Comi (Pdl): «Berlusconi resta in politica e sarà lui a decidere se e quando staccare la spina al governo»

30 ottobre 2013 ore 15:21, Francesca Siciliano
Comi (Pdl): «Berlusconi resta in politica e sarà lui a decidere se e quando staccare la spina al governo»
Se decade Berlusconi, cade il governo? IntelligoNews, in attesa del verdetto pomeridiano della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama (che sta “decidendo quando decidere” quando portare in Aula la decadenza di Berlusconi) ha intervistato Lara Comi. L'eurodeputata pidiellina preferisce non esporsi né rilasciare dichiarazioni affrettate sulla tenuta dell'esecutivo perché «qualunque decisione verrà presa dai parlamentari, ma l'ultima parola spetta al presidente Berlusconi». Un uomo che è risoluto e deciso a «restare in politica, per il bene del Paese e nel rispetto di tutti i cittadini che l'hanno votato». Onorevole Comi, la Giunta sta “decidendo quando decidere” ed è ancora battaglia sul voto segreto o palese. Cosa vi aspettate? «Mi auguro non si miri esclusivamente ad attaccare il presidente Berlusconi. Il voto deve essere segreto e non capisco per quale motivo stiamo perdendo così tanto tempo su questa questione anziché occuparci, visto anche il momento di crisi che stiamo attraversando, dei problemi seri e reali dei cittadini. Sembra che tutto giri attorno alla decadenza del presidente Berlusconi e che i problemi veri e seri del Paese stiano passando in secondo piano». Perché sostenete che anche per la Corte di Appello la legge Severino non va considerata come retroattiva? «Perché è un principio inserito anche nella Convenzione di Strasburgo, ed è un principio che riguarda qualsiasi legge (ovviamente non vale solo sulla Severino): una normativa che entra in vigore nel 2012 mi sembra ovvio che non possa valere per ciò che è successo in precedenza. È evidente che quando chiunque commette un reato debba sapere a cosa va incontro, ma se la legge prima non c'era...». Schifani ha fatto riferimento proprio alle motivazioni contenute nella sentenza dalle quali si evince che la Legge Severino non può essere interpretata in maniera retroattiva. Quali sono queste motivazioni? «Per quanto riguarda le motivazioni, e in riferimento anche a tutto ciò che è stato reso noto on precedenza, sono assolutamente convinta che non possa essere conseguenza di una condanna nei confronti del presidente Berlusconi. Perché non sussiste il fatto e non è stato dimostrato con prove concrete; non risulta né un trasferimento di denaro, né un atto di evasione. Non riesco proprio a capire, a prescindere dalla retroattività, dove risieda il problema». Vi aspettavate una sentenza di questo tipo? «Ormai ci aspettiamo di tutto. Confidiamo ancora in una magistratura che possa valutare con estrema oggettività tutto quello che compete non solo per il presidente Berlusconi, ma anche nei confronti di tutti gli italiani. Assistiamo quotidianamente ai casi di tutti quei cittadini che, magari dopo esser stati in carcere per un anno, vengono dichiarati innocenti. Chi li ripaga per tutto quel tempo perduto?». Adesso cosa accadrà: se decade Berlusconi cadrà il governo? «Questa decisione verrà presa direttamente dal presidente Berlusconi. A prescindere dalle fantomatiche divisioni e spaccature all'interno del partito, tutti abbiamo sempre ribadito la nostra fiducia nei suoi confronti. Perciò la decisione la prenderemo tutti insieme, ma l'ultima parola spetta a lui». Ha avuto modo di confrontarsi direttamente con lui nelle ultime ore? «Non nelle ultime ore, ma ho avuto modo di parlarci qualche giorno fa». Cosa le ha detto? Come sta? «Lui è fermamente convinto di dover rimanere in politica per il bene del Paese e per tutti quegli italiani che lo hanno votato. Lui vuole andare avanti e noi lo sosterremo proprio perché siamo stati noi stessi i primi a chiederglielo». Con l'incandidabilità come la mettiamo? Guiderebbe il partito dall'esterno? «Certo. Il caso di Beppe Grillo è esemplare: per far politica si può stare sia dentro che fuori dal Palazzo». Cosa accadrà l'8 dicembre con il varo di Forza Italia? La diatriba interna al partito si è sopita o possiamo definire questa fase una tregua prima della tempesta? Si è trovata la sintesi tra la linea di Fitto e quella di Alfano? «Io mi auguro solo che sopraggiunga l'unità del partito. Giustamente passeremo a Forza Italia, tutti noi lo abbiamo chiesto al presidente Berlusconi e ne siamo contenti. Va anche sottolineato il fatto che il problema non sia un dubbio sulla ledaership, né sul passaggio a Forza Italia». Allora qual è? «L'organizzazione interna al partito, da rivedere attraverso un dialogo giusto e corretto. Che però dovrà svilupparsi nelle sedi opportune, non a mezzo stampa. Il Consiglio Nazionale sarà quel luogo in cui avremo modo di confrontarci». Ha avuto modo di ascoltare il discorso di Renzi alla Leopolda? «Ero impegnata a far politica sul territorio, quindi ho letto solo qualche flash di agenzia e qualche titolo di giornale». Da quello che ha letto crede che il sindaco di Firenze stia tentando di “pescare” all'interno del vostro bacino elettorale? «Non credo proprio: gli elettori di centrodestra sono persone molto concrete, che guardano ai fatti e non alle parole. La comunicazione di Renzi potrà risultare efficace in una prima fase, ma con l'andar del tempo si verificherà un crollo. Anzi, il crollo già c'è stato: Renzi è andato a Bari e non ha parlato minimamente della questione meridionale, le sembra possibile? Tutta la sua campagna è concentrata su un aspetto puramente personale, dei cittadini in realtà non gli interessa nulla. Ecco perché non credo possa essere il rappresentante del nostro elettorato». Sta dicendo che Renzi è “fuffa”? «Non è concreto, è tutta forma e niente sostanza. E lo vediamo nel pratico: è facile contrastare il governo e attaccare Letta stando al di fuori del Parlamento. Tra l'altro pratica bene e razzola male: prima dice di essere il rottamatore del Pd, poi “imbarca” tutti coloro che in teoria avrebbero dovuto essere rottamati. Lui vuol essere il nuovo che avanza? No, è il vecchio che ritorna».  
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