Aldrovandi, Tonelli (Sap): “Operazione verità. Anche io ho applaudito, ecco perchè..."

30 aprile 2014 ore 16:27, Lucia Bigozzi
Aldrovandi, Tonelli (Sap): “Operazione verità. Anche io ho applaudito, ecco perchè...'
“Lanceremo un’operazione verità e vogliamo arrivare alla revisione del processo”. Nel giorno delle polemiche, Gianni Tonelli, neo eletto segretario generale del Sap, ci tiene a dire la sua contro “le tante menzogne che ho sentito”. Nessun applauso “per difendere la casta”, ribadisce nella conversazione con Intelligonews. Con un pensiero alla madre di Aldrovandi…
Tonelli, cosa risponde alle accuse? «Non capisco il clamore mediatico. La vicenda Aldrovandi ha un forte sapore di strumentalità». In che senso? «Gran parte della cittadinanza, anche tra i poliziotti, nel tempo si è maturato il convincimento che i quattro operatori di polizia abbiano qualche responsabilità anche se unicamente a titolo di colpa o negligenza. Per converso, io che conosco perfettamente la vicenda e gli atti processuali, ho maturato un convincimento diverso: ovvero che i miei colleghi siano innocenti e che il bombardamento mediatico in negativo e l’impossibilità da parte loro di potersi difendere davanti all’opinione pubblica, ha creato i convincimento opposto, cioè quello della colpevolezza. Non sono i miei convincimenti, io conosco gli atti processuali e sono convinto che questo clima negativo abbia inciso notevolmente nella sentenza di condanna». Resta il fatto che i quattro poliziotti sono stati condannati con sentenza passata in giudicato. Ma al di là della vicenda giudiziaria, il gesto dell’applauso è stato molto forte. «Va riportato alla realtà dei fatti. Anzitutto, l’episodio si è verificato a porte chiuse durante una fase interna del nostro congresso. Non è stata assolutamente una standing ovation e i cinque minuti di cui si è scritto e parlato. Non nego che è stato un applauso sentito al quale, non mi nascondo dietro a un dito, anche io ho aderito». Me lo spiega il significato di quell’applauso? «Tutti noi abbiamo il convincimento che i colleghi siano stati ingiustamente condannati per un fatto professionale. Quello che stiamo promuovendo – e sta in questo l’applauso – un’operazione di verità con un’azione di informazione mediante la quale è possibile, non con documenti nostri o convincimenti di parte, ma con i documenti ufficiali processuali, dimostrare che gran parte delle informazioni girate non corrispondo alla verità, sono menzogne. Per questo non comprendiamo come mai proprio da alcuni ambienti che sostengono la colpevolezza dei poliziotti, di debba essere contrarietà o levata di scudi perché se i nostri colleghi sono colpevoli saranno i documenti processuali a dimostrarlo; quindi non faremmo che portare acqua al mulino dei colpevolisti. Se invece, come noi sosteniamo, non sono responsabili, allora l’opinione pubblica potrà direttamente prendere visione dei documenti ufficiali e farsi la propria opinione. In questa direzione va anche la nostra richiesta di dotare gli operatori di Polizia di videocamere in grado di fono-videoregistrare cosa accade attorno a loro. Sono convintissimo che se le volanti avessero avuto questo strumento, oggi non ci troveremo di fronte a quattro condannati anche se solo a titolo di negligenza». Però quel gesto ha anche un significato simbolico. Non ritiene che possa essere letto anche in chiave di una difesa da “casta”? «No. E giro questa domanda a lei e a qualsiasi persona che opera nel proprio ambiente di lavoro. Se un collega fosse condannato per un fatto professionale ingiusto e non dimostrato, penso che all’interno dell’ambiente di lavoro gli si stringerebbe la mano e se lo si vede giù, gli si donerebbe un applauso di solidarietà. Abbiamo fatto questo anche noi: è forse vietato in Italia esprimere liberamente il proprio pensiero?». No, però qui c’è un ragazzo morto. Non lo trova irrispettoso quell’applauso anche per la sua memoria? «No, perché non era rivolto all’evento, ma ai colleghi che sentendosi ingiustamente condannati stanno cercando di promuovere un’operazione di verità. Se applaudire a un’operazione verità, anche in un contesto di dolore forte dovuto alla morte del ragazzo, è una colpa, allora siamo colpevoli. Ma se questo non è, il nostro è un gesto legittimo. Che poi in Italia non ci siano tanti Riccardo Cuor di Leone a prendere le difese di quattro sbirri di strada, è un’altra cosa. Però, vogliamo augurarci che con quello che stiamo cercando di spiegare e diffondere su tutti i canali mediativi, di riuscire ad evidenziare la genuinità delle nostre intenzioni». In cosa consiste la vostra operazione-verità? Chiederete la revisione del processo? «Chiediamo solo verità. Desideriamo mostrare alla gente i documenti processuali mettendoli accanto alle menzogne che sono circolate finora. In questo modo emergerà la verità, ne sono certo. Considero i colleghi condannati per errore giudiziario e cerchiamo la revisione del processo. Cominceremo nei prossimi mesi con la pubblicazione su un sito web. Abbiamo le idee chiare e se questo è il prezzo che si deve pagare per la verità, noi del Sap e io in prima persona, lo pagheremo. Se non ci fosse stato qualcuno che avesse ragionato come noi, i nostri colleghi dei Nocs nella vicenda Dozier, o nel caso Calabresi o nella vicenda delle Foibe e in altre situazioni, oggi la verità sarebbe scritta in una maniera differente». Il premier Renzi, il ministro Alfano e il capo della Polizia sono stati molti duri nei vostri confronti. Cosa risponde? «Anzitutto vanno valutate le circostanze nel contesto in cui si sono sviluppate. Considero il ministro e il premier persone in buona fede e chiedo che diano mandato agli Uffici legali e alle Divisioni degli Affari Giuridici di Palazzo Chigi e del Viminale affinchè analizzino la documentazione processuale. Sono certissimo, proprio perché le ritengo persone in buona fede, che saranno portati a convenire con noi che un giudizio di revisione del processo o che il dubbio che il processo sia stato condizionato mediaticamente anche se inconsapevolmente, è qualcosa di più che concreto». Voi criticate anche la magistratura? «Io osservo i comportamenti di alcuni magistrati che molte volte sono stati difformi sia in fase requirente, cioè delle indagini, quando il procuratore capo della Repubblica di Ferrara, Messina e successivamente il dottor Minna avevano espresso convincimenti differenti da quelli che poi si sono sedimentati nella sentenza. Lo stesso Minna qualche anno fa definì la vicenda ‘una fogna mediatica’. Anche in sede di esecuzione della pena, le vicende si portano a pensare a un condizionamento ambientale. Tre giudici di sorveglianza si sono espressi: Padova, Bologna e Milano; solo Bologna ha disposto la carcerazione dei miei colleghi per un fatto colposo, atto quasi unico nella storia. Aggiungo che la Corte di Cassazione nel settembre 2013, ha giudicato illegittimo il rifiuto dell’istanza a non essere carcerati. Purtroppo i colleghi avevano già scontato sei mesi in carcere». Il capo della Polizia Pansa oggi ha incontrato la madre di Aldrovandi ed ha fortemente stigmatizzato il vostro gesto. «Penso che il capo della Polizia abbia sbagliato nell’esprimere valutazioni sul nostro gesto non conoscendo la reale dinamica degli eventi, ma affidandosi al lancio di un’agenzia. Sicuramente fa bene a incontrare la signora Moretti. In questo senso non mi sono mai permesso di avanzare un’analoga richiesta, perché essendo posizioni diverse sarebbe stato mal interpretato. Ho un deferente rispetto per il dolore e ritengo che di fronte a un fatto così grave che ha colpito i familiari, questi siano titolati a qualsiasi presa di posizione alla quale ben difficilmente ho replicato in passato e mai replicherò». Se incontrasse la madre di Aldrovandi cosa le direbbe? «Le dimostrerei la mia solidarietà e la mia vicinanza per il dolore che prova. E’ un fatto gravissimo. Ma in maniera altrettanto onesta non potrei che dirle che il dolore e la tragedia non possono sovvertire la dinamica storica degli eventi sulla quale io mi sono fatto un convincimento diverso dal suo ma pienamente legittimo come il suo. Il dolore non può interferire sulla verità».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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