Tonelli (Sap): “Bene la pistola elettrica ma soldi per la formazione. Continueremo la battaglia sulle videocamere”

30 settembre 2014 ore 15:16, Lucia Bigozzi
Tonelli (Sap): “Bene la pistola elettrica ma soldi per la formazione. Continueremo la battaglia sulle videocamere”
“Bene l’uso della pistola elettrica, ma servono soldi per i corsi di formazione”. Così’ Gianni Tonelli, leader del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) commenta l’ok delle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali alla dotazione in via sperimentale del Taser.  A Intelligonews spiega perché serve e allarga l’analisi ad un altro sì seppure parziale: quello del Garante Privacy all’uso delle mini-videocamere sulle divise dei poliziotti.
Come valuta l’ok delle Commissioni parlamentari al Taser? «Lo giudico un passaggio molto positivo. Dimostra che piano piano, anche se la strada da fare è ancora molto lunga, si comincia ad abbattere un pregiudizio di fondo verso determinati strumenti in dotazione alle forze dell’ordine. Dico pregiudizio perché questi strumenti vengono erroneamente visti come strumenti di repressione mentre invece hanno lo straordinario potere della prevenzione. Cito il caso dello spray al peperoncino: ormai la cosa è passata ma se lo avessimo introdotto dieci anni fa avremmo scandalizzato metà dei radical chic italiani e l’altra metà si sarebbe votata alla rivolta». Sì, ma prevenzione in che senso? «Serve a evitare il contatto tra l’operatore di polizia e l’ubriaco che sta picchiando le persone o sfasciando un locale. C’è un altro aspetto importante: il contatto né la causa negativa; se non c’è contatto non ci possono essere conseguenze gravi né per l’una né per l’altra parte. Attenzione però, la parte dei poliziotti è quella che sta lì a tutelare la legalità  e la sicurezza pubblica, quindi è sempre vene non mettere sullo stesso piano il ladro e la guardia». Tuttavia tra gli operatori di Polizia non mancano dubbi e perplessità come testimonia il forum sul sito Poliziotti.it. Cosa risponde? «Perplessità comprensibili, si tratta di strumenti nuovi e per questo servono corsi di formazione e aggiornamento sui quali però, il Dipartimento di Sicurezza è assente perché i tagli effettuati hanno riguardato e ridotto anche le risorse per organizzare corsi di formazioni indispensabili per gli operatori di Polizia. Le cito un dato che parla da solo: solo il 10 per cento delle persone che operano nel Reparto Volante, hanno fatto il relativo corso di formazione. Serve uno stanziamento adeguato e mi auguro che la normativa non solo consenta l’uso dello strumento ma individui i fondi necessari anche per la parte di formazione professionale». Telecamere sulle divise. Il Garante Privacy dice sì ma solo per casi di effettiva necessità. E’ una vostra vittoria a metà? «Leggo il parere del Garante in positivo e in negativo. La nostra battaglia continua e doteremo tutti i colleghi delle mini-videocamere perché rappresentano uno strumento di difesa e perché come dico io con uno slogan ‘ogni asino che raglia noi finiamo alla sbarra’. Noi abbiamo diritto alla difesa e la cosa che mi stupisce sono i due pesi e due misure che vanno sempre a penalizzare chi rischia la vita per la legalità e la sicurezza pubblica». A cosa si riferisce? «Visto che ogni fotogramma,  ogni filmato che viene fatto su di noi viene tenuto come una reliquia, non capisco tutta questa prudenza nel dotare le forze dell’ordine di strumenti di prevenzione e difesa. Le 160 videocamere che abbiamo in dotazione in quattro Reparti Mobili – Torino, Milano, Roma e Napoli – serve non tanto ai fini di polizia giudiziaria, bensì per la tutela degli operatori di Polizia». Sì ma il Garante deve difendere la Privacy delle persone. «Vorrei che il Garante rivolgesse le stesse sollecitazioni che usa per gli operatori di Polizia, anche per chi va in piazza a riprenderci e a filmarci: se siamo tutti uguali, il principio deve valere per tutti.  Non solo, ma per noi c’è anche un problema di sicurezza perché se mi filmano, mi mettono sui siti dipingendomi come il cattivo, vanno a vedere dove abito e chi sono, questo significa mettere a rischio la sicurezza di chi deve garantire la sicurezza degli altri. E lo stesso discorso vale per chi ci riprende coi telefonini: serve una normativa anche per quel tipo di video. Va benissimo il rispetto della privacy ma deve valere per tutti, non solo per una parte».
autore / Lucia Bigozzi
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