Il carabiniere e l’attentatore: due vite a confronto?

30 aprile 2013 ore 10:00, Marta Moriconi
Il carabiniere e l’attentatore: due vite a confronto?
Lui e lui. Il carabiniere e l’attentatore. Il primo lotta per la vita in un letto d’ospedale. Sta leggermente migliorando
. Il secondo è dietro le sbarre.  Ovviamente non li può accomunare l’evento, il fatto (ieri mattina a Roma). Il primo è la vittima di una pistola, il vile sparo del secondo, che giustamente avrà la sua condanna. Li accomuna, però, una morte che hanno rischiato insieme. Il primo, non l’ha cercata. Si è trovato per servizio a controllare l’afflusso di gente, i cittadini che non possono entrare in piazza (piazza Montecitorio) quando le date della politica sono importanti. Il secondo voleva portare a termine la sua folle missione: dare la morte ai politici, ritenuti colpevoli dei disastri della sua vita e darsi la morte subito dopo. Gli è stato legittimamente impedito. E li accomuna la vita. Sono, guardando alla loro biografia, entrambi figli di una crisi, una guerra tra poveri che non ha solo vittime, né veri colpevoli. I carabinieri, da sempre, per pochi soldi vivono in mezzo alla strada, rischiano la vita, subiscono aggressioni, cortei violenti, black bloc, ingiurie, insensibilità e ostilità di ogni genere. Giuseppe Giangrande, infatti, era un carabiniere che negli uffici non è mai passato, ma che aveva un’ esperienza sul campo: aveva lavorato anche in Val di Susa, dopo la ribellione dei No Tav ed era stato impegnato in una missione nei Balcani. Di Prato, da tre mesi era rimasto vedovo: la moglie, Letizia, è morta a seguito di una malattia. La figlia è una dipendente della società di catering “Baloon Bar”. Un uomo normale che sul suo profilo aveva scritto:  ”Buona domenica a tutti. Oggi grande giornata di sole”. Un grande piccolo uomo, solo a rappresentare lo Stato, le istituzioni e troppo spesso politici che non sono all’altezza del loro lavoro. Come ebbe modo di scrivere Pasolini, dopo i noti fatti di Valle Giulia, i carabinieri e i poliziotti sono i veri proletari, non i politici o i sindacalisti di mestiere, i professionisti del disagio, della contestazione, della povertà e della giustizia (che manca). E l’attentatore appartiene alla famiglia dei poveracci, dei disperati, di quelli che hanno perso tutto, anche la ragione: hanno perso lavoro, famiglia, figli e anche la vita. Luigi Preiti, l'attentatore, "era preda del gioco" racconta la moglie, "ma non ha mai fatto mancare nulla al figlio". E' il protagonista di fallimenti e di insuccessi prima della sparatoria davanti a Palazzo Chigi. La sua vita trascorreva, infatti, in questa fase tra slot machine e poi il biliardino. E così aveva perso un sacco di soldi. Una miseria diversa la sua, forse più grande e più complessa. Una crisi economica che partiva da una crisi personale. E ora avrà tempo per riflettere sui suoi errori. Sui suoi troppi errori.    
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