Chaouki (Pd): «Agenda Renzi? La porti al partito, poi al governo. Letta è del Pd, non un tecnico»

03 dicembre 2013 ore 15:08, intelligo
Chaouki (Pd): «Agenda Renzi? La porti al partito, poi al governo. Letta è del Pd, non un tecnico»
«Alfano rimedi all'errore sull'Imu. Oggi l'Italia non è né di Monti né di Berlusconi»   di Claudia Farallo   «Da segretario del Pd, Renzi dovrebbe innanzitutto pensare a ricostruire il Pd. Quindi, prima degli ultimatum, mi aspetterei da Renzi l’apertura di un dialogo nazionale sul programma». Il deputato democrat Khalid Chaouki, intervistato da IntelligoNews suggerisce al sindaco di Firenze di portare la sua agenda non tanto al governo quanto al partito e ai gruppi parlamentari, dove non tutti sono d’accordo con lui. Sull’agenda del centrodestra, Chaouki non fa giri di parole: «Non si può eliminare l’Imu per tutti». E al vicepremier dice: «Per rimediare a questo errore, credo che anche Alfano debba essere disponibile».   Oggi ognuno ha la sua agenda. Dopo le primarie del Pd, che sintesi è possibile con quella del governo? «Innanzitutto è bene dare una fiducia sostanziale al premier, che è un rappresentante del Pd e non un tecnico. Fino ad adesso il governo ha fatto il possibile: è chiaro che serve un’accelerazione, ma non credo ci sia bisogno di stravolgimenti. Le riforme istituzionali erano e devono rimanere una priorità, insieme a riaprire un dialogo diverso con l’Ue. Serve poi più incisività rispetto ai temi sociali, all’attenzione alle fasce più deboli e all’emergenza immigrazione, che rischia di passare inosservata a poche settimane dalla tragedia di Lampedusa».  Ipotizziamo che Renzi diventi segretario del Pd. Come influenzerebbe l’agenda Letta? «Da segretario del Pd, Renzi dovrebbe innanzitutto pensare a ricostruire il Pd. Noi arriviamo a queste primarie con un partito frammentato, e un segretario ha il compito primario di garantire l’unità. Quindi, prima degli ultimatum, mi aspetterei da Renzi l’apertura di un dialogo nazionale sul programma con tutti gli iscritti, e anche con il gruppo parlamentare, che tra l’altro è stato costituito prima di queste primarie e che, quindi, ha sensibilità diverse, a volte anche contrapposte, rispetto ad alcune proposte emerse da Renzi in queste settimane».  Quindi suggerisce di iniziare col trovare una sintesi tra le diverse agende del Pd? «Assolutamente sì. Renzi stesso ha detto più di una volta che non siamo un partito dell’uomo solo al comando. In modo coerente, credo si debba evitare quella propulsione personalistica che fa sì che Renzi si autoproclami pungolatore o salvatore del governo, quando invece va riconosciuto a Letta un grande lavoro e va aperto un dialogo per coordinarci sulle cose da fare, in Parlamento e fuori».  Insomma, Renzi dovrebbe guardare meno al governo e più alla ricostruzione del Pd? «Ricostruzione del partito e soprattutto del dialogo con la società italiana. Tutti abbiamo detto che i 5stelle hanno guadagnato molto consenso perché c’è una crisi di rappresentanza e di credibilità dei partiti. Prima di preoccuparsi di andare a Palazzo Chigi e stimolare un premier che già ha dato prova di grande impegno, un segretario dovrebbe recarsi innanzitutto nei luoghi della crisi, per lavorare sul riacquisto di credibilità da parte della politica con un dialogo franco e coerente. Magari, suggerendo al governo il da farsi in modo costruttivo, e non con termini e modalità che sembrano invece tentare di mettere in difficoltà e in imbarazzo il premier».  Non possiamo dimenticare che c’è anche l’agenda Alfano, sul cui cavallo di battaglia, cioè l’Imu, si stanno scatenando forti critiche. «Uno degli errori fatto dal governo, e dalla nostra parte politica, è stato l’aver accettato troppo al ribasso questo compromesso e il far mettere una bandierina al centrodestra, il che ha creato una serie di conseguenze  disastrose sui conti pubblici e il fatto di dover correre a coperture non previste, a discapito di iniziative che potevano essere utili in campo sociale». Crede possibile un cambio di marcia? «Rivedere questa norma deve essere uno dei temi in agenda. Credo si stia cercando di trovare una nuova mediazione, che equilibri quest’abolizione a favore delle fasce più deboli. C’è una confusione che è davanti agli occhi di tutti e che, purtroppo, è nata perché si è persa la bussola: non si può eliminare l’Imu per tutti, perché è insostenibile sul fronte dei conti dello Stato ma anche degli Enti locali. Per rimediare a questo errore, credo che anche Alfano debba essere disponibile, per andare avanti in una coalizione che deve tener conto degli interessi degli italiani, e non di quelle che sono bandiere di campagna elettorale». Prima accennava ai rapporti con l’Ue. Come giudica lo scetticismo di Rehn sul risanamento dei conti dell'Italia? «Oggi l’Italia non è né quella del governo Monti né quella del governo Berlusconi. È un’Italia che ha una rappresentanza politica unita, forte e qualificata, rappresentata dal Presidente Letta. Quella di sbattere i pugni sul tavolo è una metafora fasulla propinata dal centrodestra per tanto tempo, mentre poi di fatto sottoscriveva tutti gli impegni che oggi siamo costretti a pagare con gravi sacrifici per i cittadini. Ma credo che abbiamo le carte in regola per creare un’alleanza, soprattutto fra i Paesi mediterranei e l’Europa meridionale, per cercare di riproporre un nuovo paradigma europeo. Non si può continuare a sottostare a queste linee rigide, trascurando la grave crisi sociale del nostro Paese, che piano piano si sta diffondendo anche in altri».  Quindi crede che il governo Letta possa negoziare un allentamento del rigore in Ue? «Credo assolutamente di sì. C’è questo tentativo, questo sforzo, che magari in termini di “zero virgola” potrà non corrispondere a quelli che erano gli impegni, ma che in prospettiva ci sta sicuramente aiutando a mettere in conti in regola. Come gli altri Paesi europei, penso che il nostro sia qualificato ad ottenere anche un margine di flessibilità, ma questo sta tutto nella nostra capacità di dimostrarci stabili, affidabili e credibili. In questo senso, la compattezza verso il governo attuale e la maggioranza diventa cruciale e fondamentale».
autore / intelligo
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