alfano 30 senatori. La golden share del governo ora è in mano al Pd. Cosa risponde al sindaco-rottamatore? «Dico che ne ha quanti ne avremmo potuti avere noi o Grillo proprio con il Porcellum. Allora, visto che tutti hanno detto che questo premio di maggioranza è un follia, intanto cominciamo a toglierlo. Io poi penso che non esiste una legge elettorale perfetta, ciascuna ha i suoi pro e i suo contro, il punto vero è a monte, cioè la democraticità dei partiti che mettono in lista le persone. Vale sia per l’uninominale che per le preferenze: in entrambi i casi gli elettori si trovano a scegliere persone candidate dai partiti. Quindi io dico: almeno mettiamoci d’accordo sul minimo che serve, ovvero rivediamo il premio di maggioranza senza aspettare la Consulta». Il ministro Quagliariello ha detto che nel patto di maggioranza 2014 “o si fanno le riforme compresa la legge elettorale, o il governo non ha più ragione di esistere”. Torna l’idea del decreto? «Condivido. Certo, se ci fosse un impantanamento totale della politica il governo con un atto di responsabilità potrebbe abolire questa parte della legge per via decreto. Se il parlamento lo approva bene, altrimenti questa avventura si può considerare chiusa». Dica la verità: cosa c’è dietro l’impasse? «Ci sono convenienze». Di chi e su cosa? «La sinistra vuole il doppio turno perché sa bene che gli elettori moderati vanno a votare al primo e non al secondo. E sui collegi uninominali non dice ad esempio che in quattro regioni rosse tra le quali Emilia Romagna e Toscana il partito candida chi vuole che passi garantendogli cioè un collegio blindato. Ricorda Di Pietro nel Mugello? In altre parole: fra Cristo e Barabba, passerebbe Barabba». Il suo ex collega di partito Brunetta propone un referendum costituente sulle riforme, compreso il sistema di voto? Condivide? «In Emilia Romagna ho fatto per tanti anni l’opposizione, so bene qual è la logica: Fi si inventa ogni giorno qualcosa per disturbare Letta, per creare motivi di dissenso, di polemica non finalizzati a costruire piuttosto ad andare al voto subito. Brunetta fa il suo mestiere…». L’agenda di Renzi non è quella di Letta e Alfano. Come fate dal 9 dicembre? Cosa non la convince dei temi che ha messo sul tavolo del premier? «Di Renzi non mi convince Renzi. Sta cavalcando temi demagogici ogni giorno e come giustamente dice Crozza imitandolo - oppure è Renzi che imita Crozza ? – deve dire banalità o declinare slogan che non hanno nulla a che fare con la realtà». Renzi vuole cancellare la sua legge sulle tossicodipendenze. Come potete fare le larghe intese? «E’ l’esempio più lampante del fatto che quando parla della droga non sa di cosa sta parlando. Procede per slogan, legge da qualche parte che la mia legge va cancellata e lo ripete». Se Renzi vincerà il congresso, dal 9 dicembre sarà il leader del partito azionista di maggioranza del governo ma i suoi ultimatum sono già una spina nel fianco di Letta più che un sostegno. «Renzi sarà il nostro alleato per un anno. E in questo anno non dobbiamo rifare il mondo ma alcune cose specifiche per il bene del paese. Poi ciascuno con la nuova legge elettorale si misurerà da posizioni opposte. Io auspico che nella situazione in cui si trova il paese a prevalere siano le persone responsabili sugli sfasciacarrozze». Considera Renzi uno "sfasciacarrozze"? «Vengo da una cultura in cui i Moro, i Fanfani, i Rumor, spiegavano che governare era difficile, richiedeva di misurarsi con la realtà. Dall’altra parte c’era la tradizione della sinistra con i Togliatti sempre a dire il paradiso socialista, il paradiso in terra: indicavano utopie. Se devo guadare a Letta e Renzi, trovo Renzi un demagogo che, come Grillo, fa grandi proclami che poi si scontrano con la realtà. Preferisco Letta che ai proclami antepone la soluzione dei problemi. A denunciare e protestare è facile,molto  difficile - invece - individuare la soluzione».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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