Giovanardi in esclusiva: “Droga e divorzio breve, vi spiego le mie battaglie…”

30 maggio 2014 ore 13:40, Lucia Bigozzi
Giovanardi in esclusiva: “Droga e divorzio breve, vi spiego le mie battaglie…”
Nessuna relazione tra la sentenza della Consulta e la nuova legge sulle tossicodipendenze. Carlo Giovanardi, senatore di Ncd, rimette in fila le cose nella conversazione con Intelligonews e, dati alla mano, respinge le accuse che anche ieri, nell’arena di AnnoUno gli sono state mosse. E sul divorzio breve, annuncia battaglia durissima al Senato…
Tossicodipendenze, come legge la sentenza della Corte Costituzionale? «Chiariamo subito. Contrariamente a quanto scritto da alcuni giornali dove si fa polemica col governo e nei confronti di Alfano, la sentenza della Corte Costituzionale non c’entra nulla con la legge approvata quindici giorni fa. Non c’è alcuna relazione. La sentenza è la conseguenza della decisione della Corte Costituzionale di abrogare la legge Fini-Giovanardi di 8 anni fa, per vizio di forma procedurale». Cosa cambia? «La Corte dice: a chi adesso è in carcere si applicano le vecchie norme della Vassalli-Iervolino. E’ necessario leggere le motivazioni della sentenza per capire cosa succede perché, come al solito, vengono dati numeri a casaccio su coloro che dovrebbero beneficiare della decisione della Corte senza aver letto a che tipo di fattispecie si applica». Tecnicamente che succede adesso? «Per coloro che hanno una sentenza passata in giudicato, poiché è entrata in vigore la vecchia norma, va ricalcolata la pena tenendo conto di tutta una serie di aspetti, dalla recidiva alle attenuanti; una cosa molto complicata». Quindi questo non incide sulla legge varata dal Parlamento? «Assolutamente no. La nuova legge viene applicata a tutti i casi da ora in poi. Per i casi precedenti, invece, ogni detenuto che ritiene di poter beneficiare della decisione della Consulta dovrà fare domanda e il giudice di sorveglianza dovrà valutare se effettivamente a quel caso si possono applicare le vecchie disposizione, sempre nei limiti e negli ambiti previsti. Va anche detto che la Corte ha già messo una serie di paletti, ad esempio sulla fattispecie dell’associazione per delinquere, che spiegherà nella motivazione». Alla nuova legge però viene contestato il fatto che chi fa uso personale di droga finisce in carcere. E’ così? «Nessuno va in carcere per uso personale, né con la Fini-Giovanardi di 8 anni fa, né con la nuova norma. Qui si sta parlando di recidivi di piccolo spaccio» Perché questa legge è così osteggiata, sia da destra che da sinistra?. Lei ieri sera era ospite ad Announo e si è confrontato coi ragazzi che non le hanno risparmiato critiche durissime. «Come tutte le cose, prima di parlare bisogna leggere cosa c’è scritto nella legge. Ci sono polemiche da destra e da sinistra – opposti estremismi - : Gasparri, ad esempio, ha detto che è stato fatto un regalo ai narcotraficanti e nella trasmissione di ieri ho assistito a un dibattito a tratti surreale dove il “partito” degli antiproibizionisti parlava di occasione sprecata sostenendo la liberalizzazione della droga. Prima di parlare uno dovrebbe prendere la vecchia Fini-Giovanardi e confrontarla con quella approvata dal Parlamento e scoprirà che i principi fondamentali della Fini-Giovanardi sono stati ripetuti nella nuova norma». Fuori gli esempi. «Nella vecchia legge c’è scritto che l’uso personale non è reato; che a chi guida sotto l’effetto di sostanze così come chi è ubriaco, incorre nel ritiro della patente, del porto d’armi e del passaporto. Tutto confermato nella nuova norma. Nella nuova legge c’è scritto che per qualsiasi tipo di droga chi ne spaccia una lieve entità si prende una condanna da 6 mesi a 4 anni e va in carcere. E’ vero che l’arresto è facoltativo e non più obbligatorio ma è comunque previsto dalla legge. Aggiungo: se il piccolo spaccio è fatto in prossimità delle scuole o nei confronti di minorenni, la pena aumenta da un terzo fino alla metà e si conferma che per tutti i tipi di droghe, senza alcuna distinzione, uno si piglia da 6 mesi a 4 anni». E sulla cannabis? E’ il primo passo verso la liberalizzazione? «Il problema della cannabis resta aperto perché adesso la cocaina, l’eroina e i cannabinoidi sintetici sono stati inseriti nella cosiddetta tabella 1, mentre la cannabis vegetale sta nella tabella 2. Al Senato il governo ha accolto un emendamento di Ncd che dice che il ministero della Sanità dovrà stabilire il livello dei principi attivi nella cannabis vegetale. Se i principi attivi sono quelli della cannabis di vent’anni fa, allora resta nella tabella 2; se invece i principi attivi della cannabis vegetale risultano uguali a quelli della cannabis sintetica, allora passa in tabella 1 col relativo aumento delle pene per chi la spaccia. Adesso aspettiamo che il ministero faccia il suo lavoro: questo è il quadro normativo diventato legge. Ora qualcuno mi venga a spiegare dove stanno differenze significative tra la nuova legge e la Fini-Giovanardi». Lei spesso viene accusato di essere bigotto, ma ieri sera ad Announo chi erano i bigotti e chi gli avanguardisti? «Una parte dei ragazzi facevano discorsi razionali; una parte sosteneva ragionamenti surreali. Lo spacciatore che si lamenta perché è finito in carcere o quelli che confondono la droga per uso terapeutico – assolutamente permessa in Italia – con l’uso di droghe dagli effetti devastanti, dà l’idea di un guazzabuglio sconfortante. Sono materie serissime, anche dal punto di vista tecnico e non possono essere trattate così. Quanto al Giovanardi-bigotto, dico che quando parlo ho dietro l’Onu, le agenzie internazionali, le convenzioni, le società scientifiche e le comunità di recupero». Una delle critiche alla nuova legge è che tra il carcere e l’uso personale, in mezzo non ci sono misure riabilitative. Cosa risponde? «Non è vero. Fino a sei anni di condanna uno va in comunità a curarsi. Se stanno in carcere è perché le Regioni non pagano le rette alle comunità e non permettono di applicare ciò che la legge prevede». Divorzio breve, ieri il sì della Camera, Ncd ha votato contro. Cosa succede adesso al Senato? «Al Senato faremo una grande battaglia. La decisione di ieri la considero affrettata, perché al di là di tutti i discorsi sociologici, banalizza il matrimonio che a questo punto non si sa più che cosa sia. Invece dei Pacs, il matrimonio è diventato un Pacs: una si sposa, resta incinta e dopo sei mesi si può separare. E il figlio chi lo tutela? Qui è totalmente ignorata la tutela dei bambini. E’ diventato un matrimonio à la carte, come al ristorante. Così si rende la società più liquida, meno coesa. Non so se i parlamentari che ieri hanno applaudito in Aula hanno letto i dati dell’Istat sulla denatalità». Quindi cosa farete al Senato? «Ci batteremo perché venga modificata, soprattutto per i figli. Ho letto la Moretti che dice ‘se non c’è più l’amore…’, ma che ragionamento è? Il matrimonio significa diritti, doveri, responsabilità». E’ un messaggio anche politico a Renzi? «Non so come la pensa Renzi ma per noi sulla tutela dei bambini non si transige. Occorre differenziare tra una coppia senza figli ma sempre con i dovuti approfondimenti, e una coppia con figli».
autore / Lucia Bigozzi
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