Enzo Jannacci sarà ricordato anche come cattolico?

30 marzo 2013 ore 13:17, Marta Moriconi
Enzo Jannacci sarà ricordato anche come cattolico?
Chiamiamo le cose con il nome giusto. Enzo Jannacci, che  è morto ieri dopo una lunga malattia che lo ha consumato lentamente, era cattolico, ma verrà ricordato solo come progressista.
Anche il funerale dell’artista, del maestro, sarà letto con le parole del politicamente e culturalmente corretto. Ma non è morto ateo, né laicista. A provarlo la sua intervista esclusiva del 26 agosto 2009 all' “Avvenire” a Paolo Viana. IL VERO JANNACCI, NON QUELLO TIRATO PER LA GIACCHETTA… alla nuova società 'senza Dio' rispondeva così: «Quando diciamo al Signore  "Se sapevi che sarei finito così, limitato e sofferente, non mi dovevi creare”, stiamo rivolgendoci a Lui. Del resto, qualcuno disse che non c’è persona più credente di chi insiste di non capire il significato della fede». IL VERO JANNACCI, IL MEDICO CATTOLICO, SULL’EUTANASIA LA PENSAVA COSI’. «La carezza del Nazareno è quella che si augura chiunque consideri la vita importante, sempre. Può sembrare retorica ma non lo è. Voglio che sia chiaro». E nell'intervista a il Corriere del 6 febbraio 2009 era ancora più chiaro: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l'alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale». ANCHE DARIO FO SAPEVA CHE… lui era un uomo di fede e «anche lui (Dario Fo ndr) è molto interessato al tema della Croce. Le stesse opere prodotte in quegli anni, inoltre, hanno un risvolto di fede». ED ERA PROPRIO CATTOLICO.  Affermava senza alcun pudore: «Quando parlo con un prete, o con i miei familiari che sono molto attenti a queste problematiche, sento di me qualcosa di molto speciale». E ancora: «Ho visto la sua carezza, e per quanto mi riguarda, ho visto Gesù». E sempre su Il Corriere dichiarava con una fermezza che non lascia spazio ai dubbi: «In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l'idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza». GESU’ LO HA INCONTRATO COSI’: «Ho visto la sua carezza e, per quanto mi riguarda, ho visto Gesù. Ero piccolo, mi trovavo su un tram, c’era un signore che era talmente stanco che il braccio gli ca­deva, una, due, tre volte. Portava gli occhiali, di quelli da vista, ma da povero, di quelli che non sono stati valutati da un o­culista e neanche un ottico. Un povero operaio stanco. Gli caddero quegli occhia­li e non sapevo se raccoglierglieli o meno, così nell’esitazione sono andato oltre, attratto dal tranviere che era alla guida. Quando mi sono girato quell’uomo ave­va di nuovo gli occhiali ed era sveglio. In­somma, aveva un’altra faccia, come se avesse ricevuto una carezza, rincuorato. Amo credere che sia stato Lui. Altri penseranno diversamente, ma io ci credo mol­to. Lo cerco, parlo con Dio e non ho biso­gno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò… sa già tutto». E LA SINISTRA NON VENIVA PRIMA DELLA FEDE, ANZI NE ERA IL MOTORE. «E allora prima viene la vita, prima si corre, si salva l’esistenza della gente poi si analizzano i meccanismi di asilo politico, dell’immigrazione etc… Prima si fa battere il cuore, tirandoli fuori dall’acqua. Certo, è difficile amare il prossimo, ancor più difficile amarlo come se stessi. Ma è la via per arrivare a Dio». ... E ora i media e la stampa ricorderanno molto il suo essere uomo di sinistra e, appena tra le righe, la sua fede in Dio (sì, perché useranno genericamente questo nome, che fa molto New Age). D'altronde quello di Gesù è troppo forte per una società che rifiuta la croce, anzi che la passa volentieri agli altri, senza più problemi di coscienza.
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