Di Stefano (Casapound): Preiti come Casseri, molte ombre. Se condannano i marò l’ambasciata indiana va chiusa con qualsiasi mezzo (VIDEO)»

03 maggio 2013 ore 17:24, Marta Moriconi
Di Stefano (Casapound): Preiti come Casseri, molte ombre. Se condannano i marò l’ambasciata indiana va chiusa con qualsiasi mezzo (VIDEO)»
«Vi ricordate il pazzo razzista di  Casapound che sparò ai senegalesi a Firenze? Beh, come il caso Preiti, anche quella vicenda andrebbe approfondita. L’ appartamento fu trovato vuoto, gli hard disk del computer non c’erano più. Molto strano». E’ il vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano a parlare e a lanciare un messaggio ben preciso anche a chi si sta occupando (anzi, non si sta occupando, secondo loro) del Caso-Marò:  «Se i nostri due fucilieri saranno condannati, l’ambasciata indiana in Italia a quel punto andrebbe chiusa con qualsiasi mezzo. Non avrebbe vita tranquilla, non fosse altro perché siamo a  pochi isolati dall’ambasciata». Quanto al governo Letta, Di Stefano è drastico: «E’ la fotocopia del governo Monti». Non le piace proprio questo governo Pd-Pdl? «Lo appoggiano gli stessi partiti che hanno appoggiato Monti. Non basta mettere Stefano Fassina per tentare di dargli un’impronta sociale. E’ un governo che si appresta a seguire le politiche folli liberiste che ci impone l’Ue. Noi siamo per la sovranità». Sta montando un disagio sociale. C’è una società che non ce la fa più. Veda Caso Preiti. Paolo Becchi ha avanzato sospetti inquietanti. Lei che ne pensa?    «Senz’altro la vicenda è da approfondire. Ogni tanto ci sono persone che decidono di fare un gesto disperato e decidono di farlo contro qualcun’altro. Fortunatamente in questo caso, l’attentatore non è morto e si potrà arrivare alla verità. Ma ricordo a tutti che ci fu un caso a Firenze su cui aleggiano delle ombre.  Quando nacque il governo Monti, Casapound scese in piazza per protestare. Accadde poi, che un simpatizzante, iscritto a Casapound  impazzì e sparò, prima di suicidarsi, contro due senegalesi in un mercato fiorentino. L’appartamento fu trovato vuoto e gli hard disk dei computer non c’erano più. Tutti lo hanno liquidato come un militante razzista impazzito, ma nessuno riuscì a chiarire come poteva avere un porto d’armi una persona col diabete, in depressione e in cura a livello psichiatrico. Su Preiti speriamo si possa fare più luce». Caso Marò. Avete dato vita a molte iniziative. Quali altre in cantiere? «Nella fase in cui siamo Casapound ha solo una cosa da fare: aspettare di vedere come si evolve la situazione. E poi scendere anche a tragiche conseguenze se i nostri due soldati italiani venissero catturati. Si è trattato di una cattura di due soldati dello Stato italiano. Una condanna equivarrebbe per noi ad un atto di guerra. L’ambasciata indiana in Italia a quel punto andrebbe chiusa con qualsiasi mezzo. E comunque, andava chiusa a prescindere dall’inizio di questa vicenda, soprattutto quando gli indiani hanno “sequestrato” il nostro ambasciatore e hanno distribuito le sue foto negli aeroporti come se fosse stato un criminale comune. Insomma, se ci sarà una condanna, l’ambasciata indiana in Italia non avrà vita tranquilla, non fosse altro perché siamo a  pochi isolati dal lei. Tra l’altro noi abbiamo le prove e un nostro esperto sta girando l’Italia per dimostrare che i proiettili non possono essere stati sparati dall’alto verso il basso, e questo si evince semplicemente dal foro di entrata dei proiettili. Per i marò ci stiamo spendendo in tutti modi. Abbiamo proposto anche una manovra militare al largo del Kerala, le opzioni militari vanno calcolate. Non perché ci piace la guerra. E’ che solo mettendo a rischio la pace internazionale possiamo costringere la comunità internazionale a darci l’aiuto che ci occorre e che ci deve.  D’altronde noi mandiamo i nostri soldati a morire in mezzo mondo per avere un prestigio internazionale che oggi non ci appartiene. Onu, Nato, Ue ci hanno abbandonato».  
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