Lombardi (M5S): “Renzi-Berlusconi inscindibili. Noi in Europa contro l’ergastolo del fiscal compact”

04 aprile 2014 ore 12:28, Lucia Bigozzi
Lombardi (M5S): “Renzi-Berlusconi inscindibili. Noi in Europa contro l’ergastolo del fiscal compact”
“Il patto Renzi-Berlusconi serve a garantire la sopravvivenza di entrambi”. “In Europa per ridiscutere fiscal compact - un ergastolo per i cittadini - e pareggio di bilancio: vinceremo noi”. “Dal Veneto segnale forte, noi gli unici ad aver fatto approvare la compensazione delle cartelle esattoriali. Il No-euro della Lega è solo una mossa elettoralistica”.  Temi ‘caldi’ che Roberta Lombardi, parlamentare a 5Stelle affronta con Intelligonews.
Onorevole Lombardi, un’altra mazzata dall’Fmi che declassa l’Italia sul lavoro femminile. Che c’è da fare? «Non ci voleva l’Fmi per scoprirlo. Diciamo che il Fondo monetario internazionale ha messo il sigillo su una situazione che conosciamo benissimo. E’ come con le quote rosa: è inutile mettere ipocritamente una ‘riserva panda’ quando poi la donna viene penalizzata in tutto a partire dalla carriera lavorativa con una retribuzione media storicamente più bassa rispetto a quella del suo omologo maschio. Per non parlare dell’ulteriore penalizzazione che le donne subiscono nella sfera familiare o nella rete sociale di relazioni che riguardano le sue passioni, le sue ambizioni ». Come se ne esce? «Noi siamo l’unica forza in grado di cambiare veramente lo stato delle cose che vanno avanti da decenni e che gli tutti gli altri partiti non hanno minimamente pensato a risolvere. E non è demagogia perché la dimostrazione pratica sta in due passaggi parlamentari su altrettanti provvedimenti, molto significativi». Quali? «La prossima settimana alla Camera torneranno le quote rosa per le europee; la nostra posizione non cambia: è la solita foglia di fico sulla quale gli altri partiti fanno una battaglia ideologica e poi fanno la ‘porcata’ del  416 ter». A cosa si riferisce? «E’ l’articolo del codice penale che prevede il reato di voto di scambio tra politico ed esponente della malavita. Ieri Pd e Fi hanno votato l’allentamento delle pene oltretutto modificando quanto passato al Senato che invece, ne prevedeva un inasprimento. Anche questo fa parte dell’accordo tra i due partiti rinnovato ieri, c’è poco da fare». Renzi si gioca la faccia sulle riforme e dice che se qualcuno le bloccherà lui andrà a casa; Berlusconi tra una settimana sarà o agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, ma pure Grillo dice che se non avanzerà il progetto del Movimento è pronto a lasciare il campo. Sono tre leader a tempo determinato? «Grillo ha sempre detto una cosa molto chiara: io lancio questo progetto e poi saranno i cittadini a raccoglierlo. E quando l’M5S vincerà avrà compiuto la sua missione perché indipendentemente dall’orientamento politico i cittadini saranno tornati ad essere Stato e non come oggi che lo Stato è qualcosa di immanente che sta sopra le teste di tutti. Quanto agli altri due…». Renzi, ad esempio. «Renzi sta coltivando la sua ambizione personale perché tutto quello che sta facendo in questi mesi è molto focalizzato su di lui. E’ interessante vedere anche come comunica dicendo sempre io, io, io. E’ la personalizzazione del suo partito e mi sembra più preoccupato del suo io che del nostro noi come paese. E questo significa tradire tutti gli impegni che aveva preso: dal non diventerò mai premier senza il voto popolare al non farò mai le scarpe a Letta, all’abolizione del finanziamento ai partiti che non c’è stata perché da diretta l’ha resa indiretta, ma c’è sempre;  non comprerò gli F35 e invece li comprerà». E su Berlusconi? «Lo definirei quasi un caso umano, peccato che ha riflessi sulla vita del paese che da vent’anni tiene in ostaggio. Confidiamo che questa lenta ma inesorabile fase discendente si chiuda con un punto definitivo». Però molto  dipende dal patto Renzi-Berlusconi. Fi sostiene le riforme poi Brunetta sulle Province parla di ‘golpe’. Secondo lei a che gioco giocano i forzisti? «È il gioco delle parti. Tutto è basato su ciò che serve a garantire la sopravvivenza di entrambi. Stanno seduto intorno al tavolo e dialogano su tutto, poi vanno in Aula e mettono in scena la grande rappresentazione teatrale. Basta vedere il sì di ieri da parte di Pd e Fi sul 416 ter: io ho fotografato il cartellone elettronico con l’esito della votazione perche penso che sono cose che valgono più di tante parole pronunciate nei talk televisivi. Loro sono concentrati a garantirsi vicendevolmente la sopravvivenza, noi ci impegniamo seriamente per la sopravvivenza del paese: da un lato una posizione personalistica dall’altro una visione comunitaria». Referendum anti-euro, Grillo lo mette sul piatto ma la vostra posizione non è mai stata l’uscita dalla moneta unica. Cosa è cambiato? «Noi abbiamo detto che andiamo in Europa per cambiare l’Italia e ci andremo con la consapevolezza di vincere le elezioni. Ai signori dell’Europa diremo di rimettere in discussione le decisioni prese dai partiti e dai burocrati senza che la gente venisse coinvolta: dal fiscal compact che dal prossimo anno ci costa 50 miliardi che dovranno trovare magari tagliando come al solito i servizi ai cittadini e sarà così per i prossimi vent’anni, praticamente come una condanna all’ergastolo. L’altra questione è l’introduzione del pareggio di bilancio che, ricordo, non era obbligatoria nel trattato. La nostra linea una volta in Europa è chiara: troviamo insieme le soluzioni per tornare al concetto di comunità, basta con l’Europa delle banche. Se poi questo non accade, allora ci impegniamo in un referendum costituzionale di indirizzo dando voce alla volontà dei cittadini». Anche la Lega farà il referendum No-Euro, in cosa siete diversi? «La Lega adesso deve garantirsi la sopravvivenza e usa toni che parlano ai secessionisti e agli esasperati da uno Stato vessatorio. Noi, invece, pensiamo al paese con un atteggiamento responsabile. La considero una mossa elettoralistica anche perché la Lega ha il problemino della soglia di sbarramento alle europee». Cosa segnala il caso Veneto, gli arresti degli indipendentisti, il referendum per l’autonomia. Basta liquidarlo come un malessere? «E’ un segnale forte dei cittadini attraverso strumenti pacifici e legali quali quello referendario. I partiti tendono a liquidare nei talk come malessere; noi andiamo ai fatti: in parlamento abbiamo una forte rappresentanza veneta e sul territorio abbiamo una rete di presenza e confronto con i piccoli imprenditori – che tra l’altro Casaleggio è andato a incontrare – molto capillare. E’ bene ricordare che sul Veneto noi siamo stati gli unici a fare qualcosa di concreto perché il nostro emendamento sulla compensazione delle cartelle esattoriali è passato in parlamento. Mi chiedo i partiti cosa hanno fatto in vent’anni: noi diamo soluzioni di buon senso e abbiamo fatto approvare un altro emendamento in base al quale le grandi aziende che ricevono sostegno dallo Stato ad esempio sulla cassa integrazione o altre misure e poi dopo qualche anno chiudono baracca e burattini delocalizzando all’estero. Con la nostra iniziativa si stabilisce che i soldi ricevuti devono essere restituiti se tu te ne vai dall’Italia e redistribuiti alle pmi. Ma c'è dell'altro...» Cioè? «Abbiamo presentato una proposta di legge che prevede l’eliminazione totale dell’Irap per le microaziende sotto i dieci dipendenti e con meno di due milioni di fatturato all’anno. C’è la copertura e sta nel piano Giavazzi che non è il nostro ma del governo Monti in base al quale ci sono 30 miliardi che togli dagli incentivi alle grandi aziende che li usano come mangiatoia per poi andarsene e li destini a cancellare l’Irap per le piccole aziende. Oltretutto avanzano pure risorse che possono andare a coprire altre necessità del nostro sistema produttivo. Questi sono fatti, non parole nei talk televisivi».  
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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