Paragone, il Grillo televisivo?

04 marzo 2013 ore 12:43, intelligo
di Americo Mascarucci
Paragone, il Grillo televisivo?
Sembrava di stare al bar dello sport, ritrovo preferito dei bulli del quartiere. Ecco così spuntare il John Travolta de noantri, vestito alla Fonzie ma con i capelli rasati, l’orecchino su di un lobo e la barba incolta di tre giorni. E’ il nuovo accattivante look di Gianluigi Paragone in versione grillina. Più che L’Ultima Parola, la puntata di venerdì scorso, sembrava l’ultima trovata del mitico Gianluigi per sfondare in prima serata e far salire gli ascolti di un programma in passato non molto incoraggianti (ma andava in seconda serata). Fassina e Tremonti vestiti in giacca e cravatta (ma che schifo!), sembravano gli attori perfetti di uno spettacolo in cui l’ingrediente principale era l’esaltazione del fenomeno Grillo, del disordine contro l’aplomb istituzionale, della camicia sbottonata e del tatuaggio in bella vista contro la cravatta e gli occhialini del maestro Perboni. Non manca proprio nulla per festeggiare il nuovo corso grillino. C’è la giornalista d’assalto stile Iene che insegue Bersani, Fassino, la Bindi e la Finocchiaro con domande sfacciate ed impertinenti fatte apposta per scatenare la rabbia dell’intervistato. Ci sono gli imprenditori del nord super incazzati, che prima votavano Bossi ed ora non vedono altro che il “grillo parlante”. Ci sono gli operai del Sulcis che imprecano contro quella sinistra, già marxista, che hanno sempre votato e che oggi non votano più, preferendo il comico al candidato di Sel (poco importa se magari è pure un ex sindacalista della Cgil o della Fiom). Ma c’è soprattutto lui, Paragone, che ha buttato al macero giacca, cravatta, capelli ma soprattutto quella camicia verde che ha portato per anni nel cuore. Bossi, Maroni, Tosi, Zaia tutti dimenticati, adesso c’è posto solo per Grillo, per il Grillo di lotta, che non deve scendere a patti con la casta, quella in giacca e cravatta, capelli pettinati e occhialetti da assistente universitario. La Lega, quella che un tempo lo aveva pure voluto direttore de La Padania è ormai troppo istituzionale, ha perso la cultura del dito medio, del ce l’ho duro, del Tricolore nel cesso, della secessione gridata nelle piazze. Il nuovo Bossi è Grillo che vuole il parlamento Vietnam e che con il suo nutrito numero di parlamentari può mandare in tilt l’intero sistema (magari anche la Rai stravolgendo i palinsesti). E allora basta con il giornalista simil Vespa, sempre ecumenico ed accomodante; basta pure con il modello tribunizio alla Santoro ormai usurato; e non parliamo di quel lezioso di Floris con il suo Ballarò più efficace di un sonnifero. Adesso è il momento del Paragone a cinque stelle. Un Paragone pronto a scatenarsi al ritmo di Grease. Manca solo la sosia di Olivia Newton John.
autore / intelligo
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