Di Stefano (CPI): "Ucraina, bene gli sforzi di Putin per mondo multipolare. Caso Cremona conferma nostre idee. Oscar e Renzi..."

03 marzo 2014 ore 17:24, intelligo
Di Stefano (CPI): 'Ucraina, bene gli sforzi di Putin per mondo multipolare. Caso Cremona conferma nostre idee. Oscar e Renzi...'
di Adriano Scianca
A Cremona un bambino di origine cubana ma amministrativamente apolide è immediatamente diventato italiano: si tratta di un’eccezione prevista dalla legge attualmente in vigore, che tuttavia i corifei dello Ius Soli hanno sfruttato, contraddittoriamente, per dire che tale normativa… va cambiata. Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia, non è d’accordo: “La legge va bene così com’è. E lo ius soli va combattuto sempre”. E poi a Intelligonews parla di Putin e dell'Ucraina, di Renzi e di Marino, ma anche dell'Oscar vinto dalla "Grande bellezza". Il caso del bambino di Cremona ha riacceso gli entusiasmi dei fan dello Ius Soli. Eppure il caso in questione sembra confermare la bontà della legge attuale più che consigliare un suo cambiamento. Di Stefano, lei come la vede? «Sono d’accordo, credo che la nostra legge sia abbastanza buona: devono passare 10 anni di residenza in Italia prima di essere italiani. E chi nasce qui deve raggiungere la maggiore età, con la consapevolezza che serve per tante altre cose. La cittadinanza deve essere una scelta, non un’imposizione. È per questo che noi siamo contrari allo ius soli. Non è detto che chi nasce debba necessariamente voler essere italiano». E poi, tornando al caso di Cremona, la legge in vigore sembra abbastanza elastica da poter comprendere anche le eccezioni, come appunto gli apolidi. «Certo, la legge che c’è va benissimo così. Purtroppo attorno a queste vicende si sviluppa la logica del derby, con tutti gli specchietti per le allodole del caso. Nonostante il dibattito inquinato è doveroso contestare lo ius soli come ha fatto CasaPound, andando a protestare contro l’ex ministro Kyenge in ogni dove». Ora Kyenge non è più al governo. C’è da esultare? «Purtroppo non credo che cambi nulla circa le linee guida del governo in materia. Certo, non avremo più il fastidio di dover sentire certe argomentazioni da un cittadino italiano di origine straniera. Lo dico con la massima serenità e penso che dia fastidio anche a tanti elettori della sinistra sentire qualcuno che giudica secoli di storia, tradizione e legislazione italiana venendo da un altro paese. Dobbiamo decidere noi i destini del nostro popolo, non può venire qualcun altro, di un altro popolo a dirci cosa fare e come essere». Abbiamo parlato del nuovo governo: un primo giudizio su Renzi? «Per adesso abbiamo visto pochi passi concreti e molte dichiarazioni preoccupanti. Come per esempio il fatto di individuare la Cassa depositi e prestiti come posto dove andare a mettere le mani per reperire fondi senza andare a intaccare il rapporto deficit/pil. Renzi si presenta come il salvatore, ha mille proposte in testa, vuole cambiare tutto senza dire come queste politiche verranno pagate. È ovvio che il nostro usuraio, ovvero l’Ue e la grande finanza internazionale, pretenderà che tali politiche vengano pagate con le nostre aziende pubbliche e la privatizzazioni di tutti i settori. Del resto mi sembra che su questo nel Pd ci sia una diatriba. Marino, per esempio, ha detto che Acea rimarrà in mano pubbliche e per una volta non si può non applaudire». Appena insediatosi, Renzi ha dovuto affrontare la questione ucraina. CasaPound come vede lo scontro fra Kiev e Mosca? «Cpi ha sempre sostenuto l'importanza degli sforzi di Putin per creare un mondo multipolare. Nel caso specifico, tuttavia, era impossibile non notare che la ribellione ucraina aveva un forte carattere nazional-rivoluzionario e si rivolgeva contro un governo corrotto come pochi altri. Per quel che vale, Cpi ha invitato i nazionalisti ucraini a resistere alle sirene dell'Ue e dei professionisti della destabilizzazione, invito che non possiamo che rinnovare. Ora, tuttavia, con le tensioni in Crimea – terra peraltro storicamente e culturalmente russa – la questione si complica. Quello che serve, adesso, è un cambio di passo diplomatico che consenta una soluzione equilibrata. E non è escluso che, dietro gli scontri di facciata, un accordo non sia già stato trovato». Torniamo in Italia: che idea si è fatto dello scontro Marino-Renzi a proposito del decreto “salva Roma”? «Noi siamo contro l’idea di mandare in default la capitale. Serve forse un commissariamento, bisogna fare tabula rasa di tante cose, per esempio nelle municipalizzate, serve un commissario che non debba rispondere ai partiti e alle correnti, ma da qui a parlare di default ce ne passa. Del resto è una parola d’ordine leghista che in troppi, a destra, hanno fatto propria. Mandare in default la capitale significa mandare in default la nazione». A proposito di Roma e del suo valore simbolico: cosa pensa dell’Oscar a “La grande bellezza”? «Mi sembra che il film voglia mettere in contrasto la bellezza artistica, architettonica e forse persino spirituale di Roma con la Roma godereccia delle feste di questa borghesia raffazzonata che ormai ha perso ogni dignità. È un contrasto molto forte, che io non leggo in chiave anti-romana, al contrario, è un immagine che fa stridere le cialtronerie buffonesche della borghesia e della politica romana».
autore / intelligo
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