Mafia Capitale, Giachetti (Pd): "Chi ha gestito Pd romano dovrà risponderne. Da sempre contro le preferenze"

04 dicembre 2014 ore 13:53, Lucia Bigozzi
Mafia Capitale, Giachetti (Pd): 'Chi ha gestito Pd romano dovrà risponderne. Da sempre contro le preferenze'
“Chi ha gestito il partito a Roma in questi anni deve rispondere del punto al quale siamo arrivati”. Analisi lucida e senza sconti quella che Roberto Giachetti, parlamentare dem e vicepresidente della Camera, argomenta nella conversazione con Intelligonews sull’inchiesta denominata “Mafia Capitale”. Che idea si è fatto del ‘caso’ Roma? «Partiamo dal presupposto ovviamente per la parte che riguarda il mio tratto garantista e segue un principio che va sempre mantenuto, che non posso che auspicare che le cose emerse o parte di esse possano risultare diverse quando ci sarà il processo e la decisione della magistratura, alla quale va il mio pieno sostegno e mi auguro faccia anche di più. Detto questo, chi viveva a Roma la politica degli ultimi anni non era molto sorpreso di quello che oggi si legge: mi riferisco alla destra ai tempi di ‘parentopoli’ e dell’era Alemanno. Nessuno aveva elementi dal punto di vista giudiziario ma il sentore che qualcosa stesse sconfinando era abbastanza percepibile. In tutto questo, è chiaro che il fatto che ci sia una eventuale responsabilità marginale degli esponenti del Pd non toglie nulla alla gravità politica di quanto accaduto. Quando parlo di gravità politica penso ai militanti che aprono i Circoli e si fanno un mazzo dalla mattina alla sera; immagino saranno investiti dalla giusta reazione della gente che vede in questa vicenda anche il tradimento della loro fiducia. In questo momento le persone cui mi sento più vicino sono quelle che non leggerete mai sui giornali, non hanno voce, ma si troveranno a dover subire e reggere l’urto di una vicenda del genere ». Renzi ha deciso il commissariamento del Pd romano affidato a Orfini. E’ la strada giusta? «Credo che il commissariamento sia doveroso. Peraltro siamo in una situazione nella quale c’è ancora molto da capire, lo stesso procuratore Pignatone dice che ci saranno sviluppi ulteriori. E’ chiaro che ora azzerare qualunque tipo di situazione è indispensabile perché non siamo in una situazione normale. Al di là del fatto che da garantista voglio pensare che nessuno abbia le responsabilità che l’inchiesta indica, c’è una questione politica che dobbiamo affrontare. Indicare in Matteo Orfini il commissario è una soluzione adeguata perché viene data responsabilità a una figura che può sicuramente rappresentare un ruolo super-partes, vuoi perché di livello nazionale vuoi perché rispetto alla composizione del partito è la persona che per la stessa ragione ne è diventata il presidente. E’ del tutto evidente che a Orfini va assicurata la massima collaborazione di tutti per uscire da questa vicenda. Io ritengo che non se ne uscirà rapidamente e in modo indolore. Chi di noi ha fatto le primarie per i parlamentari aveva il sentore che in quel contesto ci fosse una guerra per bande. Io per alcuni anni mi sono iscritto al partito nazionale e non a quello romano perché contestavo, ad esempio, quando si impedì di scegliere il segretario con le primarie». Sì ma secondo lei il Pd come ne esce? «Intanto capendo qual è il contorno di questa vicenda: c’è stato e quale è stato il consociativismo durante la Consiliatura Alemanno?  E il Pd in qualche modo ha avuto compromissione politica? Secondo: chi è stato responsabile deve essere messo nelle condizioni di non fare ulteriori danni. E’ chiaro che chi ha gestito il partito a Roma in questi anni deve rispondere del punto al quale siamo arrivati. Terzo: va ricostruito e questo è un problema di tutta la politica e forse la vicenda di Roma può essere l’occasione dopo il precipizio che stiamo vivendo, un rapporto diverso tra militanza, politica, istituzione». Faccia un esempio. «Io ho fatto il capo di gabinetto negli anni della giunta Rutelli e abbiamo gestito non milioni ma miliardi per il Giubileo. Non c’è stato un caso di questo tipo, un morto in un cantiere e la città in quella fase ha vissuto la sua maggiore trasformazione. Certo, è dipeso anche dal fatto che c’era una classe dirigente che reggeva alle pressioni, non voglio dire alla corruzione. È chiaro che quando hai un intreccio di permeabilità più o meno criminale dentro l’amministrazione e non hai una barriera dal punto di vista della tenuta politica è molto più semplice il rischio di infiltrazioni. In quella esperienza - pochi lo ricordano – al di là delle opere realizzate e senza procedure straordinarie, non c’è stato uno scandalo che fosse uno. Anzi, se c’è stato qualche funzionario arrestato è perché è stato denunciato: ricordo un caso sul piano regolatore denunciato dall’allora assessore Cecchini. Il punto è che oggi dobbiamo recuperare il senso che appartiene alla moralità di ciascuno di noi ma anche un sentimento politico da trasmettere». Ma dentro ai partiti non c’è più controllo nei confronti di singoli che hanno ruoli e responsabilità di livello. «Quando dico che per le primarie dei parlamentari c’era una guerra per bande, è evidente che è stato delegato al rapporto tra correnti ciò che dovrebbe essere un rapporto democratico, di vita democratica dentro i partiti. Chi non vuole essere ipocrita non è che non aveva percezione di queste cose anche se nessuno poteva immaginare che sconfinassero nella vicenda al centro dell’inchiesta della magistratura. Aggiungo: c’è un piano che riguarda l’iter della magistratura relativo alla legalità di determinati comportamenti e c’è un piano politico: le due cose non vanno di pari passo». Le preferenze sono una ‘vittima’ o un elemento che può favorire questo sistema? «Io continuo ad abbaiare alla luna. Sto disperatamente cercando di far ragionare tutti su quanto la questione delle preferenze sia, in fondo, anche la madre di questi comportamenti. E’ del tutto evidente che se un consigliere municipale per essere eletto con l’accorpamento dei municipi deve prendere mille preferenze, ma di cosa stiamo parlando? Se la campagna elettorale per le comunali piuttosto che per le regionali costa centinaia di migliaia di euro, cosa ci dobbiamo aspettare? Non è che bisogna indagare per trovare una connessione. Ricorda il famoso ‘mister un milione di preferenze’? Io continuo a dire, e rispondo a Renzi che ieri è tornato sulle preferenze mentre oggi leggo che sarebbe d’accordo pure Berlusconi su consiglio della Pascale, aprite gli occhi. E prima di dirlo a Renzi lo dico ai ‘ripensanti’, cioè alla minoranza del mio partito che fino a cinque anni fa come dimostrano le dichiarazioni di Bersani, Chiti, Finocchiaro, Cuperlo. Tutti dicevano che le preferenze erano il male assoluto, ora perché bisogna mettere zeppe all’Italicum le preferenze diventano la panacea. Mi auguro che questa vicenda faccia riflettere tutti quelli che improvvisamente è diventato pasdaran delle preferenze ma anche chi per cercare un compromesso rischia di inserire un elemento che potrebbe diventare esplosivo di qui a poco tempo». Come commenta la richiesta del M5S di scioglimento del Comune di Roma? «L’esordio del direttorio del M5S mi sembra perfettamente in continuità con quello che hanno fatto fino ad oggi. Sommessamente, faccio presente che nella vicenda dell’Emilia Romagna e in quella del Piemonte, qualche problema ce l’hanno avuto anche loro». Condivide l’apertura di Renzi al M5S sulla partita per il Quirinale? «La partita è stata sempre aperta nei confronti dei grillini. Il problema è che qualche volta hanno ceduto al dialogo, al confronto, alla mediazione vedi il caso della Consulta, altre volte si sono arroccati, vedi capitolo riforme istituzionali. Da quello che ho capito, Renzi ha semplicemente ribadito che la porta è aperta non solo sul Colle ma anche sulla legge elettorale e ha ricordato che tre dei punti declinati dai grillini durante la diretta in streaming come condizione essenziale per la loro possibile partecipazione alla riforma, sono stati accolti: premio di maggioranza alla lista, sbarramento al 3 per cento dal basso e soglia al 40 per cento, in parte – haimè – le preferenze. Ora come si approcceranno i grillini all’Italicum? Sono le questioni che hanno di fronte: io mi auguro che l’innovazione del direttorio possa portare un cambio di atteggiamento anche rispetto a queste cose». 
autore / Lucia Bigozzi
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