Evasione, in Svizzera cade il segreto bancario ma i capitali restano al “sicuro”

03 marzo 2015 ore 10:45, intelligo
Evasione, in Svizzera cade il segreto bancario ma i capitali restano al “sicuro”
di Luca Lippi
Berlusconi già lo sapeva, Padoan sorride a metà, Renzi lo reputa un successo. Parliamo di Voluntary Disclosure che non è un “successo” di questo governo, ma non lo sarebbe stato neanche di un altro governo di colore diverso, è semplicemente l’evoluzione di una battaglia vinta dalla politica estera USA. Dall’inizio della crisi, gli Stati Uniti hanno cominciato a fare la “guerra” a banche e banchieri svizzeri, a seguire, la strategia statunitense è stata replicata nel tempo da Germania, Francia e Belgio. La strategia è stata quella di affogare la Svizzera d’inchieste, rogatorie e “black list”. Ovviamente a questa strategia la Svizzera ha scelto la controffensiva, e la controffensiva elvetica è quella di accogliere profittevolmente i capitali delle grandi istituzioni private, soprattutto fondi pensione e fondi sovrani in fuga da Paesi instabili. Tutto questo è stato scientificamente stabilito prima della scadenza del 23 febbraio quando la Svizzera ha ritenuto matura la decisione di cedere il segreto bancario (cessione comunque legata a una complicata procedura valutabile per ogni singolo caso a discrezione degli istituti elvetici in ottemperanza agli accordi bilaterali sottoscritti). Una cosa è vera, Renzi e l’Italia recupereranno diversi miliardi d’imposte arretrate e sanzioni pecuniarie. Ovviamente, un’obiezione populistica potrebbe essere “figurati se i grandi evasori si fanno cogliere impreparati” e infatti è vero, molti professionisti dell’evasione hanno già trasferito il loro capitale ma non tanti quanti ci si potrebbe aspettare. Spieghiamo meglio. Molti “paradisi fiscali”, come la Svizzera, hanno ricevuto le medesime sollecitazioni riguardo alla cessione del segreto bancario, quindi i “rifugi” per i capitali sottratti al fisco del Paese di origine, si sono ridotti a Londra, e poi a una lista di seconda scelta da sempre che include Israele, Montenegro, Serbia, Seychelles, Slovenia e in ultimo in tutti i sensi, la Tunisia. Tutti gli altri paradisi fiscali si sono arresi a una strategia di maggior guadagno cedendo volentieri il segreto. Ma dov’è il maggior profitto di cedere il segreto bancario? Nel caso specifico dell’accordo fra Italia e Svizzera il maggior profitto sta nel fatto che comunque i capitali rimarranno nelle banche svizzere. Un capitalista degno di questo nome non farà mai rientrare capitali in un Paese che non garantisce politiche di sviluppo concrete. Dunque rimanendo salda (purtroppo) la sfiducia nell’amministrazione politica, i capitalisti non hanno alcun interesse a investire in Italia, dove regna una lentezza insopportabile del sistema giudiziario civile ed amministrativo. Senza intervenire sulle insidie burocratiche e sulla velocizzazione di sentenze che non siano “autoreferenziali” d’istituzioni che invece di tutelare diritti vogliono interferire nella politica del Paese, soprattutto senza intervenire consistentemente sulle politiche fiscali, mai nessun capitalista tornerà a investire nel proprio Paese e meno che meno investitori stranieri. Finita la dotazione del recupero di poste sottratte al fisco italiano, rimarrà il buco incolmabile di non aver creato una base imponibile soddisfacente alla remunerazione dei servizi da offrire per richiamare investitori in fuga e nuovi.
autore / intelligo
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