Tra leader e follower, rispunta il patto di Gemonio e scoppia la “bomba” 5Stelle

31 maggio 2014 ore 13:46, Lucia Bigozzi
Tra leader e follower, rispunta il patto di Gemonio e scoppia la “bomba” 5Stelle
La politica è appesa a una percentuale: 40,8. Terremoto Renzi, scenari in movimento. Cura a base di Maalox per Grillo, Fi fa i conti con i conti (voti) che non tornano, Ncd sta sull’asticella (non solo elettorale), la Lega vuole legare il centrodestra, Sc a un bivio. Settimana al cardiopalma…
CENTROSINISTRA. Renzi che bissa Grillo-#vinciamonoi, Renzi che ‘asfalta’ i malpancisti dem, Renzi che dalla Merkel vuole un cambio di rotta, Renzi che detta nuove date. Premier più forte, governo più stabile se manterrà le promesse, voce più grossa in Europa se l’Europa starà a sentire. Il quadro attuale è questo: ora si attendono conferme, citofonare Renzi (copyright Mario Adinolfi). Nel frattempo sul piano politico l’effetto post-voto ha due conseguenze. La prima: nel Pd la foto-opportunity al Nazareno racconta della corsa a saltare sul carro del vincitore, più evidente e numericamente consistente rispetto a tre mesi fa. Da Stefano Fassina del quale Renzi aveva detto “Fassina chi?” che oggi considera il premier-segretario “l’uomo giusto al posto giusto”, al più felpato Massimo D’Alema, passando per il “giovane turco” Matteo Orfini e per finire col ‘saggio’ Zanda. Ci mancava solo la Bindi…Non c’è, invece, il temerario Pippo Civati. Il voto consegna a Renzi in maniera definitiva le chiavi di un partito nel quale l’avvento dell’ex sindaco fiorentino non era stato del tutto digerito, come del resto si è visto a più riprese in parlamento. Ora è diverso, manca solo il tassello della Direzione nazionale da ridisegnare dopo il passaggio di buona parte di quella attuale dal Nazareno a Palazzo Chigi. Renzi coinvolgerà cuperliani, bersaniani, lettiani, dispenserà deleghe e dipartimenti, ma sempre con le redini saldamente nelle sue mani. L’Europa: a Bruxelles la Merkel lo chiama “Matador” e lui ci sta, si gode il momento, ben consapevole tuttavia che al tempo dei complimenti deve seguire quello dei fatti. Revisione del tetto del 3 per cento e fondi europei sono i due obiettivi a breve termine che Renzi dovrà raggiungere per ridare ossigeno all’economia in crisi d’aria. Non è una mission impossible, ma va centrata. CENTRODESTRA. Berlusconi scende al 17 per cento, Alfano porta a casa la pelle (4,4 per cento, 3 eurodeputati due dei quali targati Casini) ma non molto di più. E ancora: Berlusconi che apre alle primarie ma solo di coalizione e ‘frena’ l’Opa al partito di Fitto-mister-preferenze concedendo i congressi locali; Berlusconi che firma i referendum di Salvini e un nuovo patto di Gemonio. Samba… In sei giorni i forzisti si sono s-forzati di capire cosa è successo e soprattutto di capire come riportare a casa gli elettori in parte rimasti a casa, in parte andati a casa di Renzi. Berlusconi riunisce lo stato maggiore, apre alle primarie di coalizione ma senza grandi entusiasmi e accelera con la Lega. I referendum sono il primo passo ma è chiaro che la mossa del Cav è il primo segnale ad Alfano, o forse il primo passo per “isolarlo”. Ncd tiene il punto, non ci sta (né può starci) ad andare a Canossa e rilancia: prima il programma poi le primarie. Gelo tra Alfano e Berlusconi, coi rispettivi eserciti a “guerreggiare” a suon di dichiarazioni choc. Centrodestra col cannocchiale, per ora… CENTRO. Scelta Civica a un bivio. Lo 0,7 per cento è una botta in testa al partito fondato da Monti (dopo gli effetti della scissione dei mauriani e dei casiniani) che discute, si interroga, e si divide: Andrea Romano indica la strada verso il centrosinistra, Gianfranco Librandi guarda invece alla “prateria” del centrodestra. Fine del grande centro? TSUNAMI 5STELLE. Grillo non se l’aspettava e non l’ha presa bene. A parte il siparietto col Maalox, ora deve fare i conti con maldipancia difficili da curare con la pasticchetta, perché nei gruppi parlamentari ma anche nel mare magnum della Rete, in settimana ci si è interrogati a lungo sulle ragioni di una sconfitta anche se M5S resta il secondo partito italiano col 20 per cento dei consensi (25 solo un anno e mezzo fa); sul chi ha sbagliato, sul cosa fare da domani. Anche qui, fazioni contrapposte e spauracchi di nuove “epurazioni”. In Europa Grillo vola da Farage, prova a stringere la “santa alleanza” e a mettere in comune gli scranni a Bruxelles. Primo passo, ma la strada è lunga.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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