Pubblica amministrazione e Irap: Renzi alla prova dei conti in-stabili

03 marzo 2014 ore 12:32, intelligo
Pubblica amministrazione e Irap: Renzi alla prova dei conti in-stabili
di Luca Lippi
Matteo Renzi parte in pompa magna al Senato con un programma da 100 miliardi di euro, si sgonfia nel discorso di presentazione alla Camera, e poi non comunica le strategie per attuare il suo programma economico. La scarsa chiarezza potrebbe essere una strategia per incuriosire, sarà un nuovo corso anche questo, e allora accettando la sfida, è possibile scoprire il percorso indicato dai consiglieri del nuovo Presidente del Consiglio senza stare troppo a seguire le sue confuse indicazioni. Renzi in nome e per conto del suo esecutivo ha assunto i seguenti impegni: Rimborso totale dei debiti della Pubblica Amministrazione, Incremento del Fondo centrale di garanzia e riduzione dell’Irap del 10%. Tutto questo ricorrendo al fondo disponibile della Cassa Depositi e Prestiti. S’ignorino gli importi dichiarati perché, parrebbe, li ignora anche Renzi. Considerando le stime fatte dagli addetti ai lavori del nuovo esecutivo, i debiti della Pubblica Amministrazioni sono cinquanta miliardi di Euro. L’esecutivo conta sulle liquidità disponibili nel conto corrente di tesoreria della Cassa Depositi e Prestiti presso il ministero del Tesoro. La cifra è attualmente di 139 miliardi di euro. Togliendo la quota parte che è il fondo di sicurezza per garantire i rimborsi programmati e anticipati degli strumenti di risparmio postale (rilevabili statisticamente), diciamo che Renzi può contare su circa 100 miliardi. La quota di garanzia è così rilevata: 2.5 miliardi sono la riserva obbligatoria minima per legge, i dati del 2013 non sono ancora noti ma riferendoci a quelli denunciati nel 2012 i rimborsi sono stati di 4.6 miliardi di euro, a giugno 2013 il deposito a riserva pubblicato ufficialmente è di 5.3 miliardi di euro, quindi la Cassa depositi e Prestiti è ampiamente in sicurezza. L’ex ministro Saccomanni stima i debiti della pubblica amministrazione in cinquanta miliardi di euro, dei quali sono già in copertura nell’anno in corso 20 miliardi, quindi il nuovo esecutivo eredita l’onere di ricavare coperture per i rimanenti 30 miliardi di euro allo scopo di mantenere le promesse. Non è possibile prelevare liberamente liquidità, come se l’esecutivo disponesse di un bancomat, tutto deve essere eseguito secondo una precisa procedura dettata da leggi dello Stato poiché i saldi non possono variare senza provvedimenti ufficiali. Nel caso del prelievo dei trenta miliardi residui per saldare totalmente i debiti della Pubblica Amministrazione, i fondi sarebbero sostituiti con l’emissione di nuove obbligazioni. In bilancio dunque non accadrebbe nulla, poiché la passività che si riferisce ai debiti succitati sarebbe rimpiazzata dalla passività dell’emissione obbligazionaria. Non appena l’emissione otterrà la garanzia dello Stato, questa sarà acquistabile dalla Cassa Depositi e Prestiti che la iscriverà a bilancio come liquidità (linguaggio non convenzionale per favorire la comprensione) perché sono titoli scambiabili come fosse moneta. Nella malaugurata ipotesi di eventuali perdite in conto capitale, queste sarebbero iscritte esclusivamente alla loro scadenza, e quindi non vanno a intaccare i saldi dell’esercizio in corso, probabilmente neanche della legislatura in corso. Il capitolo concernente la riduzione dell’Irap del 10% (siamo nell’ordine dei quattro miliardi di euro) è invece liquidabile seguendo la strategia adottata da Carlo Cottarelli. Il commissario del FMI ha già individuato 2.5 miliardi di Euro dalla Spending Review (sprechi nella Pubblica Amministrazione). Altri 1.5 miliardi di euro si recuperano dai sussidi devoluti con eccessiva leggerezza, e quindi inutili, a Poste Italiane e Ferrovie dello Stato, tanto per fare un esempio. Parliamo ora del Fondo Centrale di Garanzia. Sempre il Presidente del consiglio anche in questo caso tira in ballo la Cassa Depositi e Prestiti. In realtà l’incremento è recuperabile dal Fondo strutturale europeo, lo stesso Renzi lo aveva già ipotizzato durante la sua campagna per l’elezione alle primarie del PD del 2012, s’ignora, dunque, la deviazione sulla Cassa depositi e Prestiti per questo capitolo durante il discorso al Senato; un po’ di confusione. Se i numeri sono REALI e i dati “ufficiali” giusti, questo è il meccanismo per recuperare fondi necessari per attuare il piano economico del Primo Ministro Renzi, ed è attuabile. L’impossibilità che una procedura così semplice possa essere seguita senza intoppi e nei tempi stimati dal Presidente Renzi è addebitabile al fatto che tutto questo deve compiersi attraverso il solito percorso legislativo, e questo comporta due rischi “certi”. Il primo che i tempi si dilateranno perniciosamente mentre la situazione economica peggiora senza tenere conto delle beghe burocratiche di Palazzo, il secondo è che, inevitabilmente, per velocizzare le procedure si andranno ad alterare i saldi anche se solo temporaneamente e alcuni schieramenti non aspettano altro per sfiduciare l’esecutivo.
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