Sassoli (Pd): «Contro la crisi gli Stati diano più poteri all'Europa. Presidenza italiana? Più che semestre sarà un trimestre»

04 dicembre 2013 ore 13:26, intelligo
Sassoli (Pd): «Contro la crisi gli Stati diano più poteri all'Europa. Presidenza italiana? Più che semestre sarà un trimestre»
di Claudia Farallo.   «Abbiamo bisogno di un grandissimo travaso di poteri dagli Stati nazionali all’Europa. Altrimenti, se i poteri continuano ad essere gelosamente custoditi dagli Stati nazionali, l’Europa sarà sempre chiamata in causa per cose che non potrà fare». David Sassoli, presidente della delegazione Pd al Parlamento europeo, è un europeista convinto. IntelligoNews lo ha raggiunto telefonicamente a Bruxelles, da dove Sassoli avverte: il semestre italiano di presidenza Ue «potrebbe diventare un trimestre».   Come possiamo interpretare lo “scetticismo” di Rehn? «Insopportabile. L’Italia ha cercato in tutti i modi di non essere un Paese a rischio o che potesse creare rischi all’Ue, ma c’è chi non riconosce gli sforzi fatti. Bisognerebbe anche puntare il dito sulle politiche europee. Un commissario che vuole fotografare la situazione, oggi, dovrebbe prendere di petto la politica del rigore, che in questi anni ha strozzato alcuni Paesi. Detto ciò, è chiaro che dobbiamo fare meglio e riuscire ad essere più virtuosi». Quanto è reale l’ondata di antieuropeismo? «È molto forte, ma non è vero che l’Italia è un Paese antieuropeo. Piuttosto, la voce degli antieuropeisti è molto più forte di quella degli europeisti. Avremmo bisogno di un Paese che riesca a fare molta più presenza in Europa». Letta punta al semestre di presidenza italiana dell’Ue. Un punto di svolta? «Sarà importante. Ci sarà l’insediamento del nuovo Parlamento, la formazione della nuova Commissione europea. Questi appuntamenti restringeranno un po’ il semestre, che potrebbe diventare un trimestre. Bisogna riuscire ad arrivarci molto forti, molto preparati, e su questo c’è un forte ritardo». Un po’ di scetticismo quindi è giustificato? «L’Italia ha tutte le possibilità per fare meglio, ma deve impegnarsi di più». Europa e crisi. Ci può soppesare le responsabilità dentro e fuori i nostri confini nazionali? «Puntare solo sul rigore ci mette nella condizione di combattere con le mani legate. E questo, nonostante l’Europa si sia dotata di nuovi strumenti e l’Italia abbia fatto molti dei “compiti a casa”. Ma non è sufficiente, perché dobbiamo dare al nostro Paese un orizzonte di sviluppo». Alcuni dicono che l’Ue stia strozzando l’Italia per approfittare della svendita. È reale? «Ma no, questi sono cliché grillini e populisti. Siamo dentro a un mercato europeo: più gli attori si mischiano e più sarà forte il mercato. Noi lo facciamo regolarmente in giro per l’Europa: quante aziende sono in mano agli italiani in altri Paesi europei? Tantissime. Abbiamo necessità di un forte mercato interno europeo, altrimenti come facciamo a stare nel mondo della globalizzazione? Sicuramente non con piccoli Paesi e piccole economie. La crisi non è in tutto il mondo. Le previsioni di crescita dell’Africa, della Cina, degli Usa, del Brasile, per il prossimo anno sono molto positive. La crisi è tutta dentro l’Europa». Dove stiamo sbagliando? «Nel fatto che ci sono ormai da troppo tempo Paesi che pensano di farcela da soli». Possiamo fare nomi e cognomi? «Per esempio la Germania, che pensa che nella competizione globale può farcela da sola, e questo è un errore. Ma adesso lo stanno capendo anche loro. Alla crisi dobbiamo rispondere con più Europa, e non meno Europa». Quanto peserà l’antieuropeismo nelle prossime elezioni? «C’è una forte ondata populista e sarà molto pericolosa. Serve molta più iniziativa da parte del fronte europeista, che è maggioritario non solo in Italia ma anche in Europa. È inutile prendersela con i populisti: se noi inceppiamo i meccanismi della democrazia, che sono spesso troppo burocratici, troppo lenti, troppo farraginosi, evitando di dare risposte, la democrazia viene vissuta come un peso. Dobbiamo dimostrare il contrario». Come saranno le prossime elezioni europee? «Sulla scheda, gli elettori troveranno anche il nome del Presidente della Commissione. Questo potrà consentire quella svolta che aspettavamo. Uno dei problemi di questi anni di crisi è stato avere, sì, un Parlamento eletto dai cittadini, ma altre istituzioni esecutive nominate dagli Stati. Dobbiamo riconciliare quelle istituzioni alla volontà popolare». Puntare sull’europeismo sarà vincente? «Lo deve essere. Se no, vuol dire che abbiamo fallito. Ma possiamo permetterci il fallimento dell’Europa? Fate un calcolo delle questioni più gravi che abbiamo di fronte, come l’immigrazione. Può farcela un Paese da solo?». Qual è l’impegno dell’Ue sull’immigrazione? «Ci sono stati molti sforzi, ma sono insufficienti. Ma questo succede perché gli Stati continuano ad essere gelosi delle loro prerogative. Abbiamo bisogno di un grandissimo travaso di poteri dagli Stati nazionali all’Europa. Toccherà vigilare, ma l’Europa deve essere responsabile dei problemi. Altrimenti, se i poteri continuano ad essere gelosamente custoditi dagli Stati nazionali, l’Europa sarà sempre chiamata in causa per cose che non potrà fare».
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