Arriva la ripresa ma siamo l'ultima ruota del carro in Europa. ECCO I GRAFICI

03 marzo 2015 ore 11:22, intelligo
di Gianni Balduzzi La ripresa del PIL è così attesa, ormai da anni, che anche i più timidi segnali positivi riescono a guadagnare i titoli dei giornali, statistiche che sarebbero state giudicate negative solo 10 anni fa sono definiti “segnali di speranza”, concreti indizi dopo anni di attese e di “luci in fondo al tunnel”. Così la stagnazione del PIL nell’ultimo trimestre del 2014 rispetto al precedente, una crescita zero di fatto, è stata salutata, dal governo in primis, ma anche da molti operatori economici, come la fine della recessione, anche se a livello tendenziale, ovvero anno su anno, in realtà vi è ancora un calo del PIL dello 0,3%. Anche le stime per il primo trimestre 2015, che vanno da un -0,1% a un +0,3% a livello congiunturale, con media +0,1%, sono un risultato molto striminzito considerando l’imponente convergenza di fattori esterni a nostra favore, dal Quantitative Easing, alla svalutazione dell’euro, al crollo del prezzo del petrolio. E’ tuttavia soprattutto il confronto con il resto d’Europa che è impietoso, è dal 2003 che costantemente cresciamo un punto, un punto e mezzo meno della media Europea. E anche ora non si scorge un’eccezione, qui di seguito i tassi di crescita dei Paesi europei negli ultimi trimestri 2014:
Arriva la ripresa ma siamo l'ultima ruota del carro in Europa. ECCO I GRAFICI
Come si vede a livello tendenziale (la foto qui a destra) la media europea è di un +0,9%, quindi un 1,2% meglio dell’Italia. E quali sono i Paesi con le migliori performances? Oltre ai soliti Paesi dell’Est vi sono i nostri ex compagni PIGS, la Grecia nonostante un ultimo trimestre di incertezze politiche cresce rispetto a fine 2013 del 1,7%, la Spagna è quella che sorprende di più con un +2%, passato inosservato sui media italiani. Ha goduto del salvataggio delle proprie banche da parte del Fondo Salva Stati per 41 miliardi, e in cambio ha avviato riforme molto più dure di quelle italiane, a cominciare dalla decurtazione delle tredicesime per i dipendenti pubblici a un grande aumento della flessibilità del lavoro, senza contare una pressione fiscale inferiore del 10%, i cui risultati si possono apprezzare nella crescita accumulata negli anni 2000: La Spagna è l’unico Paese che può vantare, tra i PIGS (qui senza l’Irlanda), una vera crescita, di ben il 31,6% dal 1999, contro il 4% italiano, e non si può parlare di bolla come nel caso greco, visto che l’aggiustamento dopo il 2008 c’è stato, ma ha annullato solo una parte ridotta dei progressi del decennio successivo al 2000. Evidentemente vengono a cadere i discorsi su un’Europa mediterranea che non si risolleva dalla crisi, magari complice il “giogo” tedesco, o su una austerità “inutile”
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E proprio la Germania è un altro Paese che segna una crescita tendenziale oltre le previsioni a fine 2014, al 1,5-1,6% a seconda delle stime, un’accelerazione rispetto agli ultimi dati, come si vede di seguito: Si era parlato di un rallentamento del Paese, di una crescita limitata dalla compressione dei consumi interni a causa della “miope” attenzione posta solo sul contenimento del deficit di bilancio, o per l’austerità imposta agli altri Paesi europei che avrebbe danneggiato l’export verso i vicini. E invece la crescita c’è, trainata, quella dei consumi interni, e poi della formazione di capitale fisso, ovvero investimenti, nel campo dei macchinari, soprattutto nelle costruzioni. Infine è proseguito l’aumento delle esportazioni.E’ il segnale di una fiducia nel futuro, si veda l’edilizia, e anche di un equilibrio e di una omogeneità, di un benessere che si distribuisce tra i cittadini, si pensi al record negativo di disoccupazione, nel 2014 vi è stata la creazione di 412 mila posti di lavoro, l’1% in più in un anno, raggiungendo così la cifra di 43 milioni di lavoratori, un record per la Germania. Ed è di questi giorni la notizia di un aumento maggiore del 3% degli stipendi dei metalmeccanici, voluto fortemente dal ministro Schauble, il “falco” dell’austherity in Europa. In Italia si dovrà pensare di più a cause e misure interne più che ad alibi esterni per migliorare la nostra crescita.
autore / intelligo
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