Giuramento, Sarubbi: “Da ora in poi la pancia ai partiti e la testa al Quirinale. Mi ricorda Gronchi, Scalfaro e Cossiga"

03 febbraio 2015 ore 16:19, Lucia Bigozzi
Giuramento, Sarubbi: “Da ora in poi la pancia ai partiti e la testa al Quirinale. Mi ricorda Gronchi, Scalfaro e Cossiga'
Il discorso di Mattarella alle Camere letto in controluce e ri-letto riprendendo quelli dei suoi undici predecessori. Esercizio analitico col quale Andrea Sarubbi, editorialista del Gruppo L’Espresso, svela a Intelligonews cosa c’è dietro alle parole del neo presidente della Repubblica e come  (e quanto) il Colle “peserà” in questa legislatura. Come legge la piattaforma programmatico-istituzionale del discorso di Mattarella? «Per quanto riguarda lo stile, il passaggio-chiave è quello dell’arbitro che deve essere e sarà imparziale. Questo, però, è un passaggio che ogni presidente della Repubblica ha ripetuto quando si è insediato. Ricordo Scalfaro che nel ’92 disse che sarebbe stato il garante e il moderatore supremo e incassò gli applausi da sinistra, centro e destra, poi due anni dopo arrivò Forza Italia e sappiamo come è andata. Su Mattarella c’è da dire che dalla sua, ha una storia di pacificatore: nel giro dei commenti e delle analisi, Castagnetti faceva notare che anche il Mattarellum, di fatto, è un atto di pacificazione. Nelle cronache parlamentari è passata di più la vicenda di quando all’Ergife apostrofò Buttiglione e molto di meno le tante volte in cui Mattarella ha svolto il ruolo di pacificatore. Io ce lo vedo poco a rimandare alle Camere un testo di legge senza firmarlo, mentre lo vedo di più intento a chiamare i politici in maniera più o meno riservata e a farglielo modificare prima di arrivare allo scontro istituzionale. Tanto è vero che nel richiamo alla pacificazione si colgono anche alcune esitazioni del suo discorso, dalla Resistenza ai Marò: c’è dentro tutto l’arco costituzionale. Paradossalmente, le cose che potevano essere ritenute prevedibili, cioè il mettere l’accento su se stesso, sono le stesse che ha messo in secondo piano privilegiando le attese degli altri. Aggiungo un ultimo aspetto…». Quale? «Nelle analisi che ho scritto oggi per il Gruppo L’Espresso ho evidenziato che un discorso presidenziale è una letteratura a parte, una gara di pattinaggio artistico dove gli atleti sembra che facciano ciò che vogliono in realtà se non fai il triplo axel, i giudici ti penalizzano. Ci sono passaggi e richiami che per forza devi fare, come quello sulle riforme o sulla Resistenza». E’ tornata la sinistra Dc? C’è chi nota che il discorso di Mattarella potrebbe essere stato quello di Moro o Donat Cattin quarantanni dopo. «Mi sono andato a rileggere tutti i discorsi dei dodici presidenti della Repubblica di cui ho fatto una sintesi sul mio blog (www.andreasarubbi.it) Nelle parole di Mattarella ho ritrovato pezzi dei discorsi di Gronchi, di Scalfaro e di Cossiga, talvolta quasi letterali. Questo perché è il ruolo del presidente della Repubblica, non perché Mattarella sia un esponente della sinistra democristiana. Nel 2006 Napolitano parlò di Resistenza ma soprattutto di pacificazione. In una partita di calcio uno po’ fare l’attaccante o il difensore ma quando fa il presidente di una squadra assume un ruolo diverso». Ma rispetto alla legislatura e al governo Renzi, il ruolo di Mattarella al Quirinale rappresenterà un freno o un elemento forte di stabilizzazione? «Né l’uno né l’altro. Cosa poteva sognare nella vita uno come Renzi che vive a favore di telecamera? Un presidente che si inceppasse sui fogli e ne perdesse qualcuno ed è accaduto… Mattarella ha uno stile totalmente diverso da quello di Renzi e uno spessore totalmente diverso dal suo; in altre parole, non gli fa concorrenza sullo stesso terreno. Se al Colle fosse salito Veltroni, Renzi avrebbe tremato a livello di leadership personale nel senso che non avrebbe toccato palla, perché Veltroni ha uno standing internazionale e sa stare davanti alle telecamere. Giocando ruoli diversi, d’ora in poi ci sarà una politica di ‘pancia’ fatta dai partiti e che ci porterà a votare e una politica di testa che farà il Quirinale. E’ chiaro, tuttavia, che Mattarella su alcune cose dovrà dire dei sì e dei no: starà a Renzi non farsi frenare ma la cosa certa è che Mattarella con un fratello ucciso dalla mafia, non pagherà cambiali a nessuno». Cosa c’è dietro il passaggio sulla famiglia e in particolare sulla tutela ‘dei diritti della sfera personale’? L’apertura alle unioni civili? «Secondo me, in quel passaggio è stato un vero democristiano di sinistra, perché non ha parlato di nuove famiglie e ha tenuto ben distinta la parte relativa alla famiglia da quella dei diritti della persona. Vuol dire che non sei contrario alla disciplina giuridica delle convivenze, ma stai dicendo che la famiglia è un capitolo a parte». Marò e migranti: quali messaggi da Mattarella? «Il passaggio sui Marò era una cosa attesissima e richiesta; se non li avesse citati, oggi la destra avrebbe parlato solo di quello. Mattarella è il secondo presidente della Repubblica che parla di immigrati, il primo fu Napolitano nel discorso di insediamento del 2006, quando li definì persone che fanno parte della nostra comunità e ne garantiscono la prosperità. Ci sono alcuni passaggio dei discorsi dei capi di Stato che richiamano lo schema che dicevo prima, del pattinaggio artistico e altre che sono il segno dei tempi. La cosa che mi ha colpito di Mattarella è stato il riferimento, per due volte, alle nuove tecnologie. Le ha citate quando ha toccato la riforma della Pubblica Amministrazione e quando ha parlato di scuola. Mai nessun presidente prima di lui lo ha fatto e questo perché anche il presidente della Repubblica è figlio del suo tempo. L’altro passaggio che mi ha colpito del suo discorso riguarda la Chiesa». Perché? «E’ stato un riferimento en passant come a voler significare: si sa chi sono io, non ho bisogno di dirlo. Scalfaro fece l’opposto: esordì citando Dio nelle prime due righe dell’intervento e alla terza parlò della Madonna, rendendo omaggio a ‘colei che umile e pura e madre dell’uomo e delle creature’. E’ un approccio diverso; paradossalmente parlò più di Chiesa Ciampi che oggi Mattarella ma perché lo dà per scontato e lo ha fatto rivolgendo un saluto al Papa che gli aveva mandato un messaggio nella parte del discorso in cui parlava di corruzione. Diciamo che nella sua performance di pattinaggio artistico, Mattarella ha fatto tutti gli axel necessari ma con grande leggerezza».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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