Ricordate lo spread? Era tutta colpa sua ma alla vigilia delle Europee (puff) è sparito

31 gennaio 2014 ore 13:15, intelligo
Ricordate lo spread? Era tutta colpa sua ma alla vigilia delle Europee (puff)  è sparito
di Luca Lippi  Era Il 29 febbraio 2012, il professor Monti si lasciò an­dare a un certo ottimismo: “Non penso che gli spread si apriranno di nuovo. Non toccheranno più quota 400”. Ovviamente non poteva avere torto, prima di tutto per la competenza che non si può mettere in discussione per fattori oggettivamente incontrovertibili e in seconda analisi perché … già, PERCHE’? Andiamo con ordine, siamo ad oggi, il governo Letta e la sua squadra spaesata e in qualche modo anche dequalificata (chi avrebbe mai accettato di prendere in mano la guida di un Paese così allo sbando?) festeggia, prendendosi meriti a destra e sinistra (in tutti i sensi) per la discesa dello spread intorno a quota 220. Nessuno mai dirà che lo spread è un indicatore tutt’altro che attendibile, neanche dopo il terzo bicchiere di bollicine. Soprattutto nessuno spiegherà come si fa a vedere lo stato di salute del Paese indipendentemente dal peana di matrice governativa che, come il macellaio rionale, mai dirà che la sua “merce” non è di qualità. Lo spread gode di buona salute soprattutto perché ci sono le elezioni europee alle porte e servono i consensi di tutti, e quindi la Germania non ha alcuna difficoltà a far finta di non vedere, strizzando l’occhio a quelli che fino a ieri erano e sono (noi compresi) i "ruotini" di scorta di un sistema (UE) fatto su misura sin dal principio. Quindi tutti sereni, si possono sottoscrivere i debiti che non c’è nulla da temere (almeno fino al giorno dopo le europee). A noi, però, questo spread non interessa, anche se spiegare il motivo per cui scende, sicuramente, non è inutile, tanto per smettere di tenere la testa sotto la sabbia! Andiamo a vedere, invece, cosa conferma il peggioramento dello stato di salute dell’economia, e non (anche in questo caso) per opera del governo, piuttosto per l’INOPERASITA’ del governo (forzosa o per incapacità ci interessa poco in questo contesto). Si analizza sempre l’economia reale, non lo spread che è solo una sorpresa da ovetto di cioccolata. L’economia reale dice che la disoccupazione è salita al 13% circa (la giovanile al 42% circa) questo determina il crollo del PIL, c’è sempre meno reddito circolante (i BTP si possono far circolare in ogni momento, quando operavo in Borsa, mi bastava far girare mille euro dieci volte comprando e vendendo BTP e facevo diecimila euro di volume con solo mille!). Solo tre anni fa, le banche concedevano mutui con uno spread dell’1% sull’EURIBOR (tasso di riferimento per mutui a tasso fisso), oggi a causa della catastrofe reddituale dei cittadini, specie quelli giovani, lo spread applicato dalle banche oltre l’EURIBOR è del 3%, che tradotto in soldoni significa “non ti sia per scortesia, ma siccome il rischio è troppo elevato sono costretto a remunerare di tre volte di più rispetto al 2011 il mio credito”. Ecco, questo è un parametro reale per capire lo stato di salute del Paese. Lo vogliamo tradurre in spread che ormai siete abituati? Facile, lo spread BTP/Bund nel giugno 2011 era circa a 210 e lo spread sui mutui era 1%, oggi lo spread è a 220 e lo spread sui mutui è 3%... ricordate la tabellina del tre?
autore / intelligo
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