Cos'è la strage di Vergarolla. Per non dimenticare

04 febbraio 2015 ore 9:42, Americo Mascarucci
Cos'è la strage di Vergarolla. Per non dimenticare
Il 10 febbraio ricorrerà, come ormai avviene da dieci anni, la Giornata del Ricordo per commemorare gli italiani dell’Istria uccisi dall’esercito di liberazione jugoslavo ed infoibati nelle cavità carsiche e per ricordare il dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati costretti a lasciare le proprie case dopo l’annessione dei territori, un tempo italiani, alla Jugoslavia di Tito. C’è una storia però che per oltre cinquant’anni è stata nascosta e che ancora oggi si fa fatica a raccontare; riguarda una strage avvenuta a Pola, precisamente sulla spiaggia di Vergarolla il 18 agosto del 1946. Pola era popolata in maggioranza da italiani ed era l’unica città dell’Istria che pur essendo stata occupata dagli jugoslavi, era sottoposta sotto il controllo britannico. Tito ne rivendicava la sovranità sostenuto in questo anche dalla Francia ma la città si sentiva italiana e tale voleva restare. Nell’agosto del 1946 sulla spiaggia di Vergarolla si riunirono centinaia di persone, fra cui moltissimi bambini, per assistere alle gare natatorie organizzate dalla società italiana dei canottieri “Pietas Julia”. Circa nove tonnellate di esplosivo saltarono in aria uccidendo oltre ottanta persone fra cui, come detto, numerosi bambini. Sul principio le autorità britanniche tentarono di escludere la pista dell’attentato, optando invece per l’incidente causato dall’esplosione di mine collocate sulla spiaggia dai tedeschi per fermare lo sbarco degli anglo-americani. Mine che, si disse, erano state ispezionate e messe in sicurezza proprio dagli alleati e che probabilmente erano esplose a causa dell’eccesivo calore. Naturalmente per i familiari delle vittime e per le autorità italiane si trattò al contrario di un atto terroristico in piena regola, organizzato dagli slavi per spingere gli italiani a lasciare Pola, affinché questa fosse definitivamente ceduta alla Jugoslavia come in seguito avvenne. I militari italiani che insieme a quelli inglesi avevano partecipato alle operazioni di messa in sicurezza degli ordigni bellici in precedenza collocati sulla spiaggia, fecero subito presente come, proprio in virtù del disinnesco delle mine, l’esplosione non poteva avvenire se non intenzionalmente, ossia con l’intento evidente di farle esplodere. Anche gli inquirenti inglesi dopo un’accurata indagine non poterono far altro che optare per questa seconda ipotesi e dunque confermare i sospetti di un atto terroristico compiuto con l’obiettivo di provocare una strage. Nel 2008 il quotidiano triestino Il Piccolo pubblicò alcuni documenti inediti, fino ad allora secretati negli archivi inglesi, da cui emergerebbero in maniera chiara ed inequivocabile le responsabilità degli jugoslavi nel massacro. Ciò sarebbe confermato da un’informativa del 19 dicembre del 1946 redatta dall’ottocentottesimo Battaglione per il controspionaggio, composto da Carabinieri italiani, utilizzato nel dopoguerra per le attività di spionaggio dagli alleati. Il rapporto indicherebbe per certa la matrice terroristica attribuendone la responsabilità all’Ozna, il servizio segreto jugoslavo ed in particolare ad un suo agente, Giuseppe Kovacich, autore diretto dell’attentato. Una strage quella di Vergarolla dimenticata e coperta per anni da una scandalosa attività di depistaggio storico, legata ad esigenze di natura internazionale. Tito aveva infatti rotto i rapporti di collaborazione con il regime staliniano di Mosca e agli alleati faceva comodo avere sul confine orientale dell’Italia uno stato cuscinetto fra l’Occidente filo americano e l’Est europeo controllato dai sovietici. Ragioni di realpolitik hanno quindi impedito all’Italia di fare luce su tante tragedie che hanno interessato gli italiani di Trieste e dell’Istria e hanno obbligato i governi dal dopoguerra ad intrattenere rapporti di buon vicinato con il carnefice Tito. Queste ragioni però ormai non sussistono più, quindi per quale motivo continuare a nascondere tragedie come quella di Vergarolla? Ci sono voluti cinquant’anni perché finalmente si scoprissero le foibe e si prendesse atto del dramma vissuto dagli esuli istriani, fiumani, dalmati, cacciati dalle loro terre e accolti dalle contestazioni al loro arrivo in Italia, al grido di “andate via fascisti” delle squadracce comuniste. Una storia per molti versi simile a quella che stanno vivendo le popolazioni irachene e siriane costrette a lasciare le proprie terre per sfuggire ai massacri dell’Isis. In Italia c’è chi questa storia, la storia dei bambini massacrati a Vergarolla, vorrebbe continuare a nasconderla, o peggio a negarla.  
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