Il nome, la foto e la vita... Ecco come facebook "rosicchia" (gratis) la privacy

04 novembre 2013 ore 10:18, intelligo
Il nome, la foto e la vita... Ecco come facebook 'rosicchia' (gratis) la privacy
di Andrea Davì 
Mentre nel mondo esplode la psicosi Datagate e tutti ormai pensano di essere spiati al telefono, i social network continuano indisturbati a rosicchiare privacy ai loro utenti semplicemente modificando i termini di servizio.
L'iscrizione ad una qualsiasi di queste aziende prevede da contratto che per beneficiare "gratuitamente" dei servizi offerti si debba concedere al fornitore il diritto di poter variare in qualsiasi momento le condizioni d'uso.
Bisogna, infatti, ricordare che i contratti sono regolati dalle norme dello Stato in cui ha sede legale una società e nella fattispecie tutti i social network sono registrati negli Stati Uniti; quindi per gli iscritti, di tutto il mondo, vale il diritto americano e qualsiasi attività di tutela da parte delle Authority nazionali di altri Paesi risulta inutile per il semplice fatto che non hanno nessun potere sui soggetti non appartenenti alla loro giurisdizione.
NUOVA NORMATIVA. Lo scorso 5 settembre sono entrate in vigore le nuove regole della Policy Privacy di Facebook che tra i social network può considerarsi l'assoluto pioniere sulla via che porta al controllo dei dati e delle informazioni dei suoi utenti.
Una modifica che ha concesso alla creatura di Zuckerberg la possibilità di vendere ad aziende e non solo (leggi Nsa?), i dati dei suoi 1,9 miliardi di iscritti: usare il loro nome, le loro foto, i post o le informazioni "in relazione a contenuti commerciali, sponsorizzati o correlati (marchi preferiti), pubblicati o supportati", naturalmente senza che essi abbiano nulla a pretendere.
Insomma l’utente non può rinunciare a diventare testimonial di Facebook, ma non solo Facebook può anche raccogliere dati sul modello di Pc usato, numero di cellulare o introdurre le foto del profilo al riconoscimento facciale.
BUSINESS. Il colosso di Menlo Park è stato il primo a lanciarsi verso la frontiera dell'advertising, a fiutare il grande business che si può creare con la gestione e la vendita delle informazioni, a considerare il fatturato della pubblicità il suo vero "motore di ricerca".
Elemento determinante al raggiungimento dell'obiettivo è il diritto al possesso e all'uso dei dati degli utenti e in questa direzione Facebook ha fatto ancora un passo attraverso l'eliminazione dei "profili segreti", ossia di coloro che avevano scelto di non mostrare il proprio profilo a tutti.
L'opzione “Who can look up your Timeline by name?” sarà infatti eliminata e l'account di un iscritto apparirà come tutti gli altri se cercato per nome e cognome oppure per email.
Michael Richter, chief privacy officer di Fb, dando l'annuncio ha detto che i livelli di condivisione dei singoli contenuti pubblicati sono più che sufficienti a garantire la privacy degli utenti.
A raccontarla tutta, ha candidamente confessato che la rimozione dell'opzione era iniziata già alla fine del 2012 per coloro che non l'avevano scelta, concludendo che ora sarà estesa a quella piccola percentuale (a detta del responsabile) di utenti che l'avevano attivata.
PRIVACY? DOVE? Così per Facebook si risolve semplicemente un problema di conflittualità, nei fatti si elimina un'altra barriera di protezione alla privacy dei suoi utenti e soprattutto in un futuro assai prossimo, nulla sembra in grado di poter arginare l'espressione incondizionata del potere che questo tipo di aziende hanno nei confronti dei propri iscritti: chi impedirà loro di limitare i servizi gratuiti in base alla privacy concessa?
L'obiezione più ovvia è che si è liberi di non iscriversi oppure di non accettare il cambio delle condizioni chiudendo il proprio profilo.
Ma a questa seconda ipotesi bisogna prestare attenzione perché cancellarsi non basterebbe, Facebook avrebbe, infatti, per legge il diritto di usare ancora e per sempre tutto il materiale e i dati caricati. A meno che non si voglia eliminare uno per uno ogni singolo post, ogni commento, ogni piccolissima traccia lasciata. Ma poi cosa rimarrebbe della nostra vita?
 
autore / intelligo
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