Monti vs Renzi, Causin (Sc): “Fuori luogo le critiche di Mario a Matteo. Il nostro non è un partito, vi dico perché”.

03 settembre 2014 ore 12:49, Lucia Bigozzi
Monti vs Renzi, Causin (Sc): “Fuori luogo le critiche di Mario a Matteo. Il nostro non è un partito, vi dico perché”.
“Fuori luogo le critiche di Monti a Renzi”. Non usa giri di parole Andrea Causin, parlamentare di Sc, nel commentare le dichiarazioni dell’ex premier con Intelligonews. Il che non significa che con Renzi 'va tutto bene, madama la marchesa'. E dice la sua anche sulla poltrona della Giannini...
Come legge le critiche di Monti a Renzi? «Trovo antipatico che un ex presidente del Consiglio si metta a correggere la punteggiatura del premier in carica. Lo trovo fuori luogo anche perché si tratta di due fasi completamente diverse. Monti ha governato in una fase di emergenza con un esecutivo tecnico, in un momento nel quale i partiti, compreso il Pd, erano in crisi profonda, al minimo storico nel consenso, col Pdl frantumato che sembrava dovesse esplodere da un momento all’altro. Monti non ha avuto la possibilità di avere un confronto vero con i soggetti politici; ha assunto alcuni provvedimenti giusti ed utili, altri di bandiera per dare risposte all’Europa ma che si sono rivelati altamente depressivi, penso  alla tassa di lusso sulle automobili sopra i 300 cavalli che ha fatto crollare le vendite di quella tipologia di vetture che invece in Italia tirava, e in termini di Iva non ha portato nelle casse dello Stato grandi risorse. Non trovo giusto il giudizio di Monti su Renzi quando parla del governo delle slides: è vero che il premier è un po’ gigione e che sa giocare molto bene su immagine e comunicazione, vedi la storia del gelato, ma è anche vero che il parlamento e il governo hanno lavorato abbastanza bene e alcuni provvedimenti ci sono, poi è chiaro che gli effetti sull’economia si vedono nello spazio di mesi non di settimane ». Ma l’agenda di Renzi farà salire il Pil di uno o due punti oppure come si è visto finora l’indicatore resterà inchiodato dov’è? «La risposta è no, ma è anche vero che né il governo Monti né altri governi prima di questo hanno avuto l’effetto di rilanciare il Pil. Il punto è: o si torna a produrre e a trasformare la ricchezza prodotta in occupazione e consumi oppure si va poco lontano. Quello che vedo è che non c’è sufficiente coraggio nell’affrontare provvedimenti importanti come quello delle autonomie locali, l’organizzazione della Pa all’interno della quale l’80 per cento del tempo è impiegato per far funzionare una macchina pesante e burocratica e il restante 20 per cento nel complicare la vita alle persone. A Renzi manca il coraggio di andare fino in fondo e questo perché la sinistra del Pd non gli consentirà di intervenire in maniera incisiva su una delle principali zavorre del paese che è il costo diretto e indiretto della Pa. Forse è questo il tratto di debolezza per un retaggio culturale del Pd che trova consenso il larga parte proprio tra l’elettorato della Pa. Lo stesso discorso vale per la valorizzazione delle caserme di proprietà dello Stato o dell’Anas: credo che non si farà nulla perché la macchina amministrativa dello Stato impedisce la valorizzazione di questo patrimonio e alimenta anche una ostilità piscologica da parte dei privati che magari sarebbero interessati a investire, a meno che non si tratti di De Benedetti o di Tronchetti Provera». Sì, ma allora qual è il contributo concreto di Sc al governo? «Scelta Civica non è un partito, un soggetto politico, ma un gruppo parlamentare perchè la fine del soggetto politico è stata decisa da una strategia sbagliata da parte del gruppo dirigente alle europee e da parte degli elettori che hanno deciso che questa esperienza politica non deve avere corrispondenza nel paese. La cosa che Sc può fare, coerentemente coi i valori fondati da Monti, deve cercare di intervenire sui temi economici e della sburocratizzazione». Nei retroscena di Palazzo si parla del toto-ministri nel dopo-Mogherini alla Farnesina e si ipotizza che la poltrona della Giannini, leader di Sc, sia a rischio. Cosa risponde? «Non penso che interessi a qualcuno se Sc resta senza ministro. Non è una questione politica: se ci fosse un partito che ha un consenso consolidato nel paese allora potrebbe rivendicare un ruolo di governo ma così non è. Al di là delle boutade estive, io continuo a essere un estimatore del ministro Giannini che sta lavorando sulla riforma della scuola in maniera molto seria. Ma c’è un piccolo problema…». Quale? «La Giannini non è una sindacalista della Cgil ma un rettore universitario e forse è questo il suo elemento di debolezza. Penso invece che il suo ruolo al governo sia una grande opportunità, anche per il profilo culturale del ministro, diverso da quello di chi prima di lei si è occupato di scuola. Da genitore non tollero più una visione calibrata molto su personale e organizzazione e pochissimo sul percorso formativo dei ragazzi. Da questo punto di vista sono contento di avere come ministro un rettore universitario e non un sindacalista della Cgil». Crisi Kiev-Mosca. L’addestramento delle truppe Nato al confine con la Russia prelude a un intervento militare? E cosa c’è da fare per fermare l’avanzata dall’Isis in Medio Oriente? «Io sono un filo-atlantista e faccio parte dell’assemblea parlamentare Nato. Ciò che sta emergendo in queste settimane ci era stato detto proprio nell’ambito dell’assemblea parlamentare: il confronto con la federazione russa non è regionale o solo legato all’Ucraina, perché la Russia ha mire espansionistiche derivate da esigenze di politica interna incompatibili con gli attuali equilibri. Non è possibile che Putin si svegli e se c’è una minoranza russofona in zone dell’ex Unione Sovietica si finanzino rivolte o movimenti separatisti. C’è una violazione del diritto internazionale e di fronte a questo non può esserci una linea morbida che non vuol dire automaticamente opzione militare. Sull’Isis ho visto le immagini della decapitazione del reporter americano e dico che la comunità internazionale ha sottovalutato il riemergere dei radicalismi fondamentalisti. Lo diceva bene il cardinal Martini dopo l’11 settembre: il fondamentalismo trova terreno fertile quando ci sono condizioni di iniquità e non c’è democrazia e sviluppo. Detto questo, quello che sta accadendo non è accettabile: occorre un risposta militare ferma, senza alcun tentennamento anche per il tipo di sfida lanciata ai valori occidentali».
autore / Lucia Bigozzi
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