Caro Renzi Berlusconi si è rotto... il Nazareno. Il patto, il tradimento, il voto

30 gennaio 2015 ore 19:00, Lucia Bigozzi
Caro Renzi Berlusconi si è rotto... il Nazareno. Il patto, il tradimento, il voto
 Il patto, il tradimento, il voto (anticipato), la resa dei conti. C’è tutto questo all’ombra del Colle dove salirà il successore di Giorgio Napolitano. Sarà Sergio Mattarella? Renzi ha 550 voti, ma l’incognita franchi tiratori potrebbe riservare un tiro mancino o “destino”. IL “MATTARELLO” DI RENZI. C’è chi la definisce una mozza azzardata, chi un “rischiatutto” chi invece “l’operazione perfetta”. Come la tempesta “perfetta”? Un po’ sì perché la mossa del premier squaderna la terza maggioranza variabile nell’arco di un anno. Renzi ottiene risultati plurimi nell’immediato ma altrettanti sono gli effetti che da domani si riverbereranno nella tenuta del governo e in Parlamento. Se è vero che sul nome di Mattarella Renzi ricompatta un Pd lacerato, specie dopo l’Italicum e il Jobs Act, e ‘ricuce’ perfino con Vendola contento di votare un democristiano al Quirinale perché così “è saltato il patto del Nazareno”, l’incognita è: come può contare sullo stesso sostegno alla sua sinistra quando la legge elettorale passata al Senato coi voti fondamentali di Berlusconi? E il leader di Fi parteciperà ancora al tavolo delle riforme, magari per non auto-isolarsi? Se a Montecitorio, come è facile ritenere e lo stesso Stefano Fassina ha già annunciato, i dissidenti dem presenteranno emendamenti contro “i capilista nominati” che magari dovessero passare coi voti dei vendoliani o dei dissidenti forzisti (rivendicano anche loro le preferenze), la legge tornerebbe al Senato dove Renzi senza i voti berlusconiani non avrebbe la maggioranza. Altro dato: la mossa di Renzi apre tensioni all’interno di Ncd che a differenza di Berlusconi siede al governo ma che come il leader di Fi ha sostenuto lealmente (e contribuito ad elaborare) il Jobs Act che la Merkel ha elogiato non meno di dieci giorni fa in riva d’Arno. Di tradimento da parte del premier gli alfaniani non parlano ma di certo l’irritazione per il “metodo Renzi” è tanta. L’orientamento ad ora è votare scheda bianca, ma se questo sarà potrebbero aprirsi problemi proprio dentro l’esecutivo di larghe intese perché risulterebbe “imbarazzante” verificare che il ministro dell’Interno non vota il capo dello Stato. Ma allora, perché Renzi si è mosso come un elefante in cristalleria? Lo scenario che nei Palazzi della politica non viene considerato remoto riguarda, in prospettiva, l’idea del voto anticipato. Tra tre mesi c’è il turno delle regionali dove i partiti che stanno al governo con Renzi correranno l’uno contro l’altro per la partita dei governatori: il clima si surriscalderà di nuovo e se nel frattempo Renzi non dovesse riuscire a portare a casa l’Italicum 2.0 così come è uscito dal Senato per i veti dei dissidenti dem, a quel punto potrebbe giocarsi il tutto per tutto;  scaricare l’impossibilità di governare su chi dentro il partito lo osteggia proprio nel momento in cui il premier ha ricucito lo strappo interno al suo partito sull’elezione del capo dello Stato. La leadership renziana resta forte e forse, il premier quarantenne potrebbe decidere di squadernare tutto. Un’altra volta. PSICODRAMMA DI FI. Da un lato i berlusconiani di rito ortodosso, dall’altro i berlusconiani delusi riuniti sotto le insegne di Raffaele Fitto che apre la resa dei conti nel partito. E in questo, va detto che Renzi (più o meno inconsapevolmente) gli ha dato un assist niente male. In mezzo c’è il leader che da Milano riflette sul da farsi. Scheda bianca, uscita dall’Aula al momento del voto decisivo per il Colle, un candidato di bandiera da votare? Interrogativi che saranno sciolti solo stamani ma che sono entrati a pieno titolo nelle ore convulse che precedono il d-day quirinalizio. I fittiani chiedono la testa degli uomini del presidente, compresi i capigruppo e tra le due fazioni si rimpallano veleni e sospetti su chi potrebbe fare una mossa a sorpresa nel segreto dell’urna: ovvero votare Mattarella. Ipotesi che al netto delle fazioni azzurre, in ambienti renziani si fa trapelare come probabile da parte di Berlusconi che in extremis potrebbe decidere di intestarsi a metà (con Renzi) l'elezione del capo dello Stato per non restare ai margini dell'agone politico. Ipotesi, vedremo. Congetture che però danno chiaro il clima da ‘ultimi giorni di Pompei’ che sta devastando un partito, solo un anno fa socio di maggioranza di un patto sulle riforme, oggi messo in minoranza. Renzi ricucirà con Berlusconi?  Domani nel segreto dell’urna si potrebbe capire anche questo. Ma niente è scontato, nemmeno i 550 voti appannaggio di Renzi per far salire Sergio Mattarella al Quirinale. Poco dopo mezzogiorno.
autore / Lucia Bigozzi
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