Chi sono i berlusconiani puri e "diversamente" nella guerra alla leadership di Forza Italia. E Tajani...

03 giugno 2014 ore 11:16, Americo Mascarucci
Chi sono i berlusconiani puri e 'diversamente' nella guerra alla leadership di Forza Italia. E Tajani...
Si è riaperta in Forza Italia la guerra fra berlusconiani puri e diversamente berlusconiani. Quest’ultima definizione era stata ritagliata su misura mesi fa per i seguaci di Angelino Alfano quando ancora non c’era stata la scissione e non era nato il Nuovo centrodestra. Adesso la formula si ripropone all’interno del partito azzurro.
Diversamente berlusconiani sono Raffaele Fitto e Mariastella Gelmini che hanno lanciato l’idea delle primarie per eleggere i dirigenti ad ogni livello. Fedeli a Berlusconi nei secoli, ma consapevoli che ormai l’ex Cavaliere ha esaurito il suo ruolo e la propria spinta propulsiva. I berlusconiani puri sono invece quelli per i quali Berlusconi è eterno e pronto a risorgere dalle proprie ceneri come l’araba fenice; quelli per cui se muore Berlusconi (in senso politico) gli altri devono suicidarsi al seguito, come avveniva nell’antico Egitto dove, morto il faraone, i suoi consiglieri di fiducia si facevano interrare nella piramide insieme a lui. Fra questi il più “falco” di tutti pare essere il neo riconfermato europarlamentare Antonio Tajani, in servizio permanente effettivo dal 1994, quando Berlusconi stesso lo “rubò” a Montanelli scegliendolo come portavoce. Tajani era infatti caporedattore de Il Giornale e pare occupasse un posto d’onore nel cuore di Indro, in virtù della sua attiva militanza monarchica. Da allora per il nostro è stata un’escalation continua, che si è però consumata fra alti e bassi. Tajani entrò la prima volta nell’europarlamento nel giugno del 1994 e vi è rimasto ininterrottamente fino ad oggi, sempre con un alto numero di preferenze personali raccolte nell’Italia centrale. Saltò soltanto le elezioni del 2009, alle quali non si presentò essendo stato nominato commissario europeo ai trasporti. E’ considerato il capo supremo ed indiscusso dei berlusconiani nel Lazio al punto che, tutti quelli che hanno tentato di insidiare la sua leadership, alla fine ci hanno sempre rimesso. Nel 2001 Tajani si candidò sindaco di Roma contro Walter Veltroni, ma nonostante il vento a favore che spirava in direzione del centrodestra, non riuscì a vincere. Ne approfittarono i suoi tanti nemici interni che si misero a chiedere con insistenza a Berlusconi la nomina di un nuovo coordinatore regionale. Il Cavaliere però non sentì ragioni e mantenne il proprio delfino al posto di comando da dove, a sentire i critici, Tajani avrebbe continuato a fare danni (politici) con la pala, fino a far perdere al centro destra, grazie alle sue fallimentari strategie, numerose amministrazioni locali, comuni e province storicamente di centrodestra. Alle elezioni europee del 2004 gli fu addebitato anche lo smacco subito da Berlusconi che si vide superato nell’Italia centrale in preferenze dalla giornalista Lilli Gruber capolista dell’Ulivo. Tajani è stato rieletto a pieni voti anche nell’ultima tornata elettorale europea grazie agli accordi siglati con tutti i big del partito nelle province laziali, umbre, toscane e romagnole e adesso è un nemico giurato delle primarie lanciate da Fitto, Gelmini, Carfagna e altri. Preferisce che si facciano congressi riservati agli iscritti, perché con le primarie aperte, dice lui, non sai mai chi viene a votare. Tajani teme insomma l’effetto Renzi ed il divario che inevitabilmente si verrebbe a creare fra la nomenclatura di partito e il popolo. Il voto degli iscritti si può controllare, quello dei simpatizzanti no. Il che tradotto sta a significare che con le primarie il nostro potrebbe perdere la leadership di Forza Italia nel Lazio, fino ad oggi conservata selezionando minuziosamente le classi dirigenti sul territorio. E così, di fronte ad un Alfano che ha indossato da tempo i panni del Dino Grandi della situazione, un Fitto che potrebbe diventare il Galeazzo Ciano di Berlusconi, Tajani preferisce imitare il fedelissimo Alessandro Pavolini, quello che al Duce restò fedele fino alla morte. Pavolini fu l’ideatore del Ridotto della Valtellina e sono tanti nell’entourage berlusconiano quelli che non vogliono rassegnarsi alla “caduta dell’impero”. E così, come avvenuto con Alfano e company è già ripartita la caccia ai traditori, con tanto di “processi sommari” a mezzo stampa contro coloro che, realisticamente e a viso aperto, osano guardare oltre Berlusconi. Un delitto di lesa maestà per i novelli Pavolini della corte di Arcore.
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