Cala il prezzo della terra, ma i giovani agricoltori rimangono a “terra”

30 luglio 2013 ore 17:07, intelligo
di Giuseppe Tetto
Cala il prezzo della terra, ma i giovani agricoltori rimangono a “terra”
Calano le quotazioni dei terreni agricoli italiani. Prezzi mai così bassi negli ultimi vent’anni, -3,1% rispetto al 2012 (grazie al tasso di inflazione). Buone notizie si direbbe. E invece no. Analizzando attentamente le cifre riportate dal rapporto annuale dell’Inea sulle condizioni di salute del comparto agricolo italiano, salta subito all’occhio una situazione paradossale: se da un lato scende il costo della terra, contemporaneamente calano anche le compravendite. Colpa della congiuntura recessiva e dei nuovi scenari che hanno caratterizzato l’agricoltura europea nell’ultimo decennio.  Il tutto condito da un accesso al credito ridotto all’osso che ha messo in ginocchio la maggior parte dei giovani agricoltori. Ma non solo crisi economica. A rendere più ostico l’acquisto di un terreno ci ha pensato anche una politica agricola nazionale sempre più orientata alla riduzione dei sussidi verso la Pac (Politiche Agricola Comune). Sembra venuto meno anche l’effetto sulla domanda degli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili, che in contesti locali avevano portato il valore dei terreni a livelli particolarmente elevati. E dulcis in fundo, l’introduzione dell’Imu per i terreni agricoli che ha ridotto ulteriormente le aspettative degli investitori. Fattori questi che non hanno fatto altro che influenzare negativamente le quotazioni del patrimonio fondiario italiano, che dal 2008 a oggi ha fatto registrare un calo del 7%. Ma guardiamo le cifre. Si passa da una media di 41.700 euro per ettaro nel Nord-est a una media di quasi 13.000 euro al Centro e al Sud. Per toccare la punta più bassa nelle isole con un valore medio di 9.300 euro per ettaro. Numeri che vanno a confermare la graduale divaricazione dei valori fondiari tra le regioni settentrionali e quelle centrali e meridionali, ma con una particolarità: se negli anni precedenti la crescita dei valori al Nord riusciva a compensare la stasi delle quotazioni nel Mezzogiorno, nel 2012 si evidenzia un leggero cedimento delle quotazioni anche in regioni come Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, dove i valori fondiari sono generalmente più elevati e la domanda più sostenuta. Una situazione questa che secondo l’Istituto nazionale di economia agraria “non ha però influito sull’interesse di investitori, anche stranieri, per acquisizione di aziende intere o per corpi fondiari di una certa rilevanza situati in zone particolarmente pregiate”. La stessa Inea, inoltre, prevede una crescita delle contrattazioni e dei canoni di affitto, sia per la crisi economica sia per l'insediamento dei giovani agricoltori. Ma anche perché la nuova Pac premia gli imprenditori definiti “attivi”, inducendo gli inattivi a dare in affitto i terreni. Staremo a vedere.  
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